Contromossa allo strozzinaggio sulle rimesse

Con le rimesse, aumentano anche le commissioni delle agenzie che trasferiscono i soldi degli immigrati verso i paesi d’origine. Di qui ecco la nascita della piattaforma gratuita ed accessibile online TawiPay. Che cataloga gli importi riscossi da 2.200 money transfer privati a livello internazionale. Con l’obiettivo di accertare e confrontare le tariffe praticate e permettere di scegliere quelle più vantaggiose. L’iniziativa parte non a caso dalla Svizzera. Che, con una media di £ 11.000 per immigrato, si colloca al primo posto della graduatoria mondiale per somme di denaro trasferite all’estero. Una novità di certo utile a contrastare il "caro-rimesse". Rilevato da ultimo dalla Banca Mondiale. In base alla quale a livello globale, nel terzo trimestre del 2013, le commissioni equivalevano a circa l’8,93% dell'importo totale inviato dagli stranieri. Dato ben lontano dal target del 5% concordato, per il 2014, dagli stati del G20. Obiettivo a dir poco irraggiungibile. Vista non solo la mancanza di trasparenza dei costi (tassi di cambio e commissioni) di banche locali e società quali Western Union e MoneyGram. Ma anche l’assenza di normative nazionali in grado di tutelare coloro che trasferiscono risparmi in madrepatria.

 

In allegato:
  • The World Bank, An analysis of trends in the average total cost of migrant remittance services, 2013
  • In Francia aumento dei Lupin stranieri

    Il numero di stranieri accusati di furto in Francia è aumentato di dieci punti percentuali in 5 anni, secondo l'Osservatorio Nazionale del crimine e della giustizia penale. Nel 2012, infatti, gli immigrati chiamati a rispondere di fronte alle forze dell'ordine per un crimine di vols costituivano il 26,8% delle 152 mila persone interrogate, contro il 16,5 % del 2008. L'identikit del ladro migrante? Uomo, adulto, proveniente dall'Europa dell'Est.

    In allegato:
  • ONDRP, Criminalité et délinquance enregistrées en octobre 2013
  • La conta dei nuovi passaporti ungheresi

    Lo scorso 5 dicembre, davanti al Parlamento nazionale, il Primo Ministro ungherese Viktor Orban ha personalmente dato il benvenuto al 500.000esimo beneficiario di una naturalizzazione dal gennaio 2011. Anno in cui è entrata in vigore una nuova legge sulla cittadinanza. Secondo la quale chiunque abbia come antenato un cittadino ungherese e una conoscenza di base della lingua può richiedere il passaporto. Dal lancio del sito web ad hoc (allampolgarsag.gov.hu) per facilitare le procedure, sono state presentate richieste da tutta Europa, soprattutto dalla Romania, Serbia, Ucraina, Austria e Slovacchia.

    Con le multe le lucciole non scompaiono

    Le sanzioni pecuniarie contro prostitute e clienti più che a combattere il fenomeno, servono solo a nasconderlo. Caso eclatante quello della Spagna. Dove, come certifica uno studio apparso sull’International Journal of Law, Crime and Justice, il divieto, con tanto di pesanti multe, di praticare il lavoro più antico del mondo in strada ha semplicemente reso le negoziazioni più veloci, quasi invisibili. Una strategia tanto più inefficace e controproducente se si tiene conto che, di fatto, il governo non offre valide alternative alle lavoratrici del sesso. Una volta fermate dalle forze dell’ordine le donne avrebbero diritto ad entrare in un programma di assistenza sanitaria. Raramente applicato. Tant’è che, ad esempio, una sola delle 5 sanzionate nel comune di Lleida, su un campione di 20 prostitute, ha ricevuto una chiamata dall’assistente sociale locale.

    In allegato:
  • Revista Electrónica de Ciencia Penal y Criminología,Políticas criminalizadoras de la prostitución en españa, Efectos sobre las trabajadoras sexuales, 2013
  • Dove i nuovi posti di lavoro vanno agli immigrati

    In Svezia, circa il 70% dei 230.000 nuovi posti di lavoro creati dal 2006, quando il governo di centro-destra si è insediato, è andato ad immigrati. In particolare, i dati pubblicati dalla Statistics Sweden rivelano che 160.000 impieghi sono stati accaparrati da stranieri. 100.000 dei quali da lavoratori non comunitari. Nonostante i miglioramenti, il tasso complessivo di occupazione fra gli immigrati è inferiore a quello degli svedesi.

    In allegato:
  • Sveriges Officiella Statistik, Press release
  • Se cerchi ottimi immigrati impara dal Belgio

    Nella guerra per accaparrarsi i migliori e più qualificati immigrati, il Belgio è in pole position. Questo grazie alla celerità con cui il Regno concede permessi di lavoro agli stranieri iper specializzati. E alla perfetta sinergia tra la burocrazia statale e gli imprenditori privati. Con il risultato che non passano più di tre settimane per confezionare e recapitare la speciale carta di soggiorno (blue card) al talento immigrato. Un paradiso, pensando ai tre, anche quattro mesi, di Italia e Spagna. Risultati che si evincono dall’analisi realizzata da Deloitte. Che, con cadenza biennale, compara 26 paesi UE sui costi e la durata delle formalità per ottenere un visto di lavoro. Sul podio insieme a Germania e paesi scandinavi, il Belgio primeggia non solo nelle tempistiche. Ma anche per quanto concerne i requisisti minimi richiesti agli stranieri. Basta una retribuzione lorda di € 38 mila l’anno. Primato UE che rappresenta una risposta adeguata al problema demografico (invecchiamento e denatalità). Oltre a garantire al paese competitività economica sul lungo periodo con i mercati emergenti.

    In allegato:
  • Deloitte - Comparative Immigration study 2013-2014
  • Per sanare gli immigrati la Francia copia l’Italia

    Nel 2012, sono stati 36.000 i clandestini regolarizzati dall’esecutivo d’Oltralpe. Nel 2013, la Francia registrerà un + 10.000 rispetto all’anno precedente. Parola di Manuel Valls durante l'audizione dell'Assemblea Nazionale sul budget dedicato all’immigrazione. Aumento dovuto ai nuovi criteri entrati in vigore grazie ad una circolare del suo ministero datata 28 novembre 2012. Nello specifico, l'81% dei permessi è concesso per motivi di famiglia, sottolinea il ministro. In particolare a genitori di bambini in età scolare.

    Malta mette in vendita l’accesso all’Europa

    Via libera del Parlamento di Malta alla controversa legge che permetterà di comprare la cittadinanza, con relativo passaporto per accedere allo spazio Schengen, per € 650 mila. La votazione del 12 novembre, che modifica l’attuale Maltese Citzenship Act, ha scatenato grandi polemiche nel paese. A cui il governo risponde cifre alla mano. Visto che questa iniezione di liquidità permetterà all’esecutivo di limitare la tassazione indiretta. Nello specifico, la vendita dovrebbe portare all’erario € 30 milioni. Di cui la metà sarà direttamente iniettata nel prossimo budget statale. Mentre i restanti € 15 milioni verranno destinati al fondo d’investimento per lo sviluppo nazionale.

    In allegato:
  • Parlament ta' Malta, MINUTI KAMRA TAD DEPUTATI,SEDUTA NRU. 79, 2013
  • Vuoi vendere all’estero? Usa l’immigrato

    Per ogni immigrato alle dipendenze, un'impresa aumenta dell'1% l'export nel suo paese di origine. E' questa la straordinaria novità che arriva da un recentissimo studio condotto da due economisti scandinavi. Dopo aver esaminato 12.000 aziende manifatturiere svedesi e i loro rapporti commerciali con circa 170 paesi. Da cui si evince non solo che ogni dipendente nato all'estero ed impiegato in Svezia, visto la sua conoscenza delle reti di vendita in madrepatria, ha un impatto positivo sulle esportazioni della propria fabbrica. Ma addirittura che un aumento del 10% del numero di immigrati in Svezia corrisponderebbe a un +5% per l’export nazionale. Come dire: lavoratori stranieri chiave di volta per superare le moderne barriere commerciali. Rappresentate non tanto da dazi doganali e quote di mercato. Bensì da lingue e culture differenti.

    In allegato:
  • Ekonomisk Debatt, Utlandsfödda främjar företagens utrikeshandel, 2013
  • L’antisemitismo in Europa non è al tramonto

    Un sondaggio sulla discriminazione e sui crimini d’odio nei confronti degli ebrei residenti in Europa, pubblicato in occasione del 75° anniversario della Kristallnacht - Notte dei Cristalli, suggerisce che l'antisemitismo è in aumento nel Vecchio Continente. Il 76% deille 6.000 persone interrogate (scelti in 8 stati membri, ‘casa’ del 90 % della popolazione ebraica europea - Belgio, Francia , Germania, Ungheria , Italia, Lettonia , Svezia e Regno Unito) segnala un’escalation di razzismo nei propri confronti negli ultimi 5 anni. Due terzi degli intervistati dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) percepisce il fenomeno come un problema. Non bastasse,  il 46%  è stato verbalmente aggredito in pubblico perché ebreo. Addirittura, un terzo del campione si dice preoccupato per la propria incolumità fisica.

    In allegato:
  • FRA, Discrimination and hate crime against Jews in EU Member States, 2013