Anche il clandestino può fare causa al boss

Gli immigrati clandestini hanno il diritto, in caso di discriminazione, di portare in tribunale il proprio datore di lavoro. È questa la sostanza di una sentenza, da molti definita “storica”, della Corte Suprema inglese. La decisione, infatti, contraddice il precedente verdetto di un tribunale d’Appello che aveva negato questa possibilità per evitare che venisse interpretata come una sorta di sanatoria de facto dello status di irregolare dello straniero. Tutto è nato dal caso di una giovane nigeriana, Mary Hounga, che aveva denunciato per discriminazione razziale la propria datrice di lavoro. Mary Hounga, infatti, era arrivata appena 14enne in Gran Bretagna nel 2007 grazie a un visto turistico per ottenere il quale aveva finto di essere la nipote di quella che sarebbe stata la sua datrice di lavoro Adenike Allen.  Che le aveva promesso 50 sterline a settimana e la possibilità di andare a scuola in cambio della cura dei suoi figli. Condizioni mai rispettate. Alla giovane africana è stata riservata solo una quotidianità di violenze e minacce. Fino al giorno della denuncia.

In allegato:
  • The Supreme Court, Judgment given on 30 July 2014
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