Chiarito il giallo dell’accordo USA-Messico sull’immigrazione

Il Washington Post dopo il Watergate si distingue ancora una volta nel watchdog journalism. Infatti grazie a Jabin Botsford che, immortalando con la sua fotocamera il foglio che il presidente Donald Trump sventolava davanti ai giornalisti, ha scoperto che l’accordo Stati Uniti e Messico esiste, ma non può essere ufficializzato fino a quando il Paese centroamericano non cambierà le sue leggi sull'immigrazione.

Dal testo decifrato si legge, infatti, che “il governo messicano adotterà tutti i provvedimenti necessari all'interno della legislazione nazionale per attuare l'accordo, sperando di impiegare non più di 45 giorni”. La parola passa ora al Parlamento di Città del Messico, che entro un mese e mezzo dovrà rivedere la legislazione in materia di immigrazione e quindi approvare l’accordo con l’ingombrante vicino americano, che ha (solo) momentaneamente sospeso l’applicazione dei dazi. Infine nel documento si parla anche di “condivisione degli oneri” riguardo ai “rifugiati” che secondo il Washington Post altro non sarebbe che la trasformazione del Messico in “Paese terzo sicuro”. Per cui gli immigrati provenienti da Honduras, Guatemala e El Salvador potrebbero essere trattenuti al di là del confine meridionale USA in attesa della risposta alla loro richiesta di asilo. Insomma la Casa Bianca mirerebbe a fare del Messico la Turchia del continente americano. Anche se nel testo si fa riferimento ad un piano regionale per le richieste di asilo che dovrebbe coinvolgere diversi Paesi dell'America Latina.

In calce al testo si scorgono le sole firme di due alti funzionali delle rispettive amministrazioni: Marik A. String , consulente legale del Dipartimento di Stato USA, e Alejandro Celorio Alcantara, vice consigliere legale del Ministero degli Esteri messicano. Nonostante manchino le firme dei due Capi di Stato, dal governo messicano è giunta una prima, seppur parziale, conferma dell’esistenza di un accordo simile a quello rivelato. Infatti dopo lo scoop del Washington Post, il ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard, ha convocato in tutta fretta una conferenza stampa nella quale ha confermato l’intesa sugli sforzi che il suo Paese si impegna a fare per bloccare i flussi migratori, ribadendo però la totale contrarietà alla richiesta di trasformare il Messico in un “Paese terzo sicuro”.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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