Predica bene, razzola male

Il tribunale di Milano ha condannato la prima banca italiana dedicata ai cittadini immigrati per molestie razziali nei confronti di un dipendente di origine straniera. Strano, ma vero. Secondo quanto stabilito dai giudici meneghini, infatti, ExtraBanca, dovrà risarcire con €5 mila l’impiegato italo-senegalese che si era visto apostrofare come “negro che crea troppi problemi” dopo aver annunciato al proprio capo l’intenzione di candidarsi in una lista civica a sostegno di Pisapia sindaco. Insomma, è il classico caso che conferma l’antico adagio: “predica bene, razzola male”. Anche se, vale la pena sottolineare che i vertici dell’Istituto respingono ogni accusa. La palla adesso passa alla Corte d’Appello.

In allegato:
  • Tribunale ordinario di Milano - Sentenza n. 16945/2011
  • Bugie ministeriali

    Pensare di combattere il terrorismo islamico con le menzogne è una strategia perdente e controproducente. Lo sa bene il Ministero dell’Interno italiano che, dopo aver negato la concessione della cittadinanza a un pachistano residente nel nostro Paese da oltre 20 anni, perché accusato di avere rapporti con gruppi estremisti è stato costretto a fare marcia indietro. Per la semplice ragione che, come hanno dimostrato i giudici del Consiglio di Stato dopo il ricorso presentato dal Viminale contro la decisione del Tar del Lazio di revocare la decisione del Ministero, le accuse nei confronti dell’immigrato erano a dir poco infondate. Negli atti, redatti dagli esperti del Dicastero, infatti, i sospetti nei confronti dello straniero si basavano esclusivamente sul fatto di frequentare assiduamente la Moschea e partecipare regolarmente alla funzioni religiose. Tant’è che, a seguito di ulteriori numerosi controlli, i sospetti si sono rivelati privi di alcun fondamento.

    In allegato:
  • Consiglio di Stato, sentenza n. 07265 - 2006
  • 3) Rom – Ramona Manescu

    Affermata giurista in Romania, una sequela di incarichi istituzionali all’attivo, a dispetto della giovane età, Ramona Manescu è già alla seconda legislatura europea. Membro del  gruppo politico dell’ALDE, l’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, in patria è esponente di primo piano del PNL, il Partito Nazional Liberale dell’ex primo ministro Taricenau.

    1) Secondo lei, a cosa è ascrivibile l’assenza di integrazione della maggior parte dei Rom? Chi ha più colpe, le autorità o i rom stessi?

    Se vogliamo essere onesti, dobbiamo ammettere che, prima di tutto, la responsabilità di assicurare l'integrazione e l’educazione dei Rom ricade sullo stato di origine e poi si può parlare di responsabilità degli Stati in cui desiderano stabilirsi. Tuttavia, la stessa popolazione rom deve dimostrare di volersi integrare, rispettando ad esempio le leggi.

    2) Come sono stati spesi gli ingenti finanziamenti europei a favore dell’integrazione delle popolazioni rom?  A tal proposito, ritiene che la strategia europea per i Rom varata nel 2008 abbia segnato passi avanti?

    Purtroppo, secondo le ultime verifiche condotte dall’UE,  le risorse stanziate in favore degli stati membri per l'integrazione sociale dei Rom da una lato non sono sufficienti, dall’altro non sono stati utilizzati in modo efficiente. Pertanto, come risultato, oggi siamo nella stessa situazione di 20 anni fa. Non posso dire, per altro, come questi fondi siano stati stanziati nel mio paese, poiché il governo non ha pubblicato un rapporto d’implementazione. Ma credo che sia lecito parlare della mancanza di una strategia unitaria riguardo la comunità rom. A mio parere, i governi nazionali non hanno sufficiente volontà politica per sostenere l’integrazione di questa minoranza etnica, mentre le autorità europee stanno investendo solo in maniera formale in programmi che non si rivelano sempre utili.

    3) Da cittadino e politico rumeno, prima ancora che europeo, cosa pensa delle espulsioni collettive di cittadini Rom dalla Francia sin da fine luglio? Ritiene tali provvedimenti in accordo con le normative europee, soprattutto la direttiva 38 del 2004 sulla libera circolazione nell’UE?

    Come politico e cittadino rumeno ritengo che bisogna comunque essere cauti nelle accuse alla Francia. Questo è il motivo per cui credo che dobbiamo attendere la relazione sul caso transalpino dei rappresentanti della Commissione europea, in particolare del Commissario per Giustizia, i Diritti fondamentali e la cittadinanza, Viviane Reding. Per quel che mi riguarda, sono pienamente d'accordo con la libera circolazione di tutti i cittadini, ma solo nella misura in cui siano pienamente rispettate le leggi del paese di residenza. E questo discorso vale anche per i rom che si stabiliscono in un paese membro. In caso contrario, mentre ci troviamo nella situazione in cui tutti noi abbiamo diritti e doveri, i cittadini di origine rom avrebbero solo diritti.

    4) Qual è la reale condizione dei rom nel vostro paese? Come vivono, qual è il loro ruolo sociale? Come descriverebbe il loro rapporto con la popolazione autoctona?

    Purtroppo i rom vivono ancora in condizioni precarie, molti sono nomadi ed è quindi molto difficile per le autorità integrarli. Anche se vi è una parte della comunità ben integrata anche a livello politico (vi sono anche dei rappresentati in seno al Parlamento nazionale), abbiamo ancora bisogno di lavorare insieme per migliorare la loro qualità di vita e incoraggiarli ad adattarsi alla società.


    5)Come il governo rumeno sta affrontando il problema dei Rom? Con quali politiche? Come pensa che si dovrebbe agire per il prossimo futuro?

    A mio parere per il momento ci sono pochi programmi specifici destinati ai rom. Vi è in generale una mancanza di continuità in termini di politiche, progetti e stanziamenti di fondi e questo sta accadendo non solo in Romania ma anche in altri Stati membri affrontando lo stesso problema. Mi auguro che la strategia europea per i rom venga messa a punto il più presto possibile e attuata da tutti gli Stati membri, come punto di partenza per il popolo rom incoraggiandone l’integrazione sociale.




    Vedi anche:



    1) Rom – Chi sono?







    2) Rom – George Becali




    Pochi dati per parlare di rifugiati

    Bastano appena 64 interviste per descrivere e giudicare lo stato di salute dei richiedenti asilo nei Centre Fermé belgi? Secondo il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) la risposta è assolutamente positiva.  Il loro ultimo rapporto, infatti, pur facendo luce su uno degli aspetti meno noti della detenzione temporanea di  questa speciale categoria di immigrati utilizza una base di indagine troppo esigua per trattare un tema così delicato. Le indagini condotte fanno inoltre  chiarezza sul sistema di accoglienza dei rifugiati in Belgio. Benché la detenzione dei richiedenti asilo sia giustificata solo in casi estremi, esistono nel paese della capitale europea ben 3 centri dove i richiedenti asilo posso essere trattenuti (Centre 127, 127 bis e le Centre pour illegaux de Brugge) per un periodo non superiore ai 2 mesi.

    In allegato:
  • JRS-DEVAS, Rapport sur les résultats pour la Belgique d’une étude européenne sur la vulnérabilité des demandeurs d’asile dans les centres fermés, 2011
  • Clandestinità, cade il reato torna la sanatoria

    Delle sanatorie degli immigrati varate in Italia si è da tempo perduto il conto. Ragione che impedisce di dare un numero all’ultima annunciata dal Ministero degli interni con una circolare del 24 maggio a firma del Prefetto Malandrino. Un documento che nel più classico latinorum di manzoniana memoria informa gli “uffici competenti” sul cambiamento di rotta imposto dalle sentenze di condanna della Corte di Giustizia Europea e, a seguire, del Consiglio di Stato della norma recentemente introdotta del reato di clandestinità. Che,di conseguenza, non rappresenta più, com’era sino ad ora avvenuto, valida ragione per respingere le domande di sanatoria, eufemisticamente definita come emersione, presentate da migliaia di immigrati irregolari. Un’indicazione che, come spesso accade, ha in cauda venenum visto che nelle ultime righe di pag. 2 della circolare leggiamo: “Qualora siano invece trascorsi i termini utili per l’impugnazione […] non sembra opportuna alcuna iniziativa di ufficio, salvo espressa richiesta delle straniero”. Chi ha avuto avuto avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato simmo  e’Napule paisà.

    Leggi anche "Il Viminale smentisce se stesso"

    In allegato:
  • Ministero dell'Interno, Circolare prot. n.3958/2011
  • Decreto flussi con svista

    A due anni di distanza l’Italia riapre le porte del suo mercato del lavoro agli immigrati. Questo in base al decreto flussi appena firmato che autorizza l’ingresso di una quota di 98.080 lavoratori stranieri non stagionali. Di questi 50.000 sono riservati ai Paesi che hanno sottoscritto con noi specifici accordi di cooperazione: Albania, Algeria, Bangladesh, Egitto, Filippine, Ghana, Marocco, Moldavia, Nigeria, Pakistan, Senegal, Somalia, Sri Lanka, Tunisia, India, Perù, Ucraina, Niger, Gambia. E 30.000 ai lavori di colf e badanti. A tal proposito, è da sottolineare che per questo tipo di lavoratori il testo riporta un clamoroso refuso. Si legge, infatti, “NON elencati all’articolo 2” al posto di “elencati all’articolo 2”.

    Leggi la circolare congiunta dei Ministeri dell'interno e del welfare

    Guarda le slide che illustrano la procedura

    Versione software: 1.0 del 17/01/2011

    In allegato:
  • Consiglio dei Ministri - Decreto n. 25/2010
  • Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione - Versione per Decreto Flussi 2010 per l’ingresso di lavoratori non stagionali - Guida Rapida
  • Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione - Versione per Decreto Flussi 2010 per l’ingresso di lavoratori non stagionali - Manuale Utente