Il sistema di accoglienza greco in crisi, +280% di arrivi in un anno

L'anno scorso, la Grecia è stata tra i paesi del Mediterraneo che ha visto uno dei più alti aumenti di arrivi via mare di migranti. In tutto, circa 43.500 persone sono sbarcate sulle coste greche, un incremento del 280% rispetto al 2013. Circa il 60% provenivano dalla Siria, ma è stato registrato anche un numero considerevole di afgani, somali e eritrei. Un nuovo rapporto UNHCR evidenzia alcuni problemi cruciali del sistema di asilo greco: le difficoltà di accesso alle procedure, un enorme numero di casi arretrati senza risposta, il rischio di detenzione arbitraria, la mancanza di identificazione e di supporto per le persone con esigenze specifiche, i respingimenti oltre confine. Inoltre, è particolarmente carente la situazione alloggiativa per i richiedenti asilo. Questo è particolarmente preoccupante per le persone più vulnerabili, come i minori non accompagnati e le donne sole.

In allegato:
  • UNHCR - Observations on the Current Situation of Asylum in Greece - 2015
  • Quasi 4 stranieri su 5 in Germania sono europei

    Le dimostrazioni di Pegida in Germania hanno scelto il bersaglio sbagliato. I partecipanti hanno protestato contro "l'islamizzazione dell'Occidente", pensando che un gran numero di immigrati in Germania provenga da paesi islamici. È vero il contrario. La grande maggioranza (79%) dei 7,8 milioni di stranieri che nel 2013 vivevano Oltrereno proveniva proprio da paesi europei come la Polonia (8%) e l'Italia (7%). Anche se i turchi continuano a rappresentare il più grande gruppo di non-tedeschi (20%), il numero di cittadini che si sono trasferiti dalla Germania alla Turchia (27.000) ha superato il numero di chi ha fatto il percorso inverso nel 2013 (23.000). Secondo i dati diffusi dall'Ufficio federale di statistica, dei circa 1,1 milioni di persone emigrate in Germania nel 2013, il 78 proveniva da un paese europeo, principalmente dalla Polonia (17%) e dalla Romania (12%).

    La memoria non basta per sconfiggere il “persistente antisemitismo”

    La semplice memoria non riuscirà a far fronte al "persistente antisemitismo", ammonisce l'Agenzia europea per i diritti fondamentali in occasione del Giorno della Memoria, il 27 gennaio. Esattamente 70 dopo la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, il mondo onora la memoria delle vittime dell'Olocausto, e allo stesso tempo ricorda il durevole problema di antisemitismo, ancora diffuso nei paesi della UE. Dal rapporto FRA del 2013, il primo in assoluto sugli episodi di antisemitismo e discriminazione nei confronti degli ebrei, è emerso che il 66% degli intervistati considera l'antisemitismo un grave problema nelle loro nazioni, mentre il 76% ha detto che la situazione era peggiorata negli ultimi cinque anni, sottolineando la necessità di un'azione urgente da parte dell'Unione europea.

    Dalla Siria la maggioranza dei richiedenti asilo in Germania

    Con oltre 173mila nuove domande nel 2014, in Germania il numero di richiedenti asilo è aumentato del 58% rispetto all’anno precedente, quando furono registrate 127mila domande. Secondo le statistiche dell’Ufficio federale per l’immigrazione e i rifugiati, quasi 129mila pratiche sono già state esaminate (+59%). Per quanto riguarda i paesi di provenienza, la Siria è la nazione da cui sono arrivati la maggioranza dei richiedenti, con quasi 40mla persone. Seguono Serbia (17mila) ed Eritrea (13mila). Come si vede dal dato relativo alla Serbia, una buona parte degli immigrati (circa 28mila persone) proviene da paesi dichiarati “sicuri” dal ministero dell’Interno (oltre alla Serbia, Macedonia e Bosnia). Si tratta, insomma, dei famosi “turisti del welfare”, popolazioni rom che mirano ai benefit tedeschi. Le loro domande saranno quindi automaticamente cestinate.

    Chi e perché scende in piazza con Pegida

    Non è solo l’islamofobia il motore delle manifestazioni di Pegida. Il movimento di protesta tedesco, nato a Dresda come risposta alla “islamizzazione dell’occidente”, si fonda in realtà su una diffusa e crescente insoddisfazione verso la politica e la vita di tutti i giorni. Lo rivela un sondaggio della TU di Dresda, che ha chiesto a un campione rappresentativo di oltre mille partecipanti i motivi che li hanno spinti a scendere in piazza. Per la maggioranza dei manifestanti, è lo scontento verso la politica e i partiti la molla che li ha spinti a unirsi a Pegida (54%). In molti (20%) hanno riferito anche di voler criticare i media e l’informazione. Mentre solo una minoranza è scesa in piazza esclusivamente per protestare contro gli immigrati e i musulmani.

    In allegato:
  • TU Dresden - Wer geht warum zu PEGIDA-Demonstrationen?
  • Aumenta l’affitto per cacciare i turchi, €30mila di multa

    La padrona di casa aumenta l’affitto mensile per costringere una famiglia turca ad andarsene. E viene condannata a una multa salata. Succede a Berlino, nel distretto di Tempelhof-Kreuzberg (uno dei più multietnici della città). I fatti risalgono al 2010, quando la proprietaria di numerosi appartamenti nello stesso condominio decide un rincaro del canone, da 7,04€/mq a 9,62€/mq. Soltanto, però per gli affittuari turchi e musulmani, mentre gli altri inquilini del palazzo ne rimangono indenni. Impossibilitati a pagare (la cifra era già stata aumentata solo due mesi prima, quando era appena 5,33€/mq), la famiglia turca chiede un mese di proroga, per avere tempo di trovare un’altra sistemazione. Proroga negata. Anzi: la proprietaria minaccia una querela, se l’appartamento non verrà subito liberato. Risultato: turchi e arabi fuori di casa, che viene riaffittata a inquilini non musulmani né turchi. Insomma, un “chiaro caso di discriminazione fondata sulla razza e sulle religione”, hanno stabilito i giudici tedeschi. Che hanno quindi condannato la proprietaria a versare un indennizzo di €30mila alla famiglia turca.

    In allegato:
  • Amtsgericht Tempelhof-Kreuzberg - 25 C 357/14
  • Calano le rimesse degli immigrati in UE, €28,3 mld nel 2013

    Nel 2013, sono inviati €28,3 miliardi di rimesse dall'Unione europea verso i paesi extra-UE. Mentre il denaro entrato nei paesi europei non superava i €10,3 miliardi. Tra gli Stati membri, Francia (€ 8,9 miliardi), Italia (€ 6,7 miliardi) e Regno Unito (€6,3 mld) hanno registrato i trasferimenti verso l'estero più consistenti, mentre Portogallo (€ 5 miliardi), Polonia (€ 2,8 miliardi), Regno Unito (€ 2,3 miliardi) e Romania (€ 2,1 miliardi) le entrate più ingenti. Secondo i dati diffusi da Eurostat, infine, le più alte quote di trasferimenti verso paesi terzi è stata registrata in Grecia (91%), Belgio e Slovenia (entrambi 87%).

    In allegato:
  • Eurostat - comunicato stampa
  • Per i tedeschi l’Islam è una minaccia

    I tedeschi si sentono minacciati dall’Islam. Lo rivela una ricerca della Bertelsmann Stiftung, secondo la quale il 57% degli intervistati di religione non islamica considera i musulmani una minaccia per la Germania. Con punte del 70% in Turingia e in Sassonia, proprio dove vivono pochissimi immigrati musulmani. La paura cresce con l’avanzare dell’età, visto che il 61% degli over-54 ha dichiarato di sentirsi in pericolo, percentuale che scende al 39% fra gli under-25. Una vera ondata di islamofobia, che si rivela anche nelle altre risposte: il 61% dei tedeschi è convinto che l’Islam non abbia nulla a che fare con l’Occidente (era il 52% nel 2012), il 40% si sente ormai “straniero in patria” per colpa dei troppi musulmani e il 25% vorrebbe addirittura vietare l’ingresso in Germania ai seguaci di Maometto. Al contrario, lo stesso sondaggio condotto fra i musulmani svela che il 90% degli intervistati si sente parte integrante della Repubblica Federale e ritiene la democrazia un valore, il 50% frequenta regolarmente tanto correligiosi quanto persone di un altro credo e il 60% si dice addirittura pronto ad accettare i matrimoni omosessuali.

    In allegato:
  • Bertelsmann Stiftung - Press release
  • Le vittime di reati non hanno la dovuta assistenza nella UE

    Le vittime di reati violenti nell'Unione europea non sono ancora supportate adeguatamente. In una prima valutazione globale dei servizi di assistenza alle vittime in tutta la UE, la FRA (Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali) sottolinea che, nonostante i miglioramenti, rimangono sfide in molti paesi. In primo luogo, il sostegno non deve essere solo legale, ma anche psicologico ed emotivo e deve essere messo a disposizione delle vittime, prima, durante e dopo il procedimento penale. "Entro 10 mesi gli Stati membri dovranno recepire la direttiva UE sulle vittime nell’ordinamento nazionale, e c'è ancora molto da fare", dice il direttore dell’Agenzia Morten Kjaerum. Tra le misure da introdurre per assicurare un supporto efficace alle vittime, la FRA consiglia di rimuovere gli ostacoli burocratici; garantire servizi di supporto mirati, tra cui il supporto al superamento del trauma e una consulenza psicologica per le vittime con esigenze specifiche (ad esempio le vittime con disabilità), vittime di violenza sessuale, o migranti irregolari; dare agli interessati accesso alle informazioni sui loro diritti e sei servizi di supporto disponibili, nonché le informazioni sul loro caso. Tuttavia, c'è stata una serie di sviluppi positivi ne i 28 paesi esaminati. Alcune nazioni garantiscono che le organizzazioni di supporti alle vittime abbiano la loro sede direttamente presso le stazioni di polizia o nelle loro immediate vicinanze, rendendo più facile i contatti. In altri paesi, i fondi per il supporto sono dagli stessi colpevoli di reati penali.

    In allegato:
  • FRA - Victims of crime in the EU: the extent and nature of support for victims - 2015
  • Strage di Charlie Hebdo: l’appello di Ban Ki-moon

    Il Segretario Generale delle Nazioni Unite lancia un appello alla tolleranza fra tutte le comunità. Dopo l'attacco alla redazione della rivista satirica francese Charlie Hebdo, Ban Ki-moon ha chiesto tolleranza a tutto il mondo, al fine di sanare le tensioni all'interno delle società. "In troppi posti della terra abbiamo visto atti di estremismo, una brutalità indicibile e una preoccupante escalation delle tensioni tra le comunità e all'interno delle stesse società. Affrontare questo discordia in modo da risolvere il problema, invece di aggravarlo, potrebbe essere la più grande prova che dobbiamo affrontare nel XXI secolo", ha detto Ban Ki-moon ai giornalisti presso la sede delle Nazioni Unite. Il Segretario generale delle Nazioni Unite ha in particolare sottolineato la "spietata esecuzione" del poliziotto francese (un musulmano egli stesso), che considera l'immagine più orribile del massacro.