Con questi salvataggi si rischia l’incidente

Verrebbe da dire che sull’emergenza immigrazione nel Mediterraneo c’è qualcuno che spera succeda qualcosa di grave. È quello che viene da pensare assistendo in queste ore all’ennesimo braccio di ferro fra istituzioni e organizzazioni non governative sul se e dove lasciare attraccare la nave umanitaria di SoS Mediterranée, Ocean Viking con i suoi 180 immigrati a bordo.

La soluzione sembra vicina (trasborderanno nella nave quarantena Moby-Zaza davanti la costa agrigentina di Porto Empedocle), ma per raggiungerla si è giocato sul filo del rasoio. Partiamo dai fatti. Il caso Ocean Viking è esploso il 25 giugno. Quando l’equipaggio della Ong effettua un’operazione di soccorso e salvataggio di 51 immigrati a largo di Lampedusa. Nelle ore e nei giorni successivi altri salvataggi che consentono di issare a bordo un totale di 180 disgraziati. A quel punto scatta per più di dieci giorni la consueta ricerca di un porto sicuro. Mentre le autorità cincischiano, la situazione a bordo si complica o, secondo alcuni, viene appositamente complicata dall’equipaggio per obbligare il governo italiano a non perdere altro tempo. Si racconta di tentati suicidi, condizioni sanitarie e psiche labili, atti di protesta, scioperi della fame, etc. Quando la situazione sembra ormai sul punto di sfuggire di mano ecco la sospirata autorizzazione per la Ocean Viking a dirigersi in rada verso Porto Empedocle. I naufraghi passeranno due settimane su una nave-quarantena anti Covid-19, prima di toccare la terraferma. A breve calerà, dunque, il sipario sulla Ocean Viking, ma non ci vorrà molto per aprirne un altro con dinamiche e attori simili, se non identici. È un teatrino che va avanti da oltre un lustro. Con trame e finali scontati, anche ai non addetti ai lavori.

Ma che cosa succederebbe se nel cuore della pièce, cioè durante il consueto tira e molla in mare tra Ong che chiedono un porto sicuro e le autorità che cincischiano, dovesse accadere una tragedia? Se i tentati suicidi diventassero suicidi di massa? Se a bordo delle navi umanitarie esplodesse una bomba epidemiologico oppure uno scontro tra naufraghi immigrati con i membri dell’equipaggio o tra questi ultimi e la marina militare italiana?

Domande provocatorie? Forse. Ma che confermano l’amara verità che solo le tragedie sono in grado di svegliare dal letargo l’Europa che continua a non avere una politica sui rifugiati ordinata e sicura per chi arriva e chi riceve. Continuando a far finta di non vedere i focolai di crisi nella riva Sud del Mediterraneo quasi che gli sbarchi di immigrati in Italia siano un problema del Bel Paese e non dell’Unione.