Minori stranieri non accompagnati, il bando del ministero

C’è tempo fino al 30 gennaio per partecipare al bando del ministero dell’Interno, che prevede un finanziamento di €11,8 milioni per strutture di accoglienza per minori stranieri non accompagnati. I centri forniranno una prima accoglienza a circa di 2.400 minori stranieri non accompagnati, in attesa del loro inserimento nella rete SPRAR, gestita dagli enti locali. Ci potranno essere massimo due centri per regione, e dovranno garantire circa 217.600 giornate di accoglienza complessive dal 16 febbraio al 15 novembre 2015. Fra i servizi che le strutture devono assicurare, oltre alla prima accoglienza e alla cura dei bisogni fondamentali, anche le informazioni e il supporto legale che servono all’avvio delle procedure di identificazione, dell’accertamento della minore età, dell’affidamento del tutore, della richiesta per la protezione internazionale e per il ricongiungimento familiare. Non potranno mancare assistenza sanitaria e supporto psicosociale. Sul sito del ministero il bando e tutti i moduli per presentare la candidatura.

Con 5,5 mln di profughi, il 2014 fa segnare un nuovo record

Circa 5,5 milioni di persone sono stati costretti ad abbandonare le loro case solo nella prima metà del 2014. Numeri da record, come evidenzia il rapporto Mid-Year Trend 2014 a cura dell'UNHCR. Secondo i dati dell’Agenzia per i rifugiati, 1,4 milioni sono fuggiti dai loro paesi di origine, mentre la maggior parte è rimaste all’interno dei confini nazionali (questi ultimi si definiscono “internally displaced person” o IDP). Nel complesso, il numero di persone aiutate dall'UNHCR ha raggiunto la cifra record di 46,3 milioni a metà 2014 - 3,4 milioni in più rispetto alla fine del 2013. Tra i principali risultati del rapporto, risulta che nel 2014 i siriani sono diventati la popolazione di rifugiati più numerosa, con 3 milioni di persone (il 23% del totale degli assistiti UNHCR), superando gli afghani dopo tre decenni di questo triste primato (2,7 milioni). Dopo Siria e Afghanistan, i principali paesi di origine di profughi e rifugiati sono Somalia (1,1 milioni), Sudan (670.000), Sud Sudan (509.000), Repubblica democratica del Congo (493.000), Myanmar (480.000) e Iraq (426 mila).

In allegato:
  • UNHCR - Mid Year Trends 2014
  • Storico trattato ONU contro il traffico di armi

    Uno strumento per controllare il commercio internazionale di armi. È entrato in vigore il 24 dicembre scorso lo United Nations Arms Trade Treaty, firmato da 130 paesi e già ratificato da 61 di questi, fra cui Italia, Regno Unito, Francia, Spagna e Germania, alcuni dei principali esportatori di armi (anche se l’esportatore numero 1, la Russia, non l’ha firmato e gli Stati Uniti non lo hanno ratificato). Una novità salutata con grande soddisfazione delle organizzazioni internazionali che da anni si battono per porre un freno al traffico di armi, riunite sotto la Control Arms Coalition – che conta oltre 100 ONG fra cui Oxfam, Amnesty International e Saferworld. “Questo trattato non è soltanto un pezzo di carta”, è il commento degli attivisti. L’accordo ONU, infatti, è legalmente vincolante obbliga gli stati che vendono partite di armi a compiere un’accurata valutazione dei rischi connessi alla transazione, inclusa la possibilità che la nazione acquirente possa usare gli armamenti per crimini di guerra e violazioni di diritti umani. Se esiste un rischio sostanziale, la vendita non potrà essere autorizzata.

    In allegato:
  • United Nations - The Arms Trade Treaty
  • Con la giusta formazione gli immigrati assunti più dei tedeschi

    Dopo il contratto di apprendistato, i ragazzi di origine straniera vengono assunti più spesso dei tedeschi. Il vero problema per loro è quello di trovare un Ausbildungsplatz, un posto in un corso di formazione (che in Germania richiedono particolari requisiti). Questi sono i risultati di uno studio condotto dal Bundesinstitut für Berufsbildung, che evidenzia come il 44% degli immigrati che fanno un tirocinio durante gli studi ottiene un posto fisso e il 27% un contratto a tempo determinato, mentre per i giovani tedeschi le percentuali si fermano, rispettivamente, al 35 e al 26%. Al contrario, solo il 75% dei giovani stranieri si iscrivono a un corso di formazione professionale entro tre anni dal diploma, rispetto all'84% dei tedeschi. Uno dei motivi è che il voto e il tipo di maturità è spesso inferiore a quello richiesto dagli istituti di formazione.

    In allegato:
  • BIBB - Einmündungschancen in duale Berufsausbildung und Ausbildungserfolg junger Migranten und Migrantinnen - dicembre 2014
  • Per 232mln di migranti ecco l’International Migrants Day

    Ci sono ormai 232 milioni di migranti nel mondo. E proprio a loro è dedicato l’International Migrants Day, proclamato dall’ONU nel 200, che si tiene il 18 dicembre di ogni anno. Proprio per riaffermare la necessità di assicurare ai migranti diritti e libertà, il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha ricordato le terribili condizioni in cui vivono e lavorano molti profughi e rifugiati, i casi di discriminazione e la situazione delle famiglie spesso divise. Gli Stati membri delle Nazioni Unite e le organizzazioni coinvolte nelle politiche di immigrazione sono quindi invitati diffondere informazioni sui diritti umani e sulle libertà fondamentali dei migranti e, attraverso lo scambio di esperienze e la progettazione di interventi, a garantire la loro protezione.

     l’International Migrants Day

    Nei “kita” tedeschi 1 bambino su 4 è straniero

    Negli asili nido tedeschi, il 25% degli iscritti è di origine straniera. Circa 675mila bambini, su un totale di 2,6 milioni che frequentano i kindergarten in Germania. Secondo i dati diffusi dall’Ufficio federale di statistica, però, la quota di bambini sotto i 6 anni iscritti a una struttura di children care è del 53% , notevolmente più bassa rispetto ai tedeschi “doc”, che arriva al 68%. La differenza maggiore si registra fra i minori di 3 anni, con l’80% delle famiglie immigrate che tiene a casa i loro figli, percentuale che per le famiglie autoctone scende al 62%.

    Per i migranti è il Mediterraneo il mare più mortale del mondo

    Oltre 207mila persone hanno cercato di attraversare il Mediterraneo da inizio anno. Un record assoluto, pari al triplo del 2011, quando furono 70mila – finora il livello più alto mai registrato. Inoltre, secondo quanto riporta l’Agenzia ONU per i rifugiati, ormai il 50% di chi cerca rifugio in Europa è composto da richiedenti asilo, soprattutto da Eritrea e Siria. Tragico il conto delle morti: le 3.419 vittime accertate rendono il Mediterraneo la rotta più pericolosa e mortale del mondo. Sono almeno altri tre, infatti, i mari solcati dalle barche dei migranti: subito dopo il Mediterraneo, la rotta più battuta è quella del Corno d’Africa, con 82.680 persone che hanno attraversato il Mar Rosso e il Golfo di Aden in fuga da Etiopia e Somalia. Circa 54mila migranti sono salpati dalle coste del Sudest asiatico, principalmente Bangladesh o Myanmar, e meno di 5mila nei Caraibi. In totale, l’UNHCR calcola che, nei primi 11 mesi del 2014, 348mila persone hanno preso il mare in cerca di asilo o semplicemente per abbandonare il loro paese, con 4.272 morti accertate.

    In allegato:
  • UNHCR - comunicato stampa
  • Human Rights 365, lo slogan della Giornata dei diritti umani

    "Human Rights 365" è lo slogan dello Human Rights Day 2014, che si tiene il 10 dicembre come ogni anno a partire dal 1950, quando l'Assemblea generale delle Nazioni Unite creò la Giornata internazionale dei diritti umani. A quel tempo, l’obiettivo dell’ONU era quello di portare all'attenzione "di tutti i popoli del mondo" la Dichiarazione universale dei diritti umani, come ideale comune da raggiungere a ogni livello. Il motto di quest'anno sottolinea l'idea che ogni giorno è una Giornata dei Diritti Umani e che ognuno di noi, ovunque, in ogni momento è titolare di questi diritti. Il Segretario Generale ha quindi esortato tutti a "parlare forte e chiaro" ad ogni livello, denunciando le autorità che negano i diritti di qualsiasi persona o gruppo.

    Ucraina, dall’inizio della guerra quasi un milione di profughi

    Sfiora ormai un milione il numero di persone in fuga dall’Est Ucraina. Oltre 500mila sono rimaste nel paese, altre 233mila sono scappate in Russia in cerca di protezione dall’inizio della guerra civile. Secondo quanto riporta l’Agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR), inoltre, il numero di cittadini ucraini che hanno fatto richiesto asilo politico in un paese europeo sono decuplicati in un anno, passando da 885 in tutto il 2013 a ben 8.936 fino a ottobre scorso. Le nazioni UE che hanno ricevuto più richieste sono Polonia, Germania, Francia e Svezia. “Molti ucraini, però, preferiscono non cercare protezione internazionale ma fare domanda per il permesso di soggiorno temporaneo”, precisa il portavoce UNHCR William Spindler. Tanto che sono stati più di 317mila gli ucraini che sono andati all’estero cercando di ottenere un permesso di soggiorno, la maggior parte dei quali in Russia (222mila persone), Bielorussia (60mila) e Polonia (23mila). Naturalmente, non si può sapere se i motivi che hanno spinto queste persone ad abbandonare il loro paese siano direttamente riconducibili al conflitto. I “profughi interni” sono rimasti principalmente nella regione di Kharkiv (118mila persone), alloggiati soprattutto in centri di emergenza, mentre non ci sono dati certi sulle condizioni delle persone nei territori controllati dagli indipendentisti.

    L’asilo politico per un gay rimane un rebus

    Come dimostrare di essere perseguitati nel proprio paese a causa dell’orientamento sessuale? Una questione assai spinosa di cui si è recentemente occupata la Corte di Giustizia della UE. Lasciando più di qualche dubbio sul tappeto. I giudici europei precisano, infatti, che certamente non si possono produrre video di atti intimi, né sottoporsi a speciali “test” (ad esempio, compiere atti omosessuali davanti alle autorità competenti), come spesso cercano di fare gli stessi richiedenti asilo. Accettare prove del genere avrebbe un effetto incentivante nei confronti di altri richiedenti. Le dichiarazioni del diretto interessato costituiscono solo il punto di partenza, e hanno bisogno di una conferma. Ma, trattandosi di informazioni relative alla sessualità, bisogna procedere con cautela, valutando anche l’ovvio imbarazzo e la reticenza che certe domande possono provocare. In ogni caso, le modalità di valutazione non devono ledere il diritto al rispetto della dignità umana e il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Insomma è chiaro cosa non bisogna fare. Sul resto la sentenza lascia ampi margini di discrezione alle autorità competenti.