Arrivano i dollari per fermare i caminantes

Usa e Messico avrebbero trovato un accordo per risolvere la crisi della carovana di immigrati centroamericani in marcia verso la California. Sebbene smentita dai diretti interessati, tra Trump e il presidente eletto Obrador (entrerà in carica sabato 1° dicembre) sarebbe stata raggiunta un’intesa di massima sul piano che Washington ha chiamato “Remain in Messico”. Secondo il quale i caminantes di Honduras, El Salvador e Guatemala, resterebbero in Messico in attesa dell’eventuale esame delle loro richieste d’asilo da parte dei tribunali statunitensi. Una trattativa che secondo le indiscrezioni non è a somma a zero. Nel senso che i due presidenti, anche se uno di destra e l’altro di sinistra, sono uniti da un interesse comune. In prospettiva c’è, infatti, la rinegoziazione di un nuovo accordo di libero scambio nordamericano, chiamato USMCA, che nelle intenzioni del nuovo governo messicano dovrebbe essere più vantaggioso del Nafta archiviato senza troppi complimenti da Trump.

Come riportano sia il Washington Post [1] sia il Financial Times [2] il compromesso sarebbe stato negoziato nei giorni scorsi dal segretario di Stato americano Mike Pompeo e da quello alla sicurezza nazionale Kirstjen Nielsen con Olga Sánchez Cordero, la giurista messicana che andrà a ricoprire la carica di ministro degli Interni. Ma l’accordo che gli Stati Uniti vedono come il punto di svolta per scoraggiare la formazione di altre carovane dall'America Centrale, in Messico sta creando forti malumori. L’idea di trasformare il nord del Paese in una “zona cuscinetto” allarma le organizzazioni umanitarie. La prospettiva di tenere migliaia di richiedenti asilo centroamericani per mesi o anni nelle aree di confine sotto il controllo dei cartelli della droga potrebbe, infatti, rappresentare una minaccia per molti di questi disperati. Inoltre dichiarare il Messico come “Pese terzo sicuro” suona un po’ come una beffa, visto l’alto numero di omicidi e crimini violenti che ne fanno come uno degli Stati più pericolosi al mondo. Un primato negativo che interessa soprattutto Tijuana, la città al confine con la California, dove ad oggi sono accampati 5mila immigrati. Una situazione esplosiva, ha denunciato il sindaco, che ha parlato di crisi umanitaria perché mancano i fondi per l’assistenza mentre crescono le tensioni sociali.

Questa la situazione sul campo. Mentre si registrano i primi scontri al confine tra caminantes e militari Usa. Eppure dietro le quinte la trattativa sarebbe in fase avanzata. E non è un caso se l’associazione degli industriali messicani si è detta pronta ad assumere 100mila immigrati centroamericani. Una promessa di lavoro che i diretti interessati al momento non sembrano intenzionati ad accettare. Troppo bassi gli stipendi in Messico, e troppa la strada già percorsa per abbandonare l’american dream. Difficile prevedere quello che accadrà. Ma non c’è dubbio che la storia della carovana è forse destinata a finire come in molti avevano previsto. Poiché a bloccare la marcia saranno più i dollari e che il muro sognato da Trump.