Cinque curiosità sugli immigrati regolari in USA

Negli Stati Uniti, su 44,7 milioni di immigrati, ben 33,8 sono regolari. A rivelare la cifra, il Pew Research Center, che ha evidenziato cinque fatti su questo segmento di stranieri in occasione della maxi riforma sull’immigrazione cui il Presidente Trump ha dato il via nelle ultime ore.

1) Ogni anno, un milione di stranieri ricevono il permesso di residenza, la famosa green card, per vivere e lavorare in America regolarmente. Un documento che costituisce lo step precedente all’ottenimento della cittadinanza.

2) I Paesi d'origine degli immigrati legali sono diversi da quelli dei clandestini. Gran parte proviene da: Asia, Europa, Canada e i Caraibi.

3) I residenti stranieri regolari si concentrano in specifiche aree del Paese. In particolare, New York e Los Angeles.

4) La maggior parte degli immigrati legali è in età lavorativa (18-64), molto più dei nativi. Il 76% contro il 60%.

5) Non tutti quelli autorizzati a chiedere la cittadinanza l’hanno poi fatto. Nel 2015, l’ha richiesta il 67% degli immigrati regolari.

Sull’immigrazione la cattiva stampa fa più danni dei populisti

I mass media tedeschi alimentano l’immagine dell’immigrato “brutto e cattivo”. A denunciarlo uno studio della Hochschule Macromedia, che ha analizzato centinaia di articoli e reportage prodotti dai maggiori quotidiani e canali televisivi nazionali a partire da gennaio 2017. Scoprendo che i giornalisti tendono a dipingere i rifugiati più violenti e criminali di quanto in realtà non lo siano. Intendiamoci, è vero che dal 2014 con l’arrivo dei migranti è aumentato Oltrereno anche il tasso di criminalità ma non nelle proporzioni rese dai professionisti della comunicazione. Che a danno dei nuovi arrivati, celano al grande pubblico un altro dato, cioè quello dell’aumento degli immigrati vittime di aggressioni fisiche e verbali. Un mismatch tra realtà e percezione che, secondo gli autori della ricerca, contribuisce ad aumentare il sentimento di xenofobia.

Record di immigrati in Germania

Mai così tanti immigrati in Germania. A diffondere i dati, l’istituto di statistica Destatis. Secondo il quale, vi è stato un incremento dell’8,5% tra il 2015 e il 2016. Tradotto, oggi la popolazione straniera costituisce il 22,5% di quella totale, ossia 18,6 milioni di persone. Si tratta dell’aumento più alto dal 2005, anno in cui è iniziato questo censimento. La maggior parte degli stranieri ha radici europee. Ma negli ultimi cinque anni sono aumentati del 51% quelli provenienti dal Medio Oriente e del 46% quelli di origini africane. Anche se i turchi detengono, tra gli extra-UE, il primato. La ragione di un incremento così forte è dovuto, secondo gli esperti, all’enorme flusso di richiedenti asilo che si è riversato Oltrereno tra il 2015 e il 2016.

In allegato:
  • Destatis - press release
  • Per paura di essere rimpatriati evitano droghe e alcol

    Con gli immigrati illegali non aumenta il consumo di droga e alcol. A smentire questo comune sentire uno studio appena pubblicato dei ricercatori  americani dell’Università di Wisconsin-Madison. Grazie al quale scopriamo, ad esempio, che negli USA a ogni incremento dello stock di clandestini è corrisposto un calo degli arresti per spaccio di stupefacenti e abuso di alcol. Per ogni crescita dell’1% della popolazione di immigrati illegali Oltreoceano, infatti, si osservano 22 fermi in meno per reati da detenzione e consumo di droga e 42 in meno per guida in stato di ebbrezza ogni 100.000 persone. La ragione? Secondo gli esperti, il fatto che, contrariamente agli stereotipi, i clandestini, proprio per paura di essere identificati ed espulsi, non tendono ad assumere comportamenti a rischio e a farsi trascinare in giri criminali.

    La pellicola di Gianni Amelio racconta la traversata dei migranti

    Tutti i pericoli che affrontano ogni giorno gli immigrati che lasciano il loro paese in un cortometraggio, Granma. Firmata Gianni Amelio, la pellicola è stata realizzata nell’ambito della campagna informativa Aware Migrants lanciata dall’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni e dal Ministero dell’Interno. Il film, che sarà presentato alla 70esima edizione del festival di Locarno ad agosto, è interamente ambientato in Nigeria, fra Lagos e il villaggio di Badagry, con troupe e cast locali. I pericoli della traversata in mare, il comportamento disumano dei trafficanti, la morte dei cari, sono solo alcuni dei temi affrontati per sensibilizzare l’opinione pubblica sul delicato tema dell’immigrazione. La colonna sonora del film, il brano rap “Challenging death”, scritto da Alfie Nze e interpretato dai due giovani protagonisti del film, ha dato vita a un video musicale che sta spopolando sui social media.

    Negli USA anche se non sai l’inglese ti danno la cittadinanza

    Più del 30% dei cittadini americani di origine immigrata non sa né leggere né scrivere in inglese. Cosa che spesso ne ostacola il processo di integrazione sociale ed economica. È quanto emerge dall’ultimo  rapporto del Center for Immigration Studies. Che, analizzando le competenze linguistiche di un vasto campione di stranieri che hanno acquisito lo status civitatis USA, ha scoperto che ben 5 milioni, di cui la metà ispanici, è un pessimo English speaker and writer. La ragione? Secondo gli esperti, l’inadeguatezza dei test finora somministrati dalle autorità per l’ottenimento della cittadinanza. Prove che consistono soltanto nel richiedere al candidato di leggere e scrivere correttamente in inglese appena una frase su tre di quelle proposte durante la valutazione. Criteri che – sottolineano gli autori – non soddisfano minimamente i livelli attesi dai parametri internazionali stabiliti dal programma PIAAC firmato OCSE. Secondo il quale, “è necessario comprendere e saper usare la lingua in modo appropriato in diversi contesti per poter partecipare attivamente alla vita sociale ed economica del paese, raggiungere i propri obiettivi, sviluppare le proprie potenzialità”.

    Anche in Svizzera l’immigrazione divide economia e società

    La Svizzera rischia di pagare a caro prezzo la stretta sull’immigrazione messa in atto negli ultimi anni. A lanciare l’allarme è il colosso bancario UBS con un dettagliatissimo report che intravede nel futuro prossimo venturo del paese, complice anche il calo demografico, mezzo milione di posti di lavoro vacanti per mancanza di manodopera. Al punto da costringere molti capitani d’azienda a ricorrere alla cosiddetta silver generation, cioè i lavoratori mandati in pensione. Per i quali gli esperti UBS propongono due misure atte a favorirne il reinserimento lavorativo. La prima: orari più flessibili e meno pressioni sulla produttività. La seconda seconda: maggiori investimenti sulla formazione continua dei baby-boomer. Last but not least, contratti di job-sharing che consentono di ripartire mansioni e salario tra un dipendente anziano e uno più giovane. Un modo, questo, per favorire anche lo scambio di competenze tra le diverse generazioni.

    Sull’immigrazione la Francia di Macron è quella di sempre

    Sull’immigrazione l’Italia ha poco da aspettarsi anche dal nuovo presidente francese. Almeno è questo che viene da pensare leggendo il piano sulla gestione dei flussi migratori appena presentato da Emmanuel Macron. Che sembra più preoccupato a difendere i confini nazionali e gestire i problemi interni di integrazione delle comunità straniere che a dare una mano al vicino d’Oltralpe. Cinque i punti chiave:

    1) Inasprimento della lotta all’immigrazione clandestina. Attraverso l’istituzione di dieci speciali task force in altrettante prefetture dislocate sul territorio francese.

    2) Miglioramento delle modalità di presa in carico delle richieste d’asilo e delle condizioni di accoglienza. Innanzitutto, il tempo per esaminare le domande passerà da 14 a 6 mesi. Inoltre, verranno messi a disposizione 12.500 nuovi alloggi provvisori per i richiedenti asilo.

    3) Intensificazione dei controlli sulle acque del Mediterraneo. Potenziando, da un lato, il personale e le missioni dell’agenzia europea Frontex. Dall’altro, riorganizzando la gestione dei flussi in Libia e favorendo concretamente il mercato del lavoro nei paesi d’origine.

    4) Sviluppo delle politiche d’integrazione. In particolare, attraverso l’aumento del monte ore dedicato all’insegnamento di lingua e civiltà francesi.

    5) Incremento delle iniziative volte ad attirare talenti stranieri. Con l’avvio, quest’estate, del programma “passeport talent”, un visto speciale della durata di 4 anni per favorire l’inserimento lavorativo dei professionisti internazionali. Oltre al potenziamento della mobilità degli studenti.

    In allegato:
  • Ministère de l'Intérieur - Dossier de presse - Garantir le droit d'asile, mieux maîtriser les flux migratoires - Juillet 2017
  • Tornano le cabine telefoniche per ascoltare le storie degli immigrati

    E se chiamando da una vecchia cabina telefonica rispondesse, all’altro capo del filo, un immigrato che racconta la sua storia? È l’idea venuta in mente all’artista americano di origini afgane Aman Mojadidi. Che, insieme all’ente pubblico Times Square Arts, ha dato vita all’iniziativa sociale Once upon a place. Per realizzarla, sono state installate, nel cuore del distretto di Manhattan, tre vecchie cabine telefoniche all’interno delle quali basta semplicemente alzare la cornetta, senza comporre alcun numero, per ascoltare uno straniero che racconta il suo difficile passato per diventare un cittadino newyorchese. A disposizione degli utenti, dal 27 giugno al 5 settembre, più di 70 storie in lingua originale. Proprio così, perché l’intento – ha spiegato l’artista – è di sentire le emozioni della persona e questo è possibile anche senza comprendere il suo idioma.

    Nella guerra dei cervelli Parigi punta su magrebine e cinesi

    In Francia, è record di studenti stranieri extra-UE. A certificarlo, dati alla mano, l’ultimo rapporto del Governo d’Oltralpe. Secondo il quale, tra il 2002 e il 2016, i permessi di soggiorno rilasciati per motivi di studio ai giovani provenienti da Paesi Terzi sono aumentati del 28%, da 55.000 a 70.430. Il numero più alto di sempre. Un boom dettato dall’incremento senza precedenti di ragazze di origine maghrebina e cinese. Che, rispetto a 15 anni fa, in virtù dei cambiamenti socio-economici in atto, si diplomano e laureano più velocemente per immettersi subito nel mercato occupazionale. Tant’è che, sempre più spesso, usciti dalla scuola o dall’università richiedono la conversione del permesso di soggiorno per studio in quello per motivi di lavoro.

    In allegato:
  • Minsitère de l'Intérieur - Le parcours des étudiants étrangers arrivés en France entre 2002 et 2016, 2017