Alla Casa Bianca dopo i dreamers arrivano i rifugiati

Sull’immigrazione USA tornano a rullare i tamburi di guerra. A poche settimane di distanza dal fragoroso annuncio fatto da Trump di non voler garantire, come sarebbe stato nelle sue prerogative, la prosecuzione del DACA (il Deferred Action for Children Arrival varato nel 2014 dall’amministrazione Obama a favore dei figli degli immigrati clandestini arrivati da piccoli sul suolo americano), adesso tocca ai rifugiati.

Per la semplice ragione che entro e non oltre il prossimo Primo Ottobre la sua amministrazione dovrà infatti fissare il numero massimo di rifugiati che l’America intende accogliere nei 12 mesi a venire. Una decisione niente affatto semplice. In primo luogo perché figlia di quella con cui a gennaio il nuovo inquilino della Casa Bianca, appena insediato, aveva bloccato, scatenando un putiferio, l’arrivo di esuli e rifugiati da alcuni dei maggiori e più tormentati paesi musulmani. E sulla cui costituzionalità si attende, a breve, il parere della Corte Suprema.

Ma soprattutto perché si è venuto a sapere, grazie ad uno scoop di 2 giorni fa del New York Times, che la questione è ben lungi dall’essere definita a causa di profonde divisioni interne tra i diversi dipartimenti della nuova amministrazione. Motivo dei contrasti uno studio redatto dal Department of Health and Human Services, aspramente contestato e criticato dai falchi dell’inner cicle trumpiano, secondo il quale, dati alla mano, i rifugiati anziché essere un peso sono un fonte di guadagno per le casse pubbliche. Non un costo ma una risorsa, come si usa dire da noi. Visto che secondo gli estensori del documento, preparato per il Presidente ma mai arrivato sul suo tavolo, l’esercito dei rifugiati, tra il 2005 e il 2014, sottraendo il costo dei servizi goduti dal totale delle tasse pagate, avrebbe apportato all’erario a stelle e strisce un surplus netto superiore a 63 miliardi di dollari.

Una cifra non solo enorme ma che, se veritiera, renderebbe difficile la vita ai duri di Washington intenzionati ad abbassare ulteriormente la soglia dei 50mila ingressi concessa da Trump per calmare l’ondata di contestazioni seguite al primo giro di vite con cui, a gennaio, aveva già più che dimezzata l’ultima quota di 110mila esuli della presidenza Obama. Staremo a vedere come andrà a finire. Con l’unica certezza, però, che questa volta difficilmente Donald potrà cavarsela lavandosi le mani, come gli è riuscito con il DACA, non decidendo e rimandando la palla al Congresso.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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