La schiavitù moderna dall’Albania al Regno Unito

L'Albania è il principale paese fornitore di potenziali vittime della schiavitù moderna nel Regno Unito, secondo i dati del “National Referral Mechanism”. L’indagine, relativa agli ultimi tre anni, è stata realizzata dalle istituzioni d’oltremanica e accorpa diversi reati tra cui il traffico di esseri umani, la schiavitù, la servitù e il lavoro forzato o obbligatorio. La stragrande maggioranza dei nuovi schiavi bianchi europei sono donne e bambini, i quali rischiano di cadere nella trappola della prostituzione; mentre per gli uomini la minaccia più grave deriverebbe dallo sfruttamento sul lavoro. Moltissimi bambini provengono dalla parte settentrionale più povera dell'Albania. E spesse volte sono iniziati al “viaggio della speranza” dagli stessi genitori, che vedono l’isola del Nord come una meta di riscatto.

5 regole per diventare anti-razzista

Come diventare un anti-razzista? 5 semplici regole arrivano da Londra, direttamente da una donna vittima di discriminazione razziale. È enorme l’aumento di questi fenomeni, verificatosi dopo il referendum su “Brexit” che ha sancito la volontà della Gran Bretagna di uscire dall’Unione Europea. Sempre più spesso, nelle situazioni quotidiane, i cittadini inglesi si trovano così davanti ad un bivio: essere semplicemente non razzisti o diventare qualcosa di più, degli anti-razzisti. In un video Penny Wangari-Jones dell’Associazione “Racial Justice Network” spiega come compiere quest’ultimo passo: suggerendo alcuni comportamenti che vanno dal non essere solo spettatore passivo di fenomeni di razzismo, ma filmare con il telefonino le scene che si presentano e portarle alla polizia; al rimanere vicino alla vittima e parlare con lei durante l’attacco verbale, aiutandola se necessario anche dopo. Partecipando infine attivamente alle manifestazioni antidiscriminazione, mettendoci la faccia.

Con la Borsa halal Sarajevo ritorna multietnica

Inaugurato alla Borsa di Sarajevo il primo “indice islamico” dei Balcani. Si chiama “Sasx-Bbi”, è un listino ad hoc per tutte quelle società che vogliono fare business nel pienorispetto dei dettami del Corano. Ad essere quotate esclusivamente compagnie e società che, almeno in teoria, rispettano tutti i principi del Libro Sacro e i dettami della giurisprudenza islamica. Regola n.1: niente tassi d’interesse e speculazioni alla Wolf of Wall Street. Regola n.2: rigidamente esclusi i produttori e rivenditori di alcol, tabacco, carne di maiale, beni e servizi pornografici, giochi d'azzardo, musica e film. Un filtro strettissimo che spiega perché in questa speciale lista di aziende "halal", “lecite”, “pure”, si contanto appena 25 titoli. Per lo più nel settore dell'agricoltura, del turismo, della metallurgia e dell'energia

Il video dei giovani musulmani italiani contro gli stereotipi

“Cambiamo l’approccio, basta dire cosa e chi non siamo, iniziamo piuttosto a dire chi siamo!”E’ lo slogan di “InMyName”: la risposta dei ragazzi musulmani di una cittadina piemontese (Bra) a “NotInMyName”, la campagna mondiale lanciata l’anno scorso contro il terrorismo. Un video di un minuto nel quale i giovani islamici raccontano la loro vita nelle città italiane, lontano da stereotipi, paure e pregiudizi. Per mostrarci cosa fanno, quali sono le loro passioni, i loro interessi e progetti futuri. Facendo vedere, attraverso tanti estratti di vita quotidiana che vanno dalla scuola al lavoro fino allo sport, che valori come l’amicizia, la solidarietà e il rispetto comune non sono spariti. Che è quindi possibile vivere insieme e la parola integrazione non è solo una lontana chimera.

Dove il “cacciatore di immigrati” è un eroe nazionale

La Bulgaria ha un nuovo supereroe. Si chiama Dinko ed è il primo volontario “cacciatore di immigrati” di pattuglia al confine con la Turchia. Un omone che negli ultimi giorni fa scorribande con il suo quad lungo la barriera spinata in costruzione tra i due Paesi, a caccia di  immigrati che cercano di attraversare il confine illegalmente. E una volta avvistati li picchia, li mette a terra minacciandoli di morte e li trattiene fino all’arrivo delle forze dell’ordine. “Prede” fermate, a mani nude. E senza distinzione tra uomini, donne o bambini, come si vede nel video da lui stesso realizzato. Un impegno civile, cosi lo ha definito, che, a suo avviso, dovrebbe ora essere incoraggiato e regolamentato dal governo. Per esempio con un premio in denaro per ogni “capo” catturato.

Le 3 nazioni europee con più combattenti nell’ISIS

I Balcani sono la fucina europea di combattenti dell’ISIS. In particolare è  la Bosnia il paese del Vecchio Continente con il più alto numero di jihadisti per milione di abitanti. Seguita dal Kosovo e dall’Albania. Un ampio bacino di guerriglieri fatto, secondo lo studio realizzato da Vlado Azinoviç per conto del think tank democratization.org, da persone provenienti da contesti geograficamente, economicamente e socialmente marginali. Che, dai tempi delle ultime guerre balcaniche, vivono di espedienti e di contrabbando. Facili prede di un Islam che li ammalia più che coi principi del Corano con quelli del dio denaro. Perché alla stragrande maggioranza di questi foreign fighters non sarebbe bastata una vita per potersi permettere una casa di proprietà che invece il Califfo offre loro nel momento in cui si arruolano e abbandonano l’Europa per la Siria.

In allegato:
  • DPC - Bosnia and Herzegovina and the Nexus with Islamist Extremism, AI-DPC BiH Security Risk Analysis Policy Note #5, 2015
  • A Venezia c’è un rifugiato gigante che non va in gondola

    Un profugo gigante gonfiabile, alto 6 metri metri e seduto su una zattera, è stato avvistato nel bacino di San Marco, a Venezia. Non una boutade, ma una provocazione degli artisti belgi Schellekens&Peleman. Che hanno così voluto richiamare l’attenzione sull’emergenza profughi in Europa. E che rischia di disumanizzare il richiedente asilo, identificandolo quasi sempre come un enorme problema da scacciare (da qui le dimensioni extra large dell’opera). L’enorme figura è stata realizzata con lo stesso materiale delle imbarcazioni usate dai trafficanti di essere umani per attraversare il Mediterraneo.

    I profughi danno fastidio alle prostitute

    Ai profughi può capitare, oltre che con le guardie, di dover fare i conti anche con le prostitute. Come nel caso del parco circostante la stazione di Belgrado. Teatro di quotidiani scontri tra le sue abituali “frequentatrici” ed i rifugiati siriani che vi si accampano in attesa di proseguire la loro marcia verso il Nord Europa.

    Questi arabi ci hanno rovinato il mestiere. Occupano tutte le panchine e piantano le loro tende dappertutto. Con la conseguenza di impaurire anche i clienti più affezionati. Di questo passo va a finire che noi moriamo di fame, mentre questi sono assistiti e riveriti dal governo”– dichiara allarmata Maja (40 anni), tra le veterane del posto.

    Le fa eco un’altra sua collega: “mi piacerebbe che questi richiedenti asilo comprassero almeno i nostri servizi. Così da compensare in qualche modo le perdite di guadagno. Ma non ci degnano nemmeno di uno sguardo. Anche se sanno benissimo quello che facciamo. Siamo arrabbiate e senza speranza. Io non odio le persone di altre fedi, religioni e colore della pelle, però loro sono stranieri e noi invece viviamo qui. E credo che abbiamo più diritto noi ad esercitare il nostro lavoro in questo parco, che loro a dormirci”.

    A protestare contro i danni economici che l’emergenza profughi sta determinando per il mercato del sesso della capitale serba non sono solo le “dirette interessate” ma persino i tassisti “ora i clienti non chiedono più di essere accompagnati direttamente alla stazione, preferiscono altre mete più sicure”.

     Ma anche i rifugiati, dal canto loro, hanno di che lamentarsi: “Mia moglie – afferma Sahir - era scioccata e inorridita quando le ha viste la prima volta  ed ha subito intimato a mia figlia, coprendole gli occhi, di non guardarle”.

    Anche le formiche sono contro la discriminazione dei disabili

    C'è una clip animata da due formiche disabili. La prima, Mika, ha un’antenna spezzata. La seconda, Marta, una gambetta più corta che la costringe a camminare in carrozzina. Vivono nello stesso formicaio, dove il 10% della popolazione è affetta da disabilità. E per questo è derisa da tutti. Ad eccezione di Mladjan e Mladjana (altre due formiche attive nelle associazioni giovanili) che vengono in soccorso dei loro amici. Dimostrando al resto degli “abitanti” che la diversità non va rifiutata. È questa la trama di una delle pubblicità progresso in questi giorni in onda alla tv di stato serba che usa la metafora della società-formicaio per promuovere la tolleranza e battere le discriminazioni basate su sesso, etnia e condizione sociale.

    Quando i Rom anziché un ghetto costruiscono un Hotel 5 stelle

    Design e precisione svizzera accompagnati da passione e ospitalità Rom. È la ricetta vincente dell’Hotel Gračanica, primo e probabilmente unico albergo al mondo pensato, progettato, realizzato e gestito quasi interamente da questa minoranza etnica. Una combinazione di architettura contemporanea ed elementi tradizionali della cultura gitana, uniti alla cucina tipica del Sud-est europeo. La struttura si trova appunto a Gračanica, un paese poco distante da Pristina, in Kosovo, ed è nata grazie all’iniziativa e alla perseveranza di tre amici kosovari residenti in Svizzera. Che non si sono spaventati di fronte alle enormi difficoltà burocratiche che ancora presenta il piccolo paese balcanico e hanno realizzato il loro sogno.