Biden apre nuovi orizzonti alla politica USA

Intervenendo l’altra sera al Congresso Uncle Joe, come molti americani chiamano affettuosamente il loro Presidente, ha dimostrato sicuramente due cose. Di non essere un Presidente di “passaggio” come invece molti, compresi non pochi dei suoi, pensavano al momento dell’elezione. E, soprattutto, di avere la capacità se non di convincere almeno di farsi ascoltare da gran parte del Paese.

Un balsamo comunicativo assai salutare per un’America incattivita e divisa da anni di aspre, durissime contrapposizioni settarie. Risultato tanto più rilevante perché non basato su un generico appello all’unità quanto sulla ferma ma misurata difesa delle proprie idee e degli obbiettivi programmatici premiati lo scorso novembre dallo straordinario consenso del voto popolare. Come dimostra, tra i tanti argomenti elencati con solennità per i 100 giorni dell’insediamento alla Casa Bianca, il modo con cui ha affrontato la difficile ed esplosiva questione dell’immigrazione.

Evitando il muro contro muro Biden ha infatti rinviato al Congresso il diritto-dovere di sciogliere i nodi scottanti e divisivi della legalizzazione dei milioni di clandestini presenti sul suolo americano e della riforma del mal funzionante sistema dell’asilo. Dando invece un implicito disco verde alla possibile intesa sulla definitiva legalizzazione dei DACA (i figli degli immigrati clandestini venuti da piccoli o piccolissimi al seguito dei loro genitori) e sul rafforzamento delle barriere (termine meno minaccioso del Muro di Donald) al confine con il Messico su cui, dietro le quinte, stanno lavorando 14 senatori (5 repubblicani e 9 democratici).

Un compromesso che anche se al momento è difficile dire se e quando arriverà in porto, di sicuro rappresenta, cosa che non avveniva da anni, un tentativo di rompere sull’immigrazione il distruttivo, inconcludente clima di confrontation che tanti danni ha arrecato.

E' una sana boccata d’ossigeno soprattutto per quella parte non piccola di repubblicani che pur bisognosi di ridisegnare il proprio futuro stentano a liberarsi dall’ingombrante “bullismo” politico dell’ex tycoon newyorkese. Per l’America parlare oggi di svolta sarebbe forse eccessivo e prematuro. Molto meglio di buone, insperate premesse.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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