Nuove misure Ue anti-clandestini

Martedì 24 maggio, la Commissaria europea per gli affari interni, Cecilia Malmström, ha presentato un pacchetto di misure per contrastare l'immigrazione clandestina in Europa. Due gli elementi principali. Il primo riguarda la possibilità di reintrodurre rapidamente l'uso dei visti «in caso di improvvisi aumenti dei flussi migratori» da quei Paesi Terzi con cui l’UE ha concluso speciali partenariati per la liberalizzazione dei controlli alle frontiere: è il caso, ad esempio,  dell'Albania, della Macedonia e del Montenegro. A tale scopo  verrà emendato il regolamento CE n. 539/2001. Il secondo aspetto, invece, concerne la necessità di avviare una più forte cooperazione con gli stati del Nord Africa. Visto che, ha affermato Malmstrom, "l'Europa sarà sempre più dipendente dalla manodopera straniera e il potenziale offerto dalle nazioni del bacino del Mediterraneo dovrebbe essere sfruttato con benefici per entrambe le parti". A questo proposito, l’Esecutivo di Bruxelles ha già avviato i primissimi colloqui informali con i governi di Tunisi e del Cairo in vista dell’inizio dei negoziati.

In allegato:
  • European Commission, Press Release
  • European Commission, Press Release
  • Vittime senza frontiere

    Una donna ungherese aggredita in strada a Parigi, un turista tedesco gravemente ferito a seguito di un incidente stradale a Napoli, un adolescente irlandese picchiato in Erasmus a Lisbona o ancora un minore italiano rapito a Vilnius. Sono soltanto alcuni esempi di cittadini vittime di uno o più reati in un paese diverso da quello d’origine. Un fenomeno del tutto comprensibile visto che ogni anno gli europei fanno circa 1,25 miliardi di viaggi turistici all’interno dell'UE. Il punto è che al di fuori dei confini nazionali anche un semplice scippo può diventare una tragedia se non si conosce la lingua e le normative dello stato ospitante.  Per ovviare al problema, l’Esecutivo di Bruxelles ha presentato, mercoledì 18 maggio, alcune proposte legislative che puntano a garantire agli abitanti del Vecchio Continente, in casi simili, un livello minimo di tutela dei diritti, indipendentemente dalla cittadinanza, dalla residenza e dal luogo in cui si è consumato il misfatto.  Tra le iniziative messe a punto, la Commissione propone anche un regolamento sul riconoscimento reciproco delle misure di protezione, che, in particolare, garantirà alle vittime di violenza il rispetto degli ordini di restrizione emessi nei confronti del colpevole, anche nel caso in cui quest’ultimo si trasferisca in una nazione diversa da quella in cui si è consumato il delitto.

    In allegato:
  • REGULATION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on mutual recognition of protection measures in civil matters
  • DIRECTIVE OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL establishing minimum standards on the rights, support and protection of victims of crime
  • European Commission - Strengthening victims' rights in the EU 2011
  • Vita dura per i sans papier d’Oltralpe

    Dopo mesi di tira e molla e il succedersi di ben tre ministri dell’Interno (Eric Besson, Brice Hortefeux e Claude Guéant), il Parlamento d’Oltralpe ha approvato la nuova legge sull’immigrazione. Con l’obiettivo di rendere più dura la vita ai sans papier. Le novità sono sostanzialmente due. La prima, l’immigrato che entra o soggiorna in maniera irregolare in Francia, per avere accesso a determinate prestazioni sanitarie deve dimostrare che le stesse cure non possano essere ricevute nel proprio paese d'origine. Una novità assoluta, visto che in passato tale diritto era garantito a tutti senza alcune condizione. In casi del tutto eccezionali, è previsto però  il rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo per "circostanze umanitarie particolari", che dovrà comunque passare al vaglio del direttore generale dell'agenzia regionale della sanità. La seconda novità riguarda invece il regime di detenzione dei sans papier. È  previsto, infatti, che il giudice “des libertés et de la détention” potrà decidere entro 5 giorni e non più 2 come stabilivano le vecchie norme. In questo modo,  secondo l’Esecutivo di Parigi, le procedure di espulsione saranno più rapide ed efficaci. Ad oggi, in Francia, meno del 30% degli irregolari detenuti viene infatti ricondotto alle frontiere. Vale la pena di ricordare che Nicolas Sarkozy, pur di trovare un compromesso, ha dovuto rinunciare alla sua proposta di revoca della cittadinanza a tutti francesi di origine straniera che si fossero macchiati di alcuni reati, come ad esempio la poligamia o gravi crimini contro la polizia e le pubbliche autorità.

    In allegato:
  • Sénat de France, Project de loi n. 112 adopté le 11 mai 2011 relatif à l'immigration, à l'intégration et à la nationalité
  • Attenzione al tuo nome in lituano!

    Il diritto dell’Unione non osta al rifiuto di modificare i cognomi ed i nomi che compaiono negli atti di stato civile purché detto rifiuto non sia tale da generare seri inconvenienti per gli interessati. E’ quanto deciso dalla Corte Ue in una sentenza del 12 maggio sulla registrazione, negli atti di stato civile di uno Stato membro, dei nomi e dei cognomi di cittadini dell’Unione.

    In allegato:
  • Corte di Giustizia dell'Unione Europea, Procedimento C-391/09
  • Schengen, l’Ue decide di non decidere

    “Un dibattito di qualità”, niente di più. Nella conferenza stampa di oggi, giovedì 12 maggio, la commissaria europea Cecilia Malstrom ha riassunto così, in sintesi, quanto avvenuto il 12 maggio all’incontro dei ministri dell’Interno UE, riuniti per discutere la proposta dell’Esecutivo di Bruxelles di modifica degli accordi Schengen, in seguito alla richiesta espressa in questo senso da Francia e Italia. Nulla di nuovo quindi. Forse, ha dichiarato il ministro  ungherese Sándor Pinter, un accordo tra i paesi membri potrebbe essere raggiunto il prossimo mese di giugno. L’unica certezza è che la Danimarca ha informato la Commissione della decisione di reintrodurre, tra 2-3 settimane, i controlli doganali alle frontiere interne con la Germania.

    La discriminazione non conosce crisi

    In Francia, l’Haute autorité de lutte contre les discriminations et pour l’égalité (HALDE), che dal prossimo giugno verrà sostituita dal Défenseur des droits, ha presentato l’ultimo bilancio della sua attività. Dal quale emerge che nel 2010 l’Halde ha ricevuto 12.467 denuncie da parte dei cittadini d’Oltralpe: +18% rispetto al 2009. Più di 1 ricorso su 4 riguarda discriminazioni in base all’origine etnica, seguono quelle legate alla disabilità (19%) e all’età (6%) del ricorrente. Tuttavia, la vera novità è che, per la prima volta, le querele sporte da donne rappresentano quasi la metà del totale, mentre in passato erano a dir poco esigue. A conferma che il gentil sesso ha finalmente preso coscienza dei propri diritti e mostra una straordinaria voglia di riscatto. Tant’è che nel rapporto si legge: “se negli scorsi anni la maggioranza delle denunce relative ad una discriminazione sulla base del sesso erano presentate da uomini, nel 2010 quelle ad opera delle donne sono più del 70%”.

    In allegato:
  • HALDE, Rapport annuel HALDE 2010
  • La République delle disuguaglianze

    In Francia, il 21 % dei figli d’immigrati vive sotto la soglia di povertà. Ben al di sopra del 10,6% relativo a chi ha entrambi i genitori francesi. Lo rivela uno studio Insee, che stima in €19.570 il reddito annuale medio dei primi contro i €22.810 dei secondi. Un divario che può essere, almeno in parte, giustificato dal fatto che tra gli autoctoni si registra un più basso tasso di disoccupazione (7%) rispetto al resto della popolazione (11%). Senza contare che la percentuale di giovani lavoratori di origine straniere, soprattutto quelli con mamma e papà africani, che ricoprono ruoli apicali nelle imprese d’Oltralpe è di gran lunga inferiore in proporzione a quella dei coetanei transalpini. Tuttavia, va precisato che ciò non vale per le nuove generazioni d’Oltralpe con almeno un genitore proveniente da uno stato europeo visto che vantano un livello di vita simile a quello medio del resto della popolazione e addirittura superiore del 6% per gli over-25.

    In allegato:
  • Insee, Dossier - Le niveau de vie des descendants d’immigrés, 2011
  • Contro la clandestinità meglio le procedure che le manette

    Secondo la Corte di giustizia dell’UE la norma che ha introdotto il reato di clandestinità in Italia e che punisce con la reclusione gli immigrati irregolari è in contrasto con la direttiva europea 2008/114/CE sui rimpatri. Che peraltro non è stata ancora trasposta nell’ordinamento giuridico del Bel Paese, nonostante il termine ultimo fosse il 24 dicembre 2010. Per i giudici del Lussemburgo gli Stati membri non possono introdurre una pena detentiva solo perché un cittadino di un paese Terzo non ha rispettato l’ordine di lasciare il territorio nazionale. Altrimenti si rischia di compromettere quello che è il principale obiettivo della normativa comunitaria in materia: instaurare una politica uniforme ed efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali. La sentenza si riferisce in particolare al caso El Dridi, cittadino algerino entrato illegalmente in Italia e che, non essendosi conformato ad un ordine di espulsione, era stato condannato ad un anno di reclusione. La Corte d'appello di Trento, presso la quale l’immigrato aveva impugnato la decisione d’incarcerazione, ha così chiesto ai giudici europei di chiarire se la legge italiana fosse in contrasto con la direttiva 2008/114. La risposta è arrivata con la sentenza di oggi:  è necessario “disapplicare ogni disposizione nazionale contraria al risultato della direttiva (segnatamente, quella che prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni) e tenere conto del principio dell’applicazione retroattiva della pena più mite”.

    In allegato:
  • Corte di Giustizia dell'Unione Europea, Procedimento C-61/11 PPU