1) Test di cittadinanza – Ines Michalowski

La recente introduzione in molti stati europei dei test sulla cittadinanza per gli immigrati ha destato non poche polemiche e controversie. Di cosa si tratta? Può un semplice questionario stabilire se un immigrato è idoneo a ottenere lo status civitatis? E, soprattutto, parliamo di un mezzo illiberale per raggiungere un fine liberale?
In questa selva oscura, ricca di dubbi e incertezze, dove prevale un diffuso senso di confusione, sarà Ines Michalowski a farci da Virgilio con un’intervista che pubblichiamo a partire da oggi in due puntate. Ricercatrice presso il Social Science Research Center Berlin, Michalowski ha dedicato la sua attività accademica a tutte le problematiche connesse alla concessione della cittadinanza nei diversi paesi europei e non solo, pubblicando numerosi articoli, saggi e volumi sul tema.


1) Quali sono gli stati europei in cui è in vigore il test di cittadinanza?

Gli ultimi dati disponibili risalgono al 2006 (MIPEX – Migration Integration Policy Index).
Su 25 paesi membri dell’Ue, 11 stati avevano adottato il test di cittadinanza nel 2006.
Fra questi la maggiore parte aveva optato per delle prove scritte ( Austria, Danimarca, Estonia, Gran Bretagna, Germania, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi), mentre Grecia, Ungheria e Spagna per quelle orali.
Vale la pena di notare che per quanto riguarda Gran Bretagna e Francia il rapporto presenta alcune imprecisioni. A dispetto di quanto indicato nell’indice MIPEX, infatti, la Gran Bretagna non prevede una prova orale, bensì via computer che evidentemente richiede conoscenze di lingua scritta. Quanto alla Francia, invece, il rapporto parla della presenza di un test orale. In realtà il ministero dell’Istruzione d’Oltralpe non ha mai pubblicato istruzioni in merito. Di conseguenza i test in Francia esistono solo formalmente. Come d’altronde, ha confermato la Sous-Direction de l’accés à la nationalité di Rezé.
In ogni caso, per aver un quadro completo e aggiornato sugli attuali 27 stati membri bisogna aspettare la pubblicazione dell’indice MIPEX 2010.

2) Quali sono gli aspetti in comune e quali, invece, le differenze tra i test di cittadinanza in vigore nei diversi stati europei?

Naturalmente esistono vari metodi di comparazione. Generalmente, è possibile prendere in considerazione due fattori principali: quello formale e quello sostanziale.
Quanto al primo aspetto si registrano importanti differenze a livello europeo. Oltre al fatto che alcuni stati adottano prove scritte, mentre altri solo quelle orali, la vera differenza riguarda il fatto che alcuni paesi hanno reso pubblici i questionari ( e le relative risposte corrette), mentre altri non l’hanno fatto. A quest’ultima categoria sono ascrivibili i Paesi Bassi e la Gran Bretagna. Da notare, però, che mentre il governo inglese ha messo almeno a disposizione un campione di 97 domande utile agli interessati per esercitarsi, nei Paesi Bassi questo non è affatto previsto.
Quanto agli stati che, invece, hanno reso pubblici i questionari (e le relative risposte corrette), si rileva comunque una certa eterogeneità. L’Austria, ad esempio, ha pubblicato un campione di 90 domande, contro le 300 della Germania. Così come varia e non poco il numero di quesiti ai quali rispondere: 18 in Austria, ad esempio, mentre 33 in Germnia. E ancora il tempo a disposizione per rispondere è piuttosto variabile: 2 ore in Austria, 1 ora in Germania).
Allo stesso tempo il numero di risposte necessarie a superare il test dipende da paese a paese: 9/12 in Austria, contro le 18 della Germania). Senza dimenticare un fattore tutt’altro che secondario, il costo per fare le prove. In Germania bastano 25 euro, nei Paesi Bassi ben 230.
Fin qui le diversità di carattere formale. Quanto ai contenuti, invece, si registrano altrettante differenze. Sotto questo punto di vista, ad esempio, un’analisi comparata tra Austria, Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna e Paesi Bassi, ha rilevato una certa omogeneità dei test adottati nei primi tre stati che dove prevalgono in particolare i seguenti temi: politica, democrazia, storia e stato nazione. Mentre nel test inglese e in quello olandese sono i quesiti di natura più pratica ad avere maggior spazio: welfare (ad esempio nel caso olandese sono previste domande sul funzionamento del sistema sanitari etc), servizi pubblici e così via.
Un altro aspetto, invece, distingue i test in vigore negli Stati Uniti, in Germania, in Austria e Gran Bretagna da quello adottato in Olanda. Infatti, il test olandese prevede anche quesiti per così dire riferiti a norme sociali, mentre negli altri quattro casi non si rilevano mai domande di questo genere (come ad esempio l’educazione dei figli, il matrimonio, la famiglia) e più in generale i questionari sono sempre e solo riferiti ad aspetti regolati dalla legge.

TEST DI CITTADINANZA







































































































































































































ORALE SCRITTO NON IN VIGORE DATI NON DISPONIBILI
AUSTRIA

X


BELGIO
BULGARIA
CIPRO
REP. CECA
DANIMARCA

X


ESTONIA

X


FINLANDIA
FRANCIA°
GERMANIA

X


GRECIA

X


IRLANDA
ITALIA
LETTONIA

X


LITUANIA

X


LUSSEMBURGO
MALTA
PAESI BASSI

X


POLONIA
PORTOGALLO
REGNO UNITO°°

X


ROMANIA
SLOVACCHIA
SLOVENIA
SPAGNA

X


SVEZIA
UNGHERIA

X



Fonte: www.west-info.eu su elaborazione dati MIPEX 2006.
° Come ha giustamente rilevato Ines Michalowski, a dispetto di quanto sostenuto dall’indice MIPEX 2006, i test di cittadinanza in Francia non sono ad oggi in vigore.
°° Come ha giustamente rilevato Ines Michalowski, a dispetto di quanto sostenuto dall’indice MIPEX 2006, il Regno Unito prevede un test di cittadinanza via computer che implica una conoscenza della lingua scritta e non di quella orale.