Parità senza riserva

Non è legittimo stabilire una corsia preferenziale per l’accesso ai servizi e alle prestazioni sociali in base al tempo di residenza sul territorio nazionale. E’ quanto stabilito dal Tribunale di Udine accogliendo il ricorso di un rumeno che si era visto negare il bonus bebé perché residente nel nostro Paese da meno di 10 anni, come previsto dall'art. 8 bis della legge regionale del Friuli-Venezia Giulia n. 11/2006. Il Giudice, come già stabilito dalla Commissione europea, ha fatto presente che fissare il requisito di anzianità di residenza per ottenere l’assegno di natalità, è contrario al diritto comunitario. Costituirebbe, infatti, oltre alla violazione dei principi della libera circolazione e della parità di trattamento, una discriminante tra gli italiani e i cittadini degli altri paesi UE.

Leggi anche l'ordinanza del 15.11.2010

In allegato:
  • Tribunale di Udine - Ordinanza n. 530 - 2010
  • Il Bel Paese del trafficking

    Per il traffico degli esseri umani la crisi non esiste. A livello mondiale si calcola che ne siano vittime non meno di 2 milioni e mezzo tra adulti e minori. In particolare le donne sfruttate a scopo  sessuale. In Europa sono almeno 140 mila con un giro d’affari per i loro “padroni” di 3 miliardi di dollari l’anno. In Italia, si legge nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulla criminalità internazionale, il mercato della prostituzione forzata coinvolge soprattutto le ragazze provenienti dai Paesi dell’est balcanico, Serbia e Montenegro,  e dell’ex Unione Sovietica: Romania, Bulgaria, Ucraina, Federazione Russa e Repubblica Moldava. In significativa crescita anche quelle provenienti dal sud America ed in particolare i transessuali. I loro boss? In genere connazionali maschi. Come già capitato per altri promettenti settori di mercato, anche quello della tratta non è sfuggito agli interessati occhi a mandorla della mafia cinese. Al punto che nel 2008 proprio il gruppo made in China è risultato il più numeroso tra quelli coinvolti nel nostro Paese nella tratta degli esseri umani a fini di sfruttamento sessuale
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    In allegato:
  • UNODC The Globalization of Crime 2010
  • In Inghilterra gli imprenditori sono immigrati

    I turchi si dedicano alla sartoria, gli albanesi alle pulizie, i polacchi e gli iraniani all’odontoiatria.  Gli srilankesi alla benzina, i serbi e i croati all’architettura. Agli italiani, la ristorazione. I commercianti provengono, invece, dalla via della seta.
    Nella galassia delle imprese del Regno Unito lo spirito imprenditoriale degli immigrati supera, in proporzione alla popolazione, quello di inglesi, scozzesi e gallesi ed è fondamentale per l'economia del paese. Il dato, assai significativo, emerge da una ricerca della società Experian che ha realizzato una banca dati con informazioni relative a quasi mezzo milione di imprenditori, analizzati da Richard Webber, professore associato di geografia al King's College di Londra.
    Secondo lo studio, misure restrittive negli ingressi potrebbero in futuro soffocare la crescita del paese e minare la dinamicità dell’economia, tenuto conto degli effetti positivi del lavoro autonomo immigrato. Negli ultimi mesi, come del resto accade in molti altri paesi europei, la linea dei principali partiti britannici in materia di immigrazione mira a una chiusura delle frontiere, per consentire l'accesso dai paesi terzi solo ai lavoratori stagionali, a seconda delle necessità del mercato interno. Col rischio di tagliare fuori quelli che non hanno qualifiche riconosciute, ma sono in possesso di quella naturale inclinazione da business man e di quella capacità di creare ricchezza che nessun titolo può attestare.

    In allegato:
  • The business sectors that attract migrant enterpreneurs
  • Tasso d'imprenditori per origine
  • La Spagna torna ad emigrare

    Nel 2009 il paese iberico ha registrato alle frontiere più uscite che ingressi. Un cambiamento di ampia portata ma non inatteso visti gli effetti  devastanti che la crisi economica ha prodotto nel mercato del lavoro spagnolo, portando la disoccupazione oltre il 20% e per gli under-25 al 41%. Ragioni che hanno spinto il Governo spagnolo a tagliare gli accordi per l’immigrazione stagionale con i paesi terzi che sono passati da 182 mila nel 2008 a 20 mila nel 2009. In parallelo, soprattutto tra i giovani, si sta facendo largo la preoccupazione per un futuro incerto e precario in patria, cosa che spinge molti a raggiungere l’esercito degli oltre 1,5 milioni connazionali già all’estero.

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    Ue, cartellino giallo sui diritti umani

    Poche luci e molte ombre nella galassia europea dei diritti fondamentali. Ad ammonire i 27 Stati membri dell'Unione è l'ultimo rapporto annuale dell'agenzia Fra (Fundamental rights agency), presentato la scorsa settimana al Parlamento Ue. Gli immigrati e le minoranze continuano a essere oggetto di episodi di razzismo; la comunità degli omosessuali e dei transgender a soffrire di discriminazione in molti aspetti della vita quotidiana; non c'è al momento nella maggioranza dei Paesi un registro che raccoglie dati relativi ai reati a sfondo razzista. Sono inoltre numerosi i casi di scomparsa di bambini che richiedono asilo, prima ancora che la loro pratica venga conclusa. La relazione della Fra sottolinea anche che gli organismi e le istituzioni che si occupano della tutela dei diritti umani non hanno risorse sufficienti e spesso sono gestiti male. Le luci? Oltre a qualche iniziativa positiva sviluppata nel corso del 2009, ci sono diversi casi di best practice elencati nel rapporto, che si augura anche che la crisi economica non diventi un alibi per diminuire quel poco realizzato finora.

    Il part-time della discriminazione

    In Italia c’è discriminazione nella parità di trattamento previdenziale tra i lavoratori part-time e quelli a tempo pieno per quanto riguarda la parità di trattamento previdenziale. E’ quanto sostiene la Corte di giustizia Ue secondo cui la normativa nazionale relativa al calcolo dell'anzianità pensionistica penalizza i dipendenti a tempo parziale di tipo verticale. Una tipologia contrattuale in base alla quale il lavoratore è impegnato in prestazioni ad orario pieno ma per periodi predeterminati della settimana, del mese o dell’anno. Fino a  questo momento la flessibilità contrattuale ha portato le autorità italiane ad applicare, in casi simili, il principio del pro rata temporis. Ovvero a considerare il contratto sospeso durante i periodi non lavorati, in quanto non vengono versati i contributi né viene pagata alcuna retribuzione. I giudici Ue sostengono, invece, che in base al principio di non discriminazione previsto dall'accordo quadro europeo sul lavoro a tempo parziale (direttiva 97/81) il pro rata temporis non si può applicare quando si tratta di determinare la data di acquisizione del diritto alla pensione dato che l’anzianità corrisponde alla durata effettiva del contratto e non alla quantità di lavoro fornita.

    In allegato:
  • sentenza