Come evitare nuovi casi Sea Watch

Contro l’avanzata dei sovranisti non basta urlare più Europa. Servono, invece, più idee. Indispensabili, specie sui temi dell’immigrazione, per andare oltre la dicotomia tra il partito della fermezza senza buon senso e quella della flessibilità priva di princìpi. Qualche speranza arriva da Bruxelles. Dove una task force di esperti, nel silenzio dei media, è al lavoro per evitare nuovi casi Sea Watch. O, quantomeno, impedire che in queste situazioni i richiedenti asilo vengano confusi e trattati, come accade in queste ore, alla stregua degli immigrati economici (illegali) che viaggiano con loro.

Su richiesta del Parlamento UE, gli esperti della Commissione europea presenteranno, infatti, il prossimo 31 marzo, un disegno legislativo per migliorare la gestione di quei flussi migratori definiti misti perché vedono immigrati e rifugiati muoversi lungo le stesse rotte. Ai sensi del diritto internazionale i primi vanno rimpatriati, i secondi no. Distinguerli, tuttavia, è spesso impresa ardua se non impossibile. Pensiamo, ad esempio, ai 47 migranti a bordo della nave della Ong tedesca Sea Watch che in queste ore davanti al porto di Siracusa chiede invano di attraccare. Sappiamo che ci sono anche dei richiedenti asilo. Ma li trattiamo come i loro compagni di viaggio immigrati economici illegali nell’attesa che si risolva la querelle internazionale sul dove e come accoglierli.

Per risolvere questo problema, che rappresenta una sistematica violazione della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, la soluzione al vaglio dell’esecutivo di Bruxelles si chiama Visto umanitario europeo. Che ogni Stato membro, attraverso ambasciate e consolati nei paesi di origine degli immigrati, potrebbe rilasciare a chi dimostra (verranno fatti controlli incrociati con le banche dati UE) di aver bisogno di protezione per entrare e chiedere asilo in Europa senza rischiare la vita.

Una sorta di corridoio umanitario governativo, non affidato a iniziative di volontariato una tantum, che per gli esperti UE avrebbe tre vantaggi:

- Ridurrel'intollerabile numero di vittime nel Mediterraneo e sulle rotte migratorie verso l'UE: almeno 30.000 persone sono morte alle frontiere dell'UE dal 2000”.

- Combattereil business dei trafficanti di esseri umani”.

- Ottimizzareil bilancio degli stati membri”.

La ciliegina sulla torta potrebbe essere la creazione di un quadro armonizzato di procedure comuni di ingresso protetto. Ma sarebbe davvero chiedere troppo all’orgoglio nazionale di 28 stati (non sappiamo se e quando ci sarà davvero Brexit) che ormai faticano persino a sedersi insieme intorno a un tavolo.