Anche Lincoln si ammalò come Trump

Il tipo di malattia che ha colpito Trump e la sua velata ma preoccupante indisponibilità a riconoscere come legittimo il risultato del voto popolare delle prossime elezioni presidenziali ricordano da vicino due episodi che già in passato e per le stesse ragioni hanno fatto tremare il sistema politico statunitense.

Il primo risale al novembre del 1863. Quando il Presidente Abramo Lincoln, nel pieno della sanguinosa guerra di secessione, sul treno che lo riportava a casa all’indomani del famoso Gettysburg Address dette segni di un forte malessere che i medici della scorta diagnosticarono come infezione da vaiolo. Una epidemia per la quale al tempo non esisteva alcuna forma di vaccino e che per sua fortuna riuscì a superare dopo un mese di stretta quarantena. Anche allora, come oggi per Trump, la maggiore preoccupazione dello staff sanitario della Casa Bianca fu quella di rassicurare il paese minimizzando la gravità del male. Diagnosi però smentita da uno studio pubblicato nel 2007 dal Journal of Medical Biography. Secondo il quale in base all’evidenza dei sintomi “Lincoln likely had a serious case of disease”. Di qui la domanda di molti: quali conseguenze la sua eventuale morte avrebbe avuto per la moderna democrazia americana in considerazione del fatto che il Presidente si era ammalato quando non aveva ancora emanato l’Emancipation Proclamation che metteva fine allo schiavismo negli USA?

Il secondo episodio risale alla feroce disputa politica scoppiata all’indomani delle elezioni tenutesi in concomitanza del centesimo anniversario della nascita degli Stati Uniti d’America. Da cui il titolo “Centennial Crisis” del libro scritto sull’argomento da William Rehnquist. Una crisi determinata dal fatto che nonostante Samuel Tiden, governatore democratico di New York, avesse ricevuto più voti del governatore dell’Ohio Rutherford Hayes suo avversario, il collegio dei Grandi Elettori (che rappresenta un’istituzione del sistema elettorale made in US incomprensibile agli occhi di un europeo) composto al 50% da democratici e per l’altro 50 da repubblicani non fu in grado di decidere a chi assegnare la vittoria. Innescando un crescendo di accuse e contro accuse che fece temere potesse tornare a riaccendersi il conflitto secessionista concluso appena qualche anno prima. E che fu per fortuna evitato, dopo settimane di serrate, segretissime trattative, dall’accordo tra le parti meglio noto come The Compromise of 1877. In base alle quali il partito democratico (molto diverso da quello attuale perché formato in grande parte da conservatori e agrari degli stati del Sud ) concesse ai repubblicani la Casa Bianca in cambio dello smantellamento negli stati ex schiavisti delle strutture di controllo militare loro imposte alla fine della guerra di secessione. E che per le popolazioni afroamericane significò il ritorno, sotto mentite spoglie, della segregazione del passato.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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