Caminantes, la controverità della Casa Bianca

Sulla carovana degli immigrati centroamericani nelle ultime ore si è aperto anche un dibattito lessicale. Non privo di polemiche. Lauren Claffey, esperta in comunicazione e consulente dell’amministrazione Trump presso il Dipartimento per la sicurezza nazionale, dalle pagine Ozy [1], rivista ultra liberal, spiega perché quando si parla di immigrazione le parole sono importanti. E perché nel caso dei caminantes le semplificazioni giornalistiche, riprese dai social e dai politici, stanno distorcendo la realtà. Una tesi confermata da un episodio accaduto pochi giorni fa, quando migliaia di disperati, accampati da settimane nella città messicana di Tijuna, hanno tentato forzare le barriere per entrare negli Usa, ma sono stati respinti dai lacrimogeni sparati dai militari americani. Un’azione compiuta al grido di “Siamo lavoratori internazionali!”. Dunque le persone che compongono la carovana si sono messe in cammino per cercare un lavoro, non per fuggire da violenze o persecuzioni. E qui risiede l’errore denunciato da Claffey.

Parole come profughi, rifugiati, migranti e richiedenti asilo sono spesso usate come sinonimi, ma in realtà indicano situazioni, che hanno sì un legame, ma non sono coincidenti. E allora se non si fa chiarezza sui termini, sarà impossibile, denuncia ancora Claffey, giungere a una riforma dell’immigrazione che tutti negli Usa invocano, dal presidente Trump al senatore Bernie Sanders. Un richiedente asilo e un rifugiato sono tutelati dal diritto internazionale perché vittime di persecuzioni. Gli immigrati, invece, si dividono in regolari se risiedono legalmente in un Paese, o irregolari se privi di documenti. E poi ci sono gli aliens, ovvero i clandestini. La necessità di una guida lessicale, sottolinea Claffey, è dettata dal fatto che le parole inevitabilmente influenzano il modo in cui si affrontano le soluzioni politiche. Perciò per risolvere il dramma della carovana è necessario fare chiarezza sulla varia umanità che la compone. Molte persone avranno realmente diritto a chiedere asilo negli Stati Uniti, altri no. Ma questo è un compito che spetta ai tribunali e non ai giornalisti o ai politici.