Gran Bretagna, boom di immigrati entro il 2051

In Gran Bretagna la percentuale di neri, asiatici e altre minoranze etniche crescerà più velocemente dei britannici e degli irlandesi, raggiungendo il 20% della popolazione entro il 2051. Sono le stime di uno studio dell'Università di Leeds, che attribuisce alle nuove nascite più che all'arrivo di altri immigrati il boom demografico degli stranieri. Al momento, quest'ultimi rappresentano l'8% della popolazione del Regno Unito.

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Voglia di emigrare

Secondo l’ultimo Eurobarometro il 17% degli europei non avrebbe nulla in contrario ad andare a lavorare all’estero. Una percentuale media che nasconde, però, notevoli differenze tra i diversi paesi Ue: tra i danesi, infatti, i favorevoli superano il 50%  mentre tra gli italiani sono appena il 4%.

In allegato:
  • Eurobarometer - Geographical and labour market mobility - 2010
  • L’integrazione in Italia

    Dal VII rapporto Cnel sul grado di inserimento socio-occupazionale degli immigrati in Italia emerge che è l’Emilia Romagna la Regione con il potenziale di integrazione più alto: 60,82 (su una scala da 1 a 100). Seguono il Friuli Venezia Giulia (59,29), la Lombardia e il Lazio (57 punti ciascuna), il Veneto (55,04), il Trentino Alto Adige (54,48) e la Toscana (50,42)

    In allegato:
  • Cnel - Comunicato stampa
  • Welfare senza parità

    È discriminatorio e contrario al diritto comunitario il bando della Provincia di Sondrio relativo all’assegnazione di alloggi a canone agevolato che stabilisce una corsia preferenziale per gli studenti universitari residenti da almeno 5 anni nella Provincia. Questo è il parere della Commissione europea che ha avviato una procedura preliminare di infrazione, chiedendo alle autorità italiane di intervenire, entro 2 mesi, per modificare le disposizioni del bando. In base alla normativa Ue, infatti, non è legittima una corsia preferenziale per l’accesso ai servizi e alle prestazioni sociali basata sul criterio del tempo di residenza. Da sottolineare che su questa materia era intervenuto, qualche giorno fa, il Tribunale di Udine quando, accogliendo il ricorso di un rumeno a cui era stato negato il bonus bebè perché residente in Italia da meno di 10 anni, ha stabilito che una tale norma è contraria al diritto comunitario. In particolare per quanto riguarda la violazione del principio della libera circolazione e della parità di trattamento tra gli italiani e gli altri cittadini comunitari.

    Il Governo italiano ha 60 giorni per presentare le sue controdeduzioni  al parere dell’Esecutivo di Bruxelles. In mancanza di una risposta soddisfacente, la Commissione ricorrerà alla Corte di Giustizia europea.

    Europa delle patrie

    Secondo l’ultimissimo rapporto Eurostat sono 696mila gli stranieri che nel 2008 hanno acquisito la nazionalità di uno dei 27 paesi dell’UE, con una leggera flessione rispetto ai 707mila del 2007, eccezion fatta per la Francia. La stragrande maggioranza dei richiedenti proviene da paesi terzi, Africa in testa (il 27%). Seguono quelli europei non UE (22%), l’Asia (19%) e l’America del Sud (17%). Da notare che solo l’8% degli stranieri interessati dal provvedimento possedeva già la cittadinanza di uno stato dell’Unione.
    Sono Francia, Germania e Regno Unito, per un totale che sfiora il 50%, le nazioni con il numero più alto di cittadinanze concesse. L’Italia, con le sue 45mila naturalizzazioni,  occupa un posto di media classifica, vicina a Belgio e Svezia,  e ancor più indietro rispetto alla Spagna. In termini assoluti è comunque la Francia, con 137mila richieste accolte, il paese numero uno. Mentre in termini relativi il primato è della Svezia con 3,3 cittadinanze concesse ogni mille abitanti. Agli ultimi posti Repubblica Ceca, Lituania e Slovacchia. Maglia nera alla Polonia.

    In allegato:
  • Eurostat - Press Release
  • Parità senza riserva

    Non è legittimo stabilire una corsia preferenziale per l’accesso ai servizi e alle prestazioni sociali in base al tempo di residenza sul territorio nazionale. E’ quanto stabilito dal Tribunale di Udine accogliendo il ricorso di un rumeno che si era visto negare il bonus bebé perché residente nel nostro Paese da meno di 10 anni, come previsto dall'art. 8 bis della legge regionale del Friuli-Venezia Giulia n. 11/2006. Il Giudice, come già stabilito dalla Commissione europea, ha fatto presente che fissare il requisito di anzianità di residenza per ottenere l’assegno di natalità, è contrario al diritto comunitario. Costituirebbe, infatti, oltre alla violazione dei principi della libera circolazione e della parità di trattamento, una discriminante tra gli italiani e i cittadini degli altri paesi UE.

    Leggi anche l'ordinanza del 15.11.2010

    In allegato:
  • Tribunale di Udine - Ordinanza n. 530 - 2010