Il virus arriva alla Casa Bianca

E se a complicare la rielezione di Trump, fino a ieri data quasi per scontata, fosse il coronavirus e non l’immigrazione come pensava e sperava l’opposizione?

Domanda forse stravagante ma legittima. Infatti l’arrivo del morbo negli Usa ha d’improvviso costretto il Presidente, nel pieno di una combattutissima campagna elettorale, a dover fare i conti con la minacciosa comparsa del classico, pericolosissimo cigno nero. Un evento imprevisto ma potentemente maligno, capace di impaurire il sentire collettivo e di fare deragliare la politica dai suoi binari. Trasformando in proibitivo ciò che fino a poco prima essa considerava come dovuto. Una novità certo poco gradita che ha spinto Trump, per non finire con il cerino in mano, ad agire. In due mosse.

Scaricando la responsabilità del coordinamento degli interventi sanitari anti epidemia sulle spalle del vicepresidente Mike Pence. Evitando in questo modo le eventuali, possibili conseguenze politiche legate al fatto che il National Health Service statunitense, per come è strutturato, potrebbe non essere in grado di fronteggiare una crisi epidemiologica di questa natura e di queste dimensioni.

E, quasi in contemporanea, rivolgendo gli strali della sua ira contro l’opposizione democratica ed i grandi organi di informazione. Accusandoli di ingigantire ad arte i rischi del coronavirus e di soffiare sul fuoco dell’ansia e delle paure collettive. Con l’unico obbiettivo, si è ingenuamente lasciato sfuggire il suo zelante capo di gabinetto Nick Mulvany, “di fargli perdere a novembre le elezioni e la possibilità di agguantare l’ambito secondo mandato da Presidente”.

Una tattica che non è detto basti, differentemente dal passato, per mettere al riparo l’aurea di invincibilità del magnate newyorkese da pericolosi contraccolpi. Soprattutto in ragione del fatto che, come titolava giorni addietro il Financial Times, the infection spread speeds (la velocità di diffusione dell’infezione) rischia di mettere al tappeto con l’economia mondiale anche quella statunitense. Sulle cui eccellenti performance Trump, prima dell’arrivo del cigno nero, aveva invece basato la quasi certezza di altri quattro anni alla Casa Bianca.