Il part-time della discriminazione

In Italia c’è discriminazione nella parità di trattamento previdenziale tra i lavoratori part-time e quelli a tempo pieno per quanto riguarda la parità di trattamento previdenziale. E’ quanto sostiene la Corte di giustizia Ue secondo cui la normativa nazionale relativa al calcolo dell'anzianità pensionistica penalizza i dipendenti a tempo parziale di tipo verticale. Una tipologia contrattuale in base alla quale il lavoratore è impegnato in prestazioni ad orario pieno ma per periodi predeterminati della settimana, del mese o dell’anno. Fino a  questo momento la flessibilità contrattuale ha portato le autorità italiane ad applicare, in casi simili, il principio del pro rata temporis. Ovvero a considerare il contratto sospeso durante i periodi non lavorati, in quanto non vengono versati i contributi né viene pagata alcuna retribuzione. I giudici Ue sostengono, invece, che in base al principio di non discriminazione previsto dall'accordo quadro europeo sul lavoro a tempo parziale (direttiva 97/81) il pro rata temporis non si può applicare quando si tratta di determinare la data di acquisizione del diritto alla pensione dato che l’anzianità corrisponde alla durata effettiva del contratto e non alla quantità di lavoro fornita.

In allegato:
  • sentenza
  • Il costoso welfare degli harem

    Quanti sono i poligami in Francia? Secondo gli esperti, molti di più dei 180 mila indicati nel 2006 dal rapporto della Commissione nazionale consultiva dei diritti dell'uomo, che aveva stimato il numero delle famiglie coinvolte tra 16/20 mila. Una galassia sociale di cui si sa ancora molto poco e che secondo un recente dossier pubblicato dal ministero dell’Interno costa allo stato tra 540 e 808 milioni di euro. Come ha messo in luce il recente caso di Liès Hebbadj, un commerciante di Nantes sospettato di aver sposato quattro donne, che gli avrebbero dato 15 figli, e accusato di essersene servito per incassare illegittimamente in tre anni 175 mila euro di sussidi pubblici. Il governo, per bocca del ministro Brice Hortefeux, ha annunciato una vera e propria crociata contro i poligami truffaldini con l’introduzione di una specifica fattispecie di reato nel codice penale e la possibilità della revoca della cittadinanza per gli immigrati pluriconiugati.

    In allegato:
  • Commission nationale consultative des droits de l'homme, Etude et propositions sur la polygamie en France, 2006
  • Minoranze etniche nel mondo del lavoro

    3 immigrati su 5 in possesso di un titolo di studio che lavorano in Europa hanno un livello di formazione molto superiore rispetto ai loro colleghi residenti che svolgono la stessa mansione. Sono alcuni dati del rapporto pubblicato dalla Rete europea contro il razzismo (ENAR) sull' integrazione nel mercato del lavoro delle minoranze etniche.

    In allegato:
  • rapporto
  • Per la proroga nei centri d’espulsione va ascoltato l’immigrato

    La proroga del trattenimento di un clandestino nei CIE (Centri di identificazione ed espulsione)  impone di aver preventivamente interrogato il diretto interessato o il suo legale. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione italiana, che ha dichiarato nullo un provvedimento che allungava di 30 giorni la permanenza  di un immigrato ghanese a Ponte Galeria (Roma). In  base alla legge, dopo l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza, il Giudice di pace nel richiedere il trattenimento e la proroga fino a un massimo di 6 mesi, deve assicurare il diritto alla difesa del clandestino, così come stabilito dall’art. 14 del Testo Unico sull’immigrazione. I Giudici della Suprema Corte hanno infatti ribadito che deve essere garantita la tutela degli immigrati irregolari in modo da non permettere che il trattenimento nei centri sia equiparato alle misure detentive

    In allegato:
  • Corte di Cassazione - sentenza n. 13767 - 2010
  • L’immigrato? Meglio se imprenditore

    Il 72,9% degli italiani (con punte percentuali fino all’86,3% tra coloro che hanno titoli di studio più elevati) dichiara, secondo il rapporto biennale del Centro studi di Confindustria, di essere disposto a lavorare alle dipendenze di un imprenditore straniero.  Nel Bel Paese sta dunque cambiando l’immagine degli immigrati che non vengono più visti soltanto come manovalanza generica, ma con alte professionalità e forti capacità imprenditoriali. Nella stessa ricerca si può leggere che è in calo la percentuale di coloro che ritengono l’immigrazione una minaccia per la sicurezza (dal 40,5% del 2009 al 32,3% del 2010) e per l’occupazione (dal 31,9% del 2009 al 29% di febbraio 2010)

    In allegato:
  • Confindustria - LIBERTÀ E BENESSERE: L'ITALIA AL FUTURO, 2010