Cosa si intende per rifugiato

Rifugiato, dal francese rèfugié (fuggito), o Esule, dal latino ex (fuori) solum (suolo), è colui che, in base alla Convenzione di Ginevra del 1951, è costretto a lasciare il proprio paese perché perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche e non può farvi ritorno se non a rischio della propria sicurezza e incolumità. Per i dati relativi ai rifugiati a livello mondiale clicca qui.

In Italia a chi viene riconosciuto lo status di rifugiato la questura rilascia un apposito permesso di soggiorno, rinnovabile, della durata di 5 anni. Il titolare di questo permesso ha diritto di:


  • svolgere attività lavorativa sia autonoma che subordinata.

  • entrare nei ruoli del al pubblico impiego.

  • iscriversi al servizio sanitario nazionale.

  • godere delle prestazioni assistenziali dell’Inps.

  • usufruire del sistema di istruzione pubblica.

  • ottenere un documento equipollente al passaporto.

  • di ricongiungersi con i propri familiari senza dover dimostrare i requisiti di alloggio e di reddito richiesti per gli stranieri titolari di altri tipi di permesso di soggiorno.

  • richiedere la cittadinanza italiana per naturalizzazione dopo 5 anni di permanenza in luogo dei 10 previsti per gli stranieri non comunitari.
Per i dati relativi al numero dei rifugiati presenti in Italia clicca qui

Cosa significa apolide

Secondo la Convenzione di New York del 1954 il termine apolide indica una persona che nessuno Stato considera come suo cittadino.

La condizione degli apolidi è simile a quella dei rifugiati e, come loro, devono veder riconosciuto il loro status di apolide da parte dello stato in cui vivono o dell’UNHCR attraverso una procedura che può avvenire in via amministrativa o giudiziale.

In base alle più recenti stime dell’UNHCR a livello mondiale dovrebbero essere circa 10 milioni.

Non ci sono dati precisi sulla presenza di apolidi in Italia, ma secondo l’UNHCR la maggioranza si trova all’interno delle comunità Rom provenienti dalla ex Jugoslavia, o tra persone originarie dell’ex URSS, della Palestina, del Tibet, dell’Eritrea e dell’Etiopia. Per quanto riguarda la comunità Rom, nel 2013 la Comunità di Sant’Egidio stimava che circa 15 mila discendenti di persone provenienti dalla ex Jugoslavia fossero privi di documenti e per questo potenzialmente apolidi. Il numero corrisponderebbe più o meno al 10 per cento dei Rom presenti sul territorio italiano e comprenderebbe anche giovani nati in Italia, ma privi della cittadinanza italiana. In questi casi, possono essere vari i fattori che ostacolano sia il riconoscimento della cittadinanza italiana sia lo status di apolide: tra questi la mancata registrazione delle nascite, la perdita dei documenti per i cittadini della ex Jugoslavia o il mancato rilascio del passaporto da parte dei Consolati dei paesi di origine.

Nel 2015 l’Italia ha aderito anche alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla riduzione dei casi di apolidia, adottata a New York nel 1961. In base a questa convenzione, gli stati contraenti sono tenuti a riconoscere come propri cittadini coloro che nascono sul proprio territorio ma che sarebbero apolidi perché non possono acquisire la cittadinanza da nessuno dei due genitori (per esempio i figli dei cittadini cubani nati in Italia).

Sui salvataggi alcune Ong continuano a non rispondere

Dopo Moas è il turno di Sos Mediterranée, che non è una, ma tre diverse associazioni: italiana con sede a Palermo, tedesca con quartier generale a Berlino e francese con uffici a Marsiglia. Un capitano di mercantili, Klaus Vogel, ha fondato nel 2015 quella tedesca, seguita dalla francese, presieduta da una certa Sophie Beau e, nel 2016, si è aggiunta quella italiana, amministrata da tale Valeria Calandra.

Dei tre presidenti si sa poco o niente. Abbiamo chiesto all’associazione italiana il loro curriculum, per conoscerli, capire qual è il loro mestiere, quali altri ruoli hanno ricoperto in passato o ricoprono attualmente. Dopo averci assicurato che avrebbero risposto, passate tre settimane, tutto tace. Ma a Sos Mediterranée Italia chiedevamo anche altro.

Tre onlus, tre sedi, tre presidenti: tre diversi bilanci? O uno solo? E’ possibile consultarli/o? Terzo punto: i fondi. Sos Mediterranée, come tutte le ong operanti nel Mediterraneo, ha bisogno di moltissimi soldi per salvare vite. Sappiamo solo che la nave Aquarius costerebbe, a quanto si legge sul sito, 11mila euro, per ogni giorno che è attiva in mare. Chi li paga? Sul sito si legge che l’associazione è “interamente finanziata dalla popolazione solidale a livello globale”. Che significa? Ci sono aziende (se sì quali?), enti (se sì quali?), privati (chi sono i più generosi?)? Premesso che nessuna ong è tenuta a fornire queste informazioni, crediamo che il silenzio non sia l’arma migliore per chiarire i dubbi sulla provenienza dei fondi, oggetto di domande rese pubbliche dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro prima, con la sua indagine conoscitiva, e dalla Commissione Difesa del Senato poi, con le sue audizioni.

E ancora: con quante navi operano le associazioni che rientrano sotto il nome di Sos Mediterranée? E che bandiera battono? Visto che quelle della ong Moas farebbero, secondo Zuccaro, riferimento a paradisi fiscali, sarebbe interessante conoscere quelle delle altre ong. Quanti salvataggi sono stati effettuati finora? Quanti di questi sono avvenuti nella Sar (l’area di mare Search and Rescue, Ricerca e Soccorso) italiana e quanti invece in quella degli stati frontisti del Nord Africa?

Domande legittime che intendono solo fare chiarezza nel dibattito pubblico, a difesa di tutte le ong serie e trasparenti.

6 cose da sapere sui rifugiati negli Stati Uniti

Donald Trump ha deciso di congelare l’ingresso negli Stati Uniti di tutti i rifugiati per 4 mesi. A seguito di questo provvedimento, il centro di studi Pew Research Center ha messo in evidenza sei elementi chiave per comprendere meglio il rapporto fra rifugiati e Stati Uniti:
1) Storicamente, il numero totale di profughi arrivati negli Stati Uniti è variato insieme agli eventi globali e le priorità del Paese. Dal 1990 al 1995, una media di circa 112 mila rifugiati è giunta negli USA ogni anno, molti provenienti dall'ex Unione Sovietica. Tuttavia, l'ammissione di rifugiati è scesa a meno di 27 mila nel 2002 a seguito degli attacchi terroristici del settembre 2001.
2) Gli USA hanno consentito l'ingresso a 84.995 rifugiati tra gennaio e settembre 2016, il numero più alto di tutta la presidenza Obama. Ulteriori 31.143 rifugiati sono stati ammessi negli Stati Uniti dal 1° ottobre 2016 fino al 24 gennaio 2017. E 1.136 sono arrivati da quando Trump è diventato presidente, il 20 gennaio 2017.
3) Nel 2016 il maggior numero di rifugiati è arrivato dalla Repubblica Democratica del Congo: 16.370. A seguire Siria (12.587), Birmania (12.347), Iraq (9.880) e Somalia (9.020). Negli ultimi dieci anni, il maggior numero di profughi è giunto da Birmania (159.692) e Iraq (135.643).
4) Quasi 39 mila rifugiati musulmani sono entrati gli Stati Uniti nel 2016, il numero più alto mai registrato. Lo scorso anno i musulmani costituivano quasi la metà (46%) dei rifugiati, una quota superiore a quella dei cristiani (44%).
5) Nel 2016 il maggior numero di rifugiati è stato accolto in California, Texas e New York. Altri stati che hanno ricevuto almeno 3 mila rifugiati sono: Michigan, Ohio, Arizona, North Carolina, Washington, Pennsylvania e Illinois. Al contrario l'Arkansas, il Distretto di Columbia e il Wyoming hanno preso meno di 10 rifugiati. Delaware e Hawaii nemmeno uno.
6) L'opinione pubblica americana ha mostrato di non gradire molto l'arrivo di rifugiati. Nel mese di ottobre 2016, il 54% degli elettori registrati ha detto che gli Stati Uniti non hanno la responsabilità di accogliere i profughi provenienti dalla Siria, mentre il 41% ha detto di sì. Con un divario molto marcato tra quelli che hanno votato per Trump e i sostenitori della Clinton.

1/3 degli immigrati in Svezia vive con la paura di uscire

Il 30% degli immigrati presenti in Svezia non si sente sicuro quando esce di notte. Mentre -rivela uno studio del Consiglio nazionale svedese per la prevenzione della criminalità- la sensazione di insicurezza si attesta al 20% per coloro che sono nati nel paese scandinavo da genitori stranieri e al 17% tra gli svedesi autoctoni. Secondo gli esperti i dati sull'insicurezza sono aumentati rispetto allo scorso anno, quando era al 24% tra gli immigrati e al 13% tra gli svedesi. Inoltre, il 10% delle persone di origine straniera ha detto di sentirsi così insicuro da decidere di non uscire di casa la sera, rispetto al 6% degli svedesi autoctoni.

In allegato:
  • Brottsförebyggande rådet - Anmälda brott Slutlig statistik för 2015
  • Quanti sono i permessi di soggiorno rilasciati nell’Unione europea

    Nel 2015 gli Stati membri dell'Unione europea hanno rilasciato 2,6 milioni di permessi di soggiorno a cittadini extracomunitari. Un numero record, in aumento del 12,1% rispetto al 2014. Quello per motivi familiari rappresenta il 28,9% di tutti i permessi rilasciati, seguito da quello per lavoro (27,2%), istruzione (20,2%) e un 23,8% per “altre” ragioni. I dati sono stati pubblicati oggi da Eurostat. Secondo l'ufficio statistico europeo, il Paese che ha rilasciato il maggior numero di permessi di soggiorno è stato il Regno Unito (633 mila, ovvero il 24,3% del totale), a seguire Polonia, Francia, Germania, Spagna e Italia. I cittadini dell'Ucraina sono quelli che hanno beneficiato del più alto numero di permessi (500 mila, ovvero il 19,2% del totale), al secondo posto i cittadini di Stati Uniti, Cina, India, Siria e Marocco.

    In allegato:
  • Eurostat - Press release
  • La demografia conferma che la Merkel aveva ragione

    Per la prima volta dal 1982 il tasso di natalità in Germania torna grazie agli immigrati a salire sopra soglia 1,5 figli per donna. Un dato che per quanto basso, inferiore alla quota di sostituzione generazionale di 2,1 bebè per coppia, è un mezzo miracolo per quello che dopo il Giappone, a pari merito con l’Italia, è il paese più vecchio al mondo. A dare il colpo di frusta alla demografia stagnante d’Oltrereno sono le nuove arrivate con un tasso di natalità che nell’ultimo anno è passata da 1,86 a 1,95 figli pro-capite. Mentre quello delle tedesche è cresciuto solo dello 0,1 fermandosi a quota 1,43. Un sia pur timidissimo baby-boom che dà, almeno in parte, ragione alla tanto bistrattata politica del Wir Schaffen (ce la possiamo fare) promossa dalla Merkel un anno fa in piena emergenza immigrazione.

    Hanno trovato lavoro grazie alle stupidaggini di Trump

    Neri, asiatici, disabili, gay, lesbiche e trans, questo annuncio di lavoro è per voi. A pubblicarlo la CBS, uno dei più grandi network televisivi americani, che ha così deciso di lanciare un casting senza precedenti per assumere e inserire nel palinsesto della stagione 2017, presentatori, attori, ma anche registi provenienti dai quei gruppi sociali che sul piccolo schermo sono stati tradizionalmente sotto-rappresentati. L’iniziativa arriva dopo il vespaio di polemiche scoppiate negli ultimi mesi, sul problema mai risolto dell’egemonia, in alcuni casi un vero monopolio dei maschi bianchi come protagonisti nelle più note serie TV e film cult al cinema. 

    Se la crociata anti-burkini ha solo arricchito due spagnole

    È grazie alla crociata estiva francese anti-burkini se gli affari di Elouali Hanini e Romina Cusulini vanno alla grande. Fino a poche settimane fa infatti nessuno conosceva queste due eleganti imprenditrici. Che dal 2013 guidano in Spagna un’azienda dove disegnano, producono ed esportano burkini per donne che per ragioni religiose, di salute o per qualsiasi altro motivo non vogliono esporre pubblicamente i loro corpi sulle spiagge. Anni di oblio fino a quando lo scorso agosto la polemica scoppiata nelle spiagge d’Oltralpe ha fatto conoscere questo controverso capo d'abbigliamento al grande pubblico. A tal punto da trasformarlo in una sorta di feticcio modaiolo richiestissimo per puro vezzo estetico. Tant’è che all’emporio spagnolo Hanini-Cusulini tra costumi integrali in raffinati tessuti italiani impreziositi da pregiati Swarovski viene da pensare tutto tranne che all’Islam.

    Quanti siriani hanno ottenuto la residenza in Olanda

    Il numero di siriani residenti nei Paesi Bassi a settembre 2016 è pari a 64 mila. Un numero in netta crescita rispetto ai 15 mila dell'inizio del 2014. I richiedenti asilo ai quali è stato dato un permesso di soggiorno e hanno vissuto nei Paesi Bassi per almeno sei mesi sono autorizzati a registrarsi nelle liste dei residenti del comune nel quale vivono. Secondo i dati dell'Ufficio di statistica olandese, solo nei primi otto mesi di quest'anno 19.300 cittadini siriani si sono registrati. La maggior parte di loro vive ad Amsterdam, Rotterdam e Utrecht.