C’è un’altra via per giungere allo ius soli

In politica come nella vita può accadere, talvolta, che non tutti i mali vengano per nuocere. A patto, però, di avere la volontà e l’intelligenza per ribaltare la necessità in virtù. Come nel caso del tristissimo rinvio alle calende greche deciso ieri dal Senato del provvedimento (già votato dalla Camera) sul cosiddetto ius soli. Che, all’opposto di quanto da noi avviene, avrebbe consentito, allineando la normativa italiana a quelle in vigore in tutte le altre nazioni europee, la concessione automatica della cittadinanza ai figli degli immigrati regolari (regolari!!) nati o arrivati in tenerissima età nel nostro Paese.

Un rinvio doloroso che, al di là delle parole portate a sua giustificazione, è figlio di una cultura politica con l’orologio fermo. E che anziché pensare all’Italia che sarà preferisce o spera di poter lucrare qualche voto in più su quella che non c’è più. Una debolezza che, però, con un po’ di furbizia i sostenitori dello ius soli potrebbero usare per vincere la guerra dopo aver perduto una battaglia. Come? Prendendo per buone le argomentazioni dei loro avversari. Per i quali, sfruttando le paure degli italiani per l’attuale criticissima situazione alle nostre frontiere, è un gioco da ragazzi continuare a difendere la vecchia regola della cittadinanza basata sullo ius sanguinis contro i rischi di invasione insiti in quella del suolo. Insomma, come ai tempi in cui dall’Italia si partiva e non si arrivava, per loro è italiano solo chi è già figlio di italiani ma non chi nasce in Italia. Con il risultato di lasciare “appesi” in un limbo e senza identità centinaia di migliaia di bambini e giovani figli di immigrati che da anni, insieme ai nostri, studiano, giocano, lavorano e vanno allo stadio.

Una situazione alla quale si può porre rimedio, accantonando il braccio di ferro ideologico, sacrosanto ma perdente, e togliere loro, come si dice a Roma, “la sete col prosciutto” con lo ius temporis. Semplicemente riducendo gli anni minimi di presenza legale in Italia che la legge oggi richiede ai loro genitori per ottenere la nostra cittadinanza (ad es. da 10 a 4, così come per gli stranieri comunitari), eliminando, parallelamente, ogni forma di possibile, arbitraria discrezionalità burocratica nelle relative procedure di concessione. Italiani loro, italiani i figli. Con buona pace dei nemici dello ius soli.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

Iscriviti alla newsletter: