A cent’anni dalla grande deportazione made in US

Cento anni fa l’immigrazione americana conobbe un evento che l’avrebbe segnata per lunghi decenni. In una gelida notte di dicembre del 1919, infatti, al culmine di un crescendo paranoico contro l’invasione straniera il governo degli Stati Uniti mise in atto la più massiccia espulsione di massa di immigrati della sua storia. Accusati dopo sommari processi di sabotaggio, sovversivismo e terrorismo centinaia di immigrati italiani, tedeschi ed ebrei esteuropei, in maggioranza attivisti sindacalisti e anarchici, scortati da un imponente schieramento di forze dell’ordine vennero trasferiti incatenati e mal vestiti sull’isola newyorkese di Ellis Island. E dopo poche ore imbarcati su una nave militare che li avrebbe rimpatriati.

Un’operazione in grande stile ma, soprattutto, altamente simbolica. Visto che il luogo prescelto per la sua esecuzione era proprio quello che per anni aveva invece rappresentato la più importante porta di ingresso nella “terra promessa” americana per milioni di famiglie provenienti dall’Europa meridionale e dalle regioni dell’ex impero austriaco. Una tipologia di immigrati poveri e ribelli che l’America bianca e protestante non capiva e disprezzava.

Al punto da spingere anche un grande, raffinato scrittore come Henry James a parlarne come di “small strangers animals...snakes or worms”. E che l’establishment conservatore statunitense, terrorizzato dall’arrivo al potere a Mosca dei bolscevichi di Lenin, considerava come gli agit prop di una oscura , minacciosa rivoluzione sociale del sistema. Che per essere salvato imponeva, accanto ad una preventiva operazione di repressione politica, la strenua difesa della tradizionale composizione demografica del paese. Bloccando l’arrivo di immigrati etnicamente e culturalmente ad essa inconciliabili.

Un’operazione che Albert Johnson, noto anti semita e viscerale nemico degli immigrati allora capo dell’House Committe on Immigration guidò con successo e senza andare per il sottile. Nel 1924, infatti, con il varo del Johnson-Reed Act l’America “to preserve the ideal of US homogeneity” introdusse un sistema di quote che fino al 1965, anno in cui venne abolito, oltre al bando totale degli immigrati asiatici ridusse a poco più di niente l’arrivo di quelli italiani, greci, polacchi e slavi. Senza dimenticare gli ebrei che sfuggiti ai nazisti a bordo del Saint Louis giunti ad un passo dalla salvezza furono costretti dalla ottusa brutalità di questa legge a riattraversare l’oceano e morire nei campi di concentramento hitleriani.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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