Adesso anche i milionari fanno gli immigrati

Che il numero degli immigrati sia in relativa crescita è cosa nota. Ma, almeno fino a ieri, non sapevamo che il loro aumento riguardasse anche i “paperoni” di mezzo mondo. Una novità analizzata e descritta nel recente, brillante saggio ”Millionaire Emigration” del Migration Policy Institute di Washington. Secondo cui nel 2015, in base ai dati dell’ultima indagine condotta dalla società di consulenza internazionale New World Wealth, il gruppo di testa dei super milionari che avevano lasciato il proprio paese per “traslocare” all’estero era composto, nell’ordine, da: francesi (10mila), cinesi (9mila), italiani (6mila) e indiani (4mila).

Numeri all’apparenza non stratosferici, se comparati con quelli ben più significativi della “galassia migratoria dei poveri”, ma che colpiscono. Non solo perché, vista la profonda, eterogenea composizione economico-sociale e politico-culturale delle nazioni di provenienza, viene da chiedersi se alla base di questa emigrazione “della ricchezza” c’è ed eventualmente qual è il suo possibile minimo comun denominatore motivazionale. Ma soprattutto perché l’arrivo di questi stranieri, anche se ricchi, ha prodotto nelle nazioni di accoglienza reazioni negative non meno serie di quelle provocate dallo sbarco degli immigrati “dell’altro tipo” più poveri e ben più disperati. Prova ne è il fatto che negli ultimi anni tutti i paesi maggiormente interessati dal fenomeno, Stati Uniti, Canada ed Australia in primis, fino a ieri di manica larga, sono stati obbligati ad un duro giro di vite per frenare quella che i critici più agguerriti hanno sprezzantemente definito come cash for citizenship immigration.

La verità è che alla prova dei fatti le autorità nazionali, messe sotto torchio dalle rispettive pubbliche opinioni, hanno dovuto prendere atto che la politica dei visti facili per i “capitalisti immigrati” non ha prodotto, sull’economia e l’occupazione, gli effetti positivi originariamente previsti e promessi. Per la semplice ragione che, spiega il documento del think-thank americano, gli immigrati super ricchi, non differentemente da tutti gli altri, hanno come unico, egoistico obbiettivo quello di guadagnare, cambiando paese, una migliore qualità della vita per se e le loro famiglie.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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