Contro i clandestini si calpesta la morale

La lotta all’immigrazione clandestina dell’amministrazione Trump sembra decisa a violare anche le più elementari barriere etiche. Secondo un rapporto pubblicato dal Washington Post, infatti sembra che i funzionari dell’ICE (l’agenzia federale addetta al controllo dell’immigrazione), abbiano utilizzate le cartelle cliniche redatte dagli psicologi sui traumi dei piccoli profughi non per curarli ma per poter procedere alla loro espulsione. Per questo, non guardando in faccia nessuno, i zelanti funzionari dell’immigration dopo essersi fatti consegnare le note, riservate, delle sedute terapeutiche le avrebbero “girate” ai giudici dei tribunali per l’immigrazione. In altre parole, le informazioni fornite in confidenza dai bambini sono state utilizzate contro di loro per rispedirli a casa.

Quel che è peggio, sottolinea il Washington Post, è che questa pratica, inaccettabile sul piano morale, è consentita su quello legale. Nell’articolo la giornalista Hannah Dreier si concentra sul caso di un giovane richiedente asilo dell’Honduras, Kevin Euceda. Arrivato negli USA nel 2017 appena 17enne per sfuggire alle violenze della gang MS-13 che, tra l’altro, aveva trucidato la sua famiglia. Fermato al confine messicano, venne rinchiuso in un centro di detenzione per minori non accompagnati. In America la legge impone che tutti i minori, soprattutto quelli non accompagnati, siano sottoposti al consulto di uno psicologo entro le 72 ore dalla loro entrata nel sistema ORR (Office of Refugee Resettlement). Cosa che dette a Kevin Euceda la possibilità di narrare la vita di inferno vissuta in Honduras al terapista di turno. Una persona di cui si fidava perché gli aveva assicurato che le loro “chiacchierate” sarebbero restate riservate. Invece quelle confessioni sono finite all’Ice che, nell’autunno 2019, le ha usate davanti al tribunale per l’immigrazione per sostenere le ragioni della sua espulsione.

Questo tipo di condivisione delle informazioni fa parte di una precisa strategia dell’amministrazione Trump. Sebbene tecnicamente legale, per le associazioni di categoria degli psicologi rappresenta invece una palese violazione della riservatezza che è alla base di ogni rapporto terapista-paziente. Come se non bastasse l’amministrazione richiede, ora, che le note prese durante le sessioni di terapia obbligatoria con i bambini immigrati vengano trasmesse in automatico all’ICE, per poterle poi utilizzare in tribunale. Confessioni intime, traumi, incubi: tutto viene trasformato in arma giudiziaria, spesso senza il consenso dei terapeuti e sempre senza il consenso dei minori interessati. Non una bella pagina per la burocrazia americana, che nella lotta all’immigrazione sta davvero superando i limiti.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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