Anche l’America invecchia

Adesso anche l’America ha deciso di invecchiare e di fare meno figli di un tempo. Una novità assoluta per la demografia mondiale che, non a caso, aveva sempre considerato e definito gli USA come una nazione giovane par excellence. A testimoniarlo sono i dati appena pubblicati dal Census Bureau statunitense secondo cui tra il 2018 e il 2019 il saldo nati/morti pur se positivo (+ 956.674) è sceso, come non avveniva da tempo immemorabile, sotto “l’invalicabile” soglia del milione.

Un calo non occasionale ma preoccupante. Non solo perché in linea con il deciso rallentamento del tasso di crescita della popolazione. Che nell’ultimo decennio è risultato il più basso a far data dal primo censimento del 1790. Ma soprattutto perché espressione di una crisi demografica endogena legata alla progressiva riduzione del numero dei nuovi nati. E sulla quale, a differenza di quanto alcuni si sono affrettati a dire, le politiche restrittive sull’immigrazione messe in atto negli ultimi 24 mesi dalla presidenza Trump possono aver contribuito solo in maniera marginale.

Orbene, anche se è vero che il calo delle nascite in sé e per sé non è un fenomeno irreversibile, resta il fatto che quello americano rappresenta un segnale di cui l’Occidente, per come vanno le cose, avrebbe volentieri fatto a meno. Perché se è vero che gli USA sono ancora molto lontani dai “buchi neri” demografici in cui sono invece precipitati paesi come l’Italia ed il Giappone, è pur vero che se anche da loro viene meno la spinta vitale del “sogno americano” vuol dire che quella di Buio a Mezzogiorno rischia di confermarsi una terribile ma fondata previsione.