I numeri sulla frontiera Messico-USA sono un rompicapo

Lungo il confine Messico-USA cala la pressione migratoria, ma aumenta il numero dei morti. Nei primi sette mesi del 2017 la polizia di frontiera americana ha, infatti, intercettato appena 140 mila clandestini, di cui 232 deceduti. Nello stesso periodo del 2016 i primi erano stati quasi 300 mila, di cui 204 senza vita. È quanto emerge dall’ultimo bollettino dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) che ha chiesto alle autorità statunitensi un maggiore sforzo nel tentativo di coniugare la necessità di salvaguardare le frontiere nazionali ma anche le vite dei tanti latinos che rischiano il tutto per tutto per inseguire il sogno americano.

La storia della rifugiata afghana diventata stella del calcio

Nadia Nadim da rifugiata è diventata una campionessa del calcio in Danimarca. Grazie al suo gol decisivo contro le avversarie tedesche, infatti, Copenaghen si è qualificata per le semifinali del Campionato europeo di calcio femminile che si svolge nei Paesi Bassi fino al 6 agosto 2017. Nadia è arrivata in Europa dopo che suo padre, un generale dell’esercito afgano, era stato sequestrato e giustiziato dai guerriglieri talebani. Per lei era troppo pericoloso restare in un Paese dove alle donne non era concesso lavorare, divertirsi e praticare sport. Grazie alle sue performance sportive oggi è quasi un idolo per i tifosi danesi, ma la sua carriera non si esauresce sul campo di calcio, nonostante i sui successi non ha intenzione di lasciare gli studi per diventare medico.

Musulmani e gay americani uniti contro il trumpismo

Con gli omosessuali sono più tolleranti i musulmani che i cristiani evangelici. Almeno negli USA. Dove il 52% dei primi, contro il 34% dei secondi, secondo i dati del Pew Research Center, sostiene che la comunità lgbt debba essere tutelata, accettata e rispettata dalla società. La maggiore apertura, per molti versi sorprendente, degli islamici nei confronti di gay, lesbiche, bisessuali e trans è principalmente dovuta al ruolo delle fasce di popolazione più giovane. In particolare tra i Millennials che rispetto ai loro nonni e genitori, pur rimanendo fedeli ad Allah, non pensano che sia un grave peccato giocare, studiare o uscire a cena con donne e uomini lgbt.

5 azioni per salvare i minori dagli orrori della tratta

Nel 2016, circa 1/3 del totale dei richiedenti asilo nell'UE era un bambino. In vista del 30 luglio, Giornata Mondiale delle Nazioni Unite contro la tratta delle persone, l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali ha individuato una serie di azioni che i governi dovrebbero mettere in campo per tutelare questa vulnerabile fascia di popolazione immigrata dal rischio di finire vittime di sfruttamento per lavoro, crimine o prostituzione.


  • Migliorare le procedure di identificazione e di registrazione per meglio tenere traccia degli arrivi, così da individuare le vittime della tratta in modo che possano ricevere il sostegno adeguato;


  • Fornire specifiche garanzie per i minori non accompagnati, quali adeguate strutture di accoglienza e di transito alternative alla detenzione, nonché collocare i bambini non accompagnati in famiglie affidatarie;


  • Collaborare con gruppi di sostegno che possono offrire assistenza specifica alle vittime;


  • Formare il personale di frontiera, compresi i funzionari di polizia, sulle esigenze dei bambini e sull'identificazione delle vittime della tratta;


  • Realizzare opuscoli informativi da donare ai bambini in arrivo in modo che siano meglio informati sui rischi e su come possano proteggere se stessi.

Arrivi record, rimpatri record

È record di rimpatri di immigrati irregolari presenti nell'Unione europea. Secondo l'ultimo rapporto Eurostat, infatti, lo scorso anno oltre 226mila cittadini extra-UE illegalmente presenti sul territorio comunitario sono stati riportati nel loro paese d'origine. Si tratta del numero più alto registrato dal 2008, anno in cui è iniziata la raccolta di questi dati. La quota maggiore di rimpatri si è registrata in Germania (oltre 74mila), seguita da Regno Unito (36mila), Grecia e Polonia (entrambe 19mila). Per quanto riguarda le nazionalità degli irregolari rispediti a casa loro nel corso del 2016, il primo posto spetta agli albanesi (42mila), che si piazzano davanti ai cittadini di Ucraina (22mila), Iraq (17mila), Kosovo (13mila), Serbia (12mila) e Marocco (10mila).

Storico calo dei richiedenti asilo in Svizzera

Crollano le richieste d’asilo in Svizzera. A certificarlo in una nota l’Agenzia elvetica per la migrazione. Che dall’inizio del 2017 ha ricevuto appena 9.123 domande: la cifra più bassa da sette anni a questa parte. I principali Paesi di provenienza sono stati Eritrea, Siria, Afghanistan, Somalia e Sri Lanka. Un dato in netta controtendenza rispetto a quello registrato in buona parte del Vecchio Continente e che probabilmente trova origine nelle maglie sempre più strette che regolano gli ingressi nello Stato alpino. Tuttavia, nel comunicato si legge che non è possibile fare una proiezione affidabile per i prossimi mesi, perché la seconda metà dell’anno è, storicamente, caratterizzata da un incremento delle richieste d’asilo.

Ora i tour operator puntano sui viaggi halal

È halal la nuova frontiera del turismo internazionale. Aumentano, infatti, in mezzo mondo i tour operator che offrono pacchetti su misura, nel rispetto dei dettami dell'Islam, per i viaggiatori musulmani. Menù senza carne di maiale, no alcol, piscine riservate alle donne, solo per fare alcuni esempi dei servizi messi a disposizione di questa speciale categoria di turisti. Un business milionario fiutato in grande anticipo da portali come Halaltrip.com e Halalbooking.com leader mondiale di questa fascia di mercato in costante crescita.

Il no al volto coperto non viola la libertà religiosa

Vietare l’uso del niqab, il velo islamico che lascia visibili solo gli occhi, non viola la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Lo ha stabilito la Corte di Strasburgo, rigettando i ricorsi di tre musulmane contro la legge in vigore in Belgio sul divieto di indossare foulard che coprano il viso. Secondo i togati, infatti, la norma belga “può essere considerata proporzionata con il fine di garantire la convivenza, la socialità ma anche i diritti e le libertà delle donne”. In sostanza, questo divieto può essere considerato “necessario in una società democratica”. Con questa decisione il Tribunale ha confermato dunque la propria giurisprudenza, cominciata nel 2014 con il caso del divieto del burqa in Francia.

In allegato:
  • European Court of Human Rights - Press Release
  • European Court of Human Rights - Press Release
  • Le azioni dell’UE per l’integrazione diventano trasparenti

    Monitorare come l'Europa avanza nell'integrazione di cittadini di paesi extra-UE. Si tratta di un nuovo portale la nuova iniziativa che arriva a un anno dall'approvazione da parte della Commissione europea del piano d’azione per sostenere gli Stati membri nell’integrazione dei cittadini di paesi terzi e nella valorizzazione del contributo economico e sociale che apportano all'Unione. Nonostante gli sforzi degli Stati membri, i migranti e i rifugiati riconosciuti provenienti da paesi terzi che risiedono legalmente nell’UE continuano a dover fronteggiare un elevato rischio di povertà o di esclusione sociale. Le politiche d'integrazione restano una competenza nazionale, ma, nel contesto attuale, molti Stati membri si trovano ad affrontare sfide analoghe fra loro e l’intervento a livello dell'UE può offrire un valore aggiunto attraverso il sostegno strutturale e finanziario. La nuova pagina web, rivolta sopratutto agli "addetti ai lavori", permette di monitorare per tema e stato di avanzamento le misure d'integrazione su istruzione, occupazione e formazione professionale, accesso ai servizi di base, inclusione sociale, etc.



    Monitoring the EU Action Plan on Integration from Paola Mikaba on Vimeo.

    Il portale che aiuta i rifugiati a trovare lavoro

    Il progetto Skills2Work ha come obiettivo quello di facilitare, per i beneficiari di protezione internazionale e i richiedenti asilo, l’inserimento nel mercato del lavoro. Garantendo l’informazione sulle procedure richieste e i servizi competenti per il riconoscimento delle competenze. Finanziato dal Commissione Europea, il progetto prende avvio dalla partnership tra 9 Paesi (Belgio, Olanda, Ungheria, Irlanda, Italia, Slovacchia, Spagna, Slovenia, Inghilterra), consapevoli che per una effettiva integrazione dei beneficiari di protezione internazionale, è necessario che vengano riconosciute le loro competenze e qualifiche. Pertanto nell'apposita pagina web immigrati e datori di lavoro potranno accedere alle informazioni sulle procedure esistenti per la validazione delle competenze, su eventuali offerte di lavoro, sulle misure a sostegno dell’occupazione e sull’opportunità di corsi accademici e formazione professionale.