Chi combatte i populisti farebbe bene a conoscerli

L’Europa, anche se contro voglia, sarà obbligata a fare i conti con i cosiddetti neo populisti. Tanto più se dovessero avere successo alle elezioni europee del prossimo maggio. Man mano che si avvicina quella data, infatti, il barometro del voto sembra indicare questo come un esito possibile anche se fino a ieri inimmaginabile. Eventualità per la quale c’è in giro più preoccupazione che riflessione. E, soprattutto, pochissima azione. Un clima che ricorda l’antica Roma ai tempi di Sagunto. Che chiacchierava mentre quello bruciava.

Un cincischiamento che nei confronti di questa composita galassia di “neo barbari” è alternato al disprezzo. Terapia che, stando ai fatti, sembra, però, la meno indicata. Visto che il loro ascolto anziché diminuire aumenta. La verità, però, è che su chi sono e cosa vogliono i neo populisti le idee risultano , a dir poco, confuse e, molto spesso approssimative. Tanto più in Italia, dove, caso unico al mondo, sono alleati di governo forze politiche figlie di populismi storicamente antitetici.

Un deficit di buona informazione che disorienta l’opinione pubblica che di questa nuova, variegata galassia politica continua a sapere poco o nulla. Che i grandi mezzi di comunicazione, prima fra tutti la tv, contribuiscono colpevolmente a peggiorare. Basta ascoltare uno dei tanti dibattiti di cui è quotidianamente inondato il piccolo schermo. Nei quali populista non è più un aggettivo ma solo un epiteto offensivo. Un insulto. Ripetuto, come se niente fosse, con l’unico obiettivo di mettere all’angolo l’avversario di turno chiudendogli la bocca.

Un’accusa che i politici si rimpallano sulla base di una logica tanto singolare quanto paradossale. Che ricorda molto da vicino quella usata da Dylan Thomas per definire l’alcolista: “che non ci piace semplicemente perché beve come e quanto noi”. Tanto è vero che se a proporre, ad esempio, il pugno di ferro contro la criminalità, la riduzione delle tasse o l’aumento della spesa sociale è uno “dell’altra parte”, allora è populista. Mentre se a fare le stesse proposte sono “loro” è perché rispondono alle sacrosante, improcrastinabili esigenze del paese! Amen!

Una Babele lessicale che diventa, invece, concettuale nel caso dell’altra accusa rivolta ai partiti populisti, in aggiunta a quella dell’impresentabilità: di essere estremisti di destra. Contestata, invece, da molti studiosi. Perché, ricerche alla mano, hanno spiegato che è quanto meno fuorviante sostenere che i populisti sono di destra solo perché cercano di sfruttare politicamente temi quali l’immigrazione e la rivolta fiscale. Visto che queste stesse questioni, spesso con l’aggiunta che riguarda il diritto del popolo di vedere reintegrata la sovranità decisionale sottrattagli, sono caldeggiate, più spesso che volentieri, anche dalla sinistra estrema. E che, in aggiunta, hanno anche fatto presente che, all’opposto della destra, gerarchica e statalista, i populisti sono, invece, per l’egualitarismo ed il comunitarismo.

Se è discutibile, dunque, che siano di destra ancor più lo è ritenerli di estrema destra. Infatti, ha chiarito Pietro Ignazi, “un partito può essere definito di estrema destra solo se il suo elettorato appartiene a quell’area dello schieramento politico e professa un’ideologia basata su valori che si richiamano al fascismo e persegue tra i suoi obbiettivi quello del sovvertimento dell’ordine democratico. Se questo è vero pensare di dire che la Lega Nord è di estrema destra è, al meglio, altamente problematico”.

Una verità che potremmo sintetizzare in tre punti: 1) gli elettori dei partiti neo populisti non vengono né tutti né sempre dall’estrema destra. Anzi, è vero in molti casi proprio il contrario; 2) i legami con l’eredità del fascismo, certamente riscontrabili in alcuni di questi partiti, non rappresentano la loro regola generale; 3) la lotta dei neo populisti non è finalizzata al sovvertimento dello Stato, se mai, al suo iper rafforzamento. Propugnano una democrazia illiberale e anti-istituzionale perché nemici di qualsiasi forma di mediazione frapposta tra il popolo e l’esercizio effettivo, diretto del potere. Criticano la democrazia rappresentativa in nome e per conto di quella diretta. Le loro posizioni non sono anti-sistema ma di protesta, anche estrema, contro il funzionamento difettoso dei meccanismi della democrazia rappresentativa.

Per dirla con Halbert O. Hirschman i neo populisti hanno una posizione di tipo voice che non sfocia nell’exit. Come invece fanno i partiti che si collocano agli estremi dello spettro politico e, in genere, le forze extra parlamentari. Per concludere, è bene anche ricordare che il neo populismo non è anti mercato ma favorevole a un capitalismo assistenziale-corporativo. I suoi veri nemici sono i burocrati di Bruxelles.