Biden sul filo dell’immigrazione

L’immigrazione rischia di rovinare a Biden la luna di miele alla Casa Bianca. Viste anche le reazioni non proprio entusiaste con cui sono stati accolti da molte organizzazioni pro immigrati e dai settori dei democratici di sinistra i suoi recentissimi executive orders. Con cui l’ex vice di Obama, rispettando le promesse fatte in campagna elettorale, ha cancellato quelli più discutibili e dolorosi imposti agli stranieri dall’amministrazione Trump.

Reazioni che pur se diverse nelle motivazioni sono espressione di una comune e ben radicata convinzione. A loro parere, infatti, per assicurare un effettivo rinnovamento della politica dell’immigrazione americana più che cancellare i lati peggiori del “cattivismo” reazionario trumpiano serve ripristinare i canoni dell’accoglienza di massa del passato. Una scelta dalla quale , invece, il nuovo Presidente appare deciso a tenersi debitamente alla larga.

Infatti il suo “I’m not making new law…I’m eliminating bad policies” non è dettato, come invece sostengono gli ultra liberal del suo partito, solo dalla prudenza innata in un politico di lungo corso come lui. Ma dalla meditata consapevolezza che riaprire il dossier immigrazione, nei tempi e nei modi invocati dai suoi critici, equivarrebbe a rinunciare all’obiettivo numero uno della nuova presidenza: pacificare e rasserenare un paese rancorosamente diviso come non accadeva dai sanguinosi anni della Guerra di Secessione.

Una scelta saggia che invece molti faticano ad accettare. Al punto che persino un quotidiano quale il Washington Post, che si è battuto come pochi a suo favore nella feroce competizione elettorale con Trump, in un articolo dello scorso 5 febbraio è arrivato ad affermare: “sull’immigrazione a ben guardare la nuova amministrazione si sta muovendo lungo un doppio binario: da un lato dare di sé un’immagine opposta a quella di Trump e amica degli immigrati; dall’altro evitare di mettere mano e rimuovere le restrizioni da tempo in essere”.

Per Biden in parallelo con i problemi interni sull’immigrazione aumentano pericolosamente anche quelli dall’esterno. In particolare lungo la linea dello sterminato confine sud occidentale del paese. Dove il tam tam informativo sapientemente manipolato dalla mafia dell’immigrazione messicana, sembra aver convinto le migliaia di honduregni, guatemaltechi e salvadoregni accampati ai quattro angoli del paese sulla possibilità di sfruttare la presunta minore severità della nuova amministrazione democratica per riuscire finalmente a mettere piede nell’agognato Norte.

Un’opportunità resa ai loro occhi ancor più seducente dalla recente decisione del Governo messicano di proibire, al contrario di quanto previsto dall’accordo Stay in Mexico firmato a suo tempo con l’amministrazione Trump, il trattenimento in stato di fermo dei giovani clandestini al di sotto dei 12 anni di età. Con il risultato che l’obbligo dell’affido familiare ha imposto alle autorità messicane di mettere in libertà con loro anche le rispettive famiglie. Finendo così per infoltire ulteriormente l’esercito già sterminato di coloro che rischiano da un momento all’altro di mettere in seri guai la prudenza riformista dell’amministrazione Biden.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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