Il Bel Paese del trafficking

Per il traffico degli esseri umani la crisi non esiste. A livello mondiale si calcola che ne siano vittime non meno di 2 milioni e mezzo tra adulti e minori. In particolare le donne sfruttate a scopo  sessuale. In Europa sono almeno 140 mila con un giro d’affari per i loro “padroni” di 3 miliardi di dollari l’anno. In Italia, si legge nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulla criminalità internazionale, il mercato della prostituzione forzata coinvolge soprattutto le ragazze provenienti dai Paesi dell’est balcanico, Serbia e Montenegro,  e dell’ex Unione Sovietica: Romania, Bulgaria, Ucraina, Federazione Russa e Repubblica Moldava. In significativa crescita anche quelle provenienti dal sud America ed in particolare i transessuali. I loro boss? In genere connazionali maschi. Come già capitato per altri promettenti settori di mercato, anche quello della tratta non è sfuggito agli interessati occhi a mandorla della mafia cinese. Al punto che nel 2008 proprio il gruppo made in China è risultato il più numeroso tra quelli coinvolti nel nostro Paese nella tratta degli esseri umani a fini di sfruttamento sessuale
Link

In allegato:
  • UNODC The Globalization of Crime 2010
  • In Inghilterra gli imprenditori sono immigrati

    I turchi si dedicano alla sartoria, gli albanesi alle pulizie, i polacchi e gli iraniani all’odontoiatria.  Gli srilankesi alla benzina, i serbi e i croati all’architettura. Agli italiani, la ristorazione. I commercianti provengono, invece, dalla via della seta.
    Nella galassia delle imprese del Regno Unito lo spirito imprenditoriale degli immigrati supera, in proporzione alla popolazione, quello di inglesi, scozzesi e gallesi ed è fondamentale per l'economia del paese. Il dato, assai significativo, emerge da una ricerca della società Experian che ha realizzato una banca dati con informazioni relative a quasi mezzo milione di imprenditori, analizzati da Richard Webber, professore associato di geografia al King's College di Londra.
    Secondo lo studio, misure restrittive negli ingressi potrebbero in futuro soffocare la crescita del paese e minare la dinamicità dell’economia, tenuto conto degli effetti positivi del lavoro autonomo immigrato. Negli ultimi mesi, come del resto accade in molti altri paesi europei, la linea dei principali partiti britannici in materia di immigrazione mira a una chiusura delle frontiere, per consentire l'accesso dai paesi terzi solo ai lavoratori stagionali, a seconda delle necessità del mercato interno. Col rischio di tagliare fuori quelli che non hanno qualifiche riconosciute, ma sono in possesso di quella naturale inclinazione da business man e di quella capacità di creare ricchezza che nessun titolo può attestare.

    In allegato:
  • The business sectors that attract migrant enterpreneurs
  • Tasso d'imprenditori per origine
  • La Spagna torna ad emigrare

    Nel 2009 il paese iberico ha registrato alle frontiere più uscite che ingressi. Un cambiamento di ampia portata ma non inatteso visti gli effetti  devastanti che la crisi economica ha prodotto nel mercato del lavoro spagnolo, portando la disoccupazione oltre il 20% e per gli under-25 al 41%. Ragioni che hanno spinto il Governo spagnolo a tagliare gli accordi per l’immigrazione stagionale con i paesi terzi che sono passati da 182 mila nel 2008 a 20 mila nel 2009. In parallelo, soprattutto tra i giovani, si sta facendo largo la preoccupazione per un futuro incerto e precario in patria, cosa che spinge molti a raggiungere l’esercito degli oltre 1,5 milioni connazionali già all’estero.

    LINK 1

    LINK 2

    LINK 3

    Ue, cartellino giallo sui diritti umani

    Poche luci e molte ombre nella galassia europea dei diritti fondamentali. Ad ammonire i 27 Stati membri dell'Unione è l'ultimo rapporto annuale dell'agenzia Fra (Fundamental rights agency), presentato la scorsa settimana al Parlamento Ue. Gli immigrati e le minoranze continuano a essere oggetto di episodi di razzismo; la comunità degli omosessuali e dei transgender a soffrire di discriminazione in molti aspetti della vita quotidiana; non c'è al momento nella maggioranza dei Paesi un registro che raccoglie dati relativi ai reati a sfondo razzista. Sono inoltre numerosi i casi di scomparsa di bambini che richiedono asilo, prima ancora che la loro pratica venga conclusa. La relazione della Fra sottolinea anche che gli organismi e le istituzioni che si occupano della tutela dei diritti umani non hanno risorse sufficienti e spesso sono gestiti male. Le luci? Oltre a qualche iniziativa positiva sviluppata nel corso del 2009, ci sono diversi casi di best practice elencati nel rapporto, che si augura anche che la crisi economica non diventi un alibi per diminuire quel poco realizzato finora.

    Il part-time della discriminazione

    In Italia c’è discriminazione nella parità di trattamento previdenziale tra i lavoratori part-time e quelli a tempo pieno per quanto riguarda la parità di trattamento previdenziale. E’ quanto sostiene la Corte di giustizia Ue secondo cui la normativa nazionale relativa al calcolo dell'anzianità pensionistica penalizza i dipendenti a tempo parziale di tipo verticale. Una tipologia contrattuale in base alla quale il lavoratore è impegnato in prestazioni ad orario pieno ma per periodi predeterminati della settimana, del mese o dell’anno. Fino a  questo momento la flessibilità contrattuale ha portato le autorità italiane ad applicare, in casi simili, il principio del pro rata temporis. Ovvero a considerare il contratto sospeso durante i periodi non lavorati, in quanto non vengono versati i contributi né viene pagata alcuna retribuzione. I giudici Ue sostengono, invece, che in base al principio di non discriminazione previsto dall'accordo quadro europeo sul lavoro a tempo parziale (direttiva 97/81) il pro rata temporis non si può applicare quando si tratta di determinare la data di acquisizione del diritto alla pensione dato che l’anzianità corrisponde alla durata effettiva del contratto e non alla quantità di lavoro fornita.

    In allegato:
  • sentenza
  • Il costoso welfare degli harem

    Quanti sono i poligami in Francia? Secondo gli esperti, molti di più dei 180 mila indicati nel 2006 dal rapporto della Commissione nazionale consultiva dei diritti dell'uomo, che aveva stimato il numero delle famiglie coinvolte tra 16/20 mila. Una galassia sociale di cui si sa ancora molto poco e che secondo un recente dossier pubblicato dal ministero dell’Interno costa allo stato tra 540 e 808 milioni di euro. Come ha messo in luce il recente caso di Liès Hebbadj, un commerciante di Nantes sospettato di aver sposato quattro donne, che gli avrebbero dato 15 figli, e accusato di essersene servito per incassare illegittimamente in tre anni 175 mila euro di sussidi pubblici. Il governo, per bocca del ministro Brice Hortefeux, ha annunciato una vera e propria crociata contro i poligami truffaldini con l’introduzione di una specifica fattispecie di reato nel codice penale e la possibilità della revoca della cittadinanza per gli immigrati pluriconiugati.

    In allegato:
  • Commission nationale consultative des droits de l'homme, Etude et propositions sur la polygamie en France, 2006