Il rompicapo dei minori clandestini

La gestione dei minori stranieri non accompagnati suscita forti tensioni in Francia. In protesta contro il Ministero di Giustizia, accusato di non fare abbastanza per affrontare il problema, il dipartimento della Seine-Saint-Denis, al nord di Parigi, si rifiuta dall’inizio di settembre di accogliere nelle sue strutture i piccoli che gli sono affidati dai servizi giudiziari. Al dilà dello scontro politico, l’episodio evidenzia due problemi generali che riguardano tutto il Vecchio Continente. Il primo, non é vero, come accadeva fino a qualche anno fa, che si tratta di un fenomeno tipico dell’Europa mediterranea. Secondo, in assenza di una legislazione ad hoc gli stati UE sono di fatto impotenti. Visto che i minori stranieri non accompagnati non possono essere rimpatriati, ma allo stesso tempo non possono, per ovvie ragioni, essere trattati alla stregua degli altri richidenti asilo. Senza contare il rilevante ruolo che la criminalità organizzata gioca in questa partita. Non foss’altro perché é difficile credere che un minorenne riesca ad arrivare dall’Afghanistan all’Europa senza alcun aiuto.

Non deve sorprendere dunque che di fatto, sia a livello nazionale che europeo, non esistono cifre ufficiali sulla loro presenza. L’Europa accoglierebbe oggi 100 000 minori stranieri non accompagnati: molti si trovano nel Sud del continente (in Italia erano 4 700 a metà del 2010 mentre 6 500 erano accolti in Spagna nel 2007), 4 200 erano recensiti in Gran Bretagna nel 2009. La Francia, che oggi ospiterebbe circa 6 000 mineurs étrangers isolés (Mie), è del resto considerata solo una tappa del viaggio che porta verso il Regno Unito. Si stima che nel 2009, 2 500 giovani siano transitati dal dipartimento Pas-de-Calais, nel tentativo di imbarcarsi sui traghetti che attraversano la Manica. Due terzi dei minori stranieri si trovano in compenso fra Parigi e la vicina Seine-Saint-Denis. Che protesta contro il guardasigilli Michel Mercier, perché oltre ad essere una delle zone più depresse del paese, é anche la sede dell’aeroporto internazionale di Roissy “Charles de Gaulle”, principale porta di ingresso dei minori in Francia. Secondo le stime delle ONG, nella zona di attesa dello scalo sono transitati 637 minori nel 2010. Quanto alla situazione nella capitale francese, 70 milioni di euro sono stati spesi lo scorso anno per occuparsi di 1 600 minori non accompagnati - erano 700 nel 2008 - nell’ambito dell’Aide sociale à l’enfance (aiuto sociale all’infanzia, a carico dei dipartimenti dal 1986). Si tratta in particolare di giovani afgani, che stazionano fra Gare du Nord e Gare de l’Est, in attesa che i passeurs trovino loro un passaggio a caro prezzo verso nord. In risposta, sempre più posti letto vengono creati all’interno di strutture di accoglienza (Maisons du jeune réfugié, Cellule d'accueil des mineurs isolés étrangers...). E si cerca di migliorare il coordinamento fra stato, dipartimenti e attori sul terreno, come raccomandava Isabelle Debré nell’ultimo rapporto parlamentare realizzato al riguardo, nel maggio del 2010. Il muro contro muro che va in scena in questo momento in Seine-Sainte-Denis mostra che c’è ancora molto da fare...

La Francia torna a dividersi sui Rom

Ad un anno dalle dure critiche rivolte alla politica di espulsioni dei Rom messa in atto dal governo Sarkozy, la commissaria europea alla Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza Viviane Reding torna sull’argomento. L’occasione è una conferenza organizzata a Parigi da SciencePo e dal think-tank Notre Europe di fronte ad una platea internazionale di giovani studenti. Rispondendo ad una domanda del pubblico, la commissaria riconosce amaramente: “Combattere per i diritti dei Rom non fa certo vincere le elezioni”. Ma saluta allo stesso tempo gli sforzi fatti dalla Francia per integrare nella legislazione nazionale alcune norme del diritto europeo a tutela delle minoranze etniche. “Un paese ha il diritto di espellere un individuo per aver commesso un crimine. puntualizza Viviane Reding. Quello che non può fare è invece stigmatizzare e minacciare di espulsione un intero gruppo etnico”.

Parole misurate ed in punta di diritto che assumono tutto il loro valore se lette in relazione alle recenti esternazioni di Claude Guéant, ministro dell’interno transalpino. Pochi giorni fa quest’ultimo ha lanciato una vasta offensiva contro quella da lui definita “delinquenza rumena”. Di fronte ai giornalisti, l’ex-prefetto e braccio destro del presidente Sarkozy ha in effetti agitato statistiche allarmanti secondo cui un imputato su dieci a comparire davanti al tribunale di Parigi è di nazionalità rumena. Viviane Reding non commenta queste cifre, ma preferisce, come già in passate occasioni, ricordarne altre: “I Rom sono dieci milioni di cittadini europei che vivono in condizioni di povertà grave. Solo il 42% dei bambini Rom frequenta la scuola primaria, il che significa che il 58% non avrà alcuna chance nella propria vita!”. Per porre rimedio a questa che definisce “una tragedia”, la commissaria ricorda di aver chiesto ad ogni Stato membro di elaborare una strategia dettagliata. Dopo aver analizzato le soluzioni proposte, la commissaria conta sottometterle al voto del Parlamento Europeo nella primavera del 2012. Quanto alla Francia, Viviane Reding attende di leggere le misure che il governo vorrà eventualmente approvare e di osservarne la messa in atto prima di pronunciarsi nel merito. Ma avverte: “In caso di non conformità al diritto Europeo, la commissione può chiedere delle modifiche oppure portare le Stato membro davanti alla Corte Europea di Giustizia”. Alla vigilia di una campagna elettorale che si annuncia tutta in salita, Nicolas Sarkozy è avvertito: tentativi maldestri di sottrarre consensi all’estrema destra del Front National mostrando la faccia feroce ai Rom rischiano di esporlo ad un ulteriore richiamo di Bruxelles.

Quando la televisione è più fiction che realtà

Maschi, bianchi e ricchi. Ecco il ritratto dei francesi a giudicare dai personaggi che popolano le fiction e i programmi tv d’Oltralpe. I dati parlano chiaro: sui teleschermi della Republique, quasi nove volti su dieci sono bianchi. Mentre i portatori di handicap sono pressoché inesistenti (0,5%) e le donne (36 %) sono relegate ai ruoli secondari di fidanzata o assistente. Nelle trasmissioni di attualità, la scena è quasi totalmente occupata dai top manager (87%). Un ritratto della società palesemente distorto secondo il rapporto del Conseil supérieur de l’audiovisuel (CSA) presentato recentemente al Parlamento. L’autorità stessa, nel 2009 si era espressa apertamente in favore di una più fedele ed equilibrata rappresentazione della comunità transalpina invitando le varie emittenti a dare maggiore spazio “visivo” ai diversi gruppi sociali, religiosi e etnici che compongono la popolazione. Lo studio ha però dimostrato che gli impegni presi dai vari network sono stati in gran parte disattesi.

In allegato:
  • CSA - REPRESENTATION DE LA DIVERSITE DE LA SOCIETE FRANÇAISE A LA TELEVISION - 2011