Anche in Belgio (come da noi) i rifugiati sono un problema

Al Parc Maximilien spazio verde davanti alla Gare du Nord di Bruxelles, gruppi di volontari assistono centinai di clandestini, riscrivendo di fatto le regole dell’accoglienza. Grazie a una rete di associazioni, Ong e cittadini, 400 immigrati ogni notte trovano riparo in abitazioni private. Qui hanno a disposizione un letto, una doccia e un po’ di umanità, quella che secondo Mehdi Kassou, uno degli ideatori, “l’Europa ha perso”.

Questa esperienza nata in Belgio nei mesi scorsi ha già catalizzato l’attenzione della stampa internazionale, ma ora una lunga e ben documentata corrispondenza del Financial Times, va oltre il racconto delle “belle storie” personali. E i disperati della Gare du Nord diventano il paradigma del fallimento delle politiche migratorie dell’Unione. A partire da Dublino. Regolamento, definito da Ft, “pietra miliare dell'Ue”. Secondo cui un rifugiato deve chiedere asilo nel primo Paese di ingresso. Quindi gli irregolari che si ritrovano nel Parc Maximilien dovrebbero obbligatoriamente essere espulsi nel paese dove sono sbarcati, cioè Italia e Grecia. Un sistema che però è stato travolto dalla crisi dei rifugiati del 2015, quando oltre un milione di siriani dalla Turchia si riversò verso l’Europa. Chiusa la rotta balcanica, si è subito aperta quella mediterranea. Con l’arrivo di immigrati africani. Infatti al Parc Maximilien si incontrano cittadini del Sudan, dell’Eritrea e dell’Africa subsahariana, giunti in Belgio dopo un lungo e costoso viaggio che dalla Libia li ha dapprima portati in Italia e poi a vagare per l’Europa, alimentando quel fenomeno noto come “movimento secondario”. Per tutti l’obiettivo finale è la Gran Bretagna. Ma attraversare La Manica è sempre più difficile e così in Francia e Belgio si creano questi “colli di bottiglia”.

Le Ong che operano alla Gare du Nord affermano che le loro attività riempiono un vuoto creato dal governo belga. Che pensava di risolvere il problema con il pugno di ferro usato da Theo Francken, vice ministro all'immigrazione ed esponente del partito nazionalista fiammingo, e ora messo sotto accusa dopo una clamorosa fuga di notizie. Secondo un’indagine che sta scuotendo il Belgio, la scorsa estate, Francken inviò funzionari sudanesi ad identificare alcune persone nel Parc Maximilien. Molte di esse furono poi torturate al loro ritorno in Sudan. Il tutto sotto gli occhi dell'Europa, che ancora oggi balbetta di fronte all'emergenza.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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