Biden avanza ma per la vittoria c’è tempo

Per Trump la corsa alla rielezione presidenziale si fa di giorno in giorno più faticosa. Come testimoniano i risultati , per lui certo non confortanti, resi noti dall’ultimo sondaggio New York Times/ Siena College relativo all’orientamento del voto nei sei stati (Pennsylvania, Wisconsin, Florida, Arizona, Michigan, North Carolina) che per il loro peso elettorale saranno decisivi sull’esito delle urne a novembre prossimo. In base alle risposte degli intervistati, infatti, il candidato dell’opposizione democratica Joe Biden avrebbe sull’attuale inquilino della Casa Bianca un vantaggio di ben 14 punti.

Uno scarto notevole. Reso ancora più significativo dal fatto che l’ex vice di Obama oltre ad avere dalla sua il cosiddetto elettorato indipendente, quello femminile scolarizzato e dei giovani delle varie minoranze sembrerebbe addirittura tener testa a Trump anche tra gli adulti maschi bianchi da sempre massicciamente schierati dalla sua. Un cambiamento nell’umore politico del paese segnalato anche dal fatto che a maggio la raccolta fondi del candidato democratico aveva superato per la prima volta dall’avvio della campagna elettorale quella del magnate newyorkese.

La verità, spiegava una nota Axios dello scorso 22 giugno, è che oggi molti swing voters che nel 2016 avevano tradito la Clinton per Trump dicono di voler ritornare suoi loro passi perché: “they see Biden less a change agent than as a path back to stability". Anche se hanno consapevolezza dei problemi che attanagliano il loro vivere quotidiano manifestano però il bisogno, dopo quattro anni di una presidenza a dir poco tumultuosa, di tirare il fiato sacrificando le speranze alla normalità. Ma pur stando così le cose Biden farebbe però bene a non cullarsi sugli allori.

Intanto perché in politica i mesi che mancano al giorno delle urne sono un’eternità. Capace di riservare ogni tipo di sorprese. A partire dagli esiti delle Convention conclusive dei democratici a Milwaukee il 17 agosto e dei repubblicani Jacksonville il 24 dello stesso mese. Ma soprattutto facendo tesoro delle elezioni del 2004. Quando George W. Bush dato per sconfitto per la disastrosa condotta della guerra in Iraq venne rieletto alla Casa Bianca infliggendo all’astro democratico di allora John Kerry una pesante quanto inaspettata sconfitta. La verità, ammoniva scaramanticamente un’editoriale del New York Times dello scorso 15 giugno è che “gli americani sono meno interessati al processo del passato che alla valutazione della concretezza e del realismo dei progetti e delle proposte per il futuro”.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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