Bocciatura bipartisan della riforma dell’immigrazione USA

L’innovativo sistema a punti per l’immigrazione americana proposto giovedì scorso da Trump è, purtroppo, destinato a fare la stessa fine di quelli proposti in passato prima da George Bush nel 2007 e poi, sulla stessa falsa riga, da Barack Obama nel 2013. I quali, come probabilmente accadrà anche per il progetto del loro successore alla Casa Bianca, furono accantonati prima ancora di essere discussi ed iniziare il loro iter legislativo nel Congresso. Visto anche il poderoso, negativo fuoco incrociato che, con argomentazioni opposte, è stato sollevato da democratici e repubblicani prima ancora del termine della conferenza stampa illustrativa, insolitamente moderata, del Presidente. Un déjà vu che definire preoccupante è poco. Per almeno due ragioni.

La prima che conferma la paralisi decisionale in cui versa da troppo tempo la democrazia statunitense a causa della lacerante polarizzazione politica che sembra aver addirittura cancellato il termine compromesso dal vocabolario delle sue massime istituzioni. E con esso la ricerca dell’accordo come strumento base per il governo dei molti, opposti interessi della società moderna. Tanto più se ricca e complessa come è quella made in US. Gettandola in una crisi certo non estranea alla genesi politica del trumpismo di Trump che ne sta scuotendo finanche le fondamenta. Al punto da consentire al tycoon newyorkese di considerare un dovere quello di decidere a prescindere, anzi contro il parere di un Congresso litigiosamente diviso. Come è avvenuto, ad esempio, con il ricorso all’escamotage della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per bypassare il no parlamentare alla costruzione del Muro anti clandestini al confine con il Messico.

La seconda, figlia della prima, per la quale anche le idee buone, e la proposta di Trump per molti versi lo è, finiscono sempre e comunque per essere azzoppate dalla politica quando è ferocemente faziosa. Con il duplice grave danno di rinviare a chissà quando il rimaneggiamento dell’immigrazione statunitense giudicato urgente anche dalla recentissima pubblicazione dell’ultra democratico Migration Policy Institute : “Selecting Economic Immigrants: Points-Based vs. Deamand-Driven Systems”. E, nel caso, cosa ancora più colpevole di impedire ancora una volta che fosse la parola riforma anziché quella della guerra a fare da compagna, nel suo inquieto cammino, all’immigrazione.