Calano le domande di asilo, ma l’accoglienza nell’UE non migliora

La pandemia ha drasticamente ridotto le domande di asilo e peggiorato, se è possibile, il malandato sistema di accoglienza europea. Il 2020 si è, infatti, chiuso, secondo l’ultimo report dello European Asylum Support Office (EASO), con circa 461 mila richieste di protezione internazionale: -31% rispetto al 2019, una cifra così bassa non si registrava dal 2013. Il maggior numero di domande è arrivato da siriani, afghani, venezuelani, colombiani e iracheni. Significativo, invece, il crollo di quelle, storicamente numerosissime, avanzate da albanesi (-66%) e nigeriani (-44%).

Un crollo senza precedenti nel recente passato che gli esperti dell’EASO attribuiscono alle pesanti restrizioni internazionali imposte dalla lotta alla pandemia. La cosa grave è che nonostante il margine di manovra prodotto da questo deciso allentamento della pressione migratoria, la risposta degli Stati europei sia rimasta, come da tradizione, frammentaria e contrastante. Sul tappeto persistono, infatti, le medesime criticità pre-pandemia che il report EASO fotografa nitidamente. Due esempi su tutti.

Il primo riguarda quella che potremmo definire la roulette dell’asilo. Il tasso UE di accettazione delle domande d’asilo si attesta intorno al 32%, ma: “recognition rates often differed strongly across receiving countries, especially for Afghans”. Questo significa che a parità di condizioni, la possibilità di ottenere lo status rifugiato è legata al caso.

Il secondo, strettamente correlato al primo, concerne il nodo irrisolto dei rimpatri di coloro che hanno chiesto ma non ottenuto l’asilo. E più in generale degli immigrati irregolari. Un problema non da poco, visto che secondo gli esperti EASO nel 2020: “nationals from the Maghreb were increasingly detected illegally crossing the EU external border, but many did not apply for asylum”. Il peso maggiore della complessa e delicata procedura dei rimpatri, spesso osteggiata dagli Stati di origine, ricade sui Paesi di primo approdo come l’Italia che, com’è noto, da soli non riescono in questa ardua impresa. L’Agenzia Europea per il controllo delle frontiere esterne (FRONTEX), dovrebbe, almeno sulla carta, fornire loro un adeguato supporto che, invece, continua a mancare. Con il risultato che sempre più spesso questo eterogeneo bacino di rimpatriabili si disperde come fantasmi nel Vecchio Continente. Caso esemplificativo quello dei 13 mila tunisini arrivati nel 2020 irregolarmente in Italia, in larga maggioranza non aventi diritto d’asilo e che per tale ragione non rientrano nelle quote da redistribuire nel resto degli Stati UE. Ma che è estremamente difficile rimpatriare.