Copia Trump sull’immigrazione e perde le elezioni in Australia

Neanche l’oceano ferma il mare di stupidaggini che si dicono e soprattutto si fanno sull’immigrazione. Ne sa qualcosa Michael Daley, candidato laburista alla poltrona di governatore dello stato australiano del Nuovo Galles del Sud, che a causa di una sua frase contro gli “immigrati che rubano il lavoro agli australiani” ha clamorosamente perso una tornata elettorale che a detta di tutti avrebbe vinto a mani basse.

A bocciare l’infelice uscita anti-stranieri dell’astro nascente della sinistra australiana, sono stati in particolare gli elettori di origine cinese. Che nelle urne, come segnala un raffinato editoriale di Erin Cook sul quotidiano americano OZY, sia pur turandosi il naso, hanno scelto di punire il loro tradizionale partito di riferimento (Labour) a favore dei liberali.

È vero che in campagna elettorale gli incidenti di percorso possono capitare davvero a tutti. Ma se riflettiamo, anche solo per un istante, sul dove e come Michael Daley è scivolato, non è esagerato sostenere che se l’è proprio cercata. Almeno per due ragioni.

La prima: parlare di immigrati che rubano il lavoro in un paese con la storia che ha l’Australia è come bestemmiare in Chiesa. Fatta eccezione per gli aborigini, oggi ridotti al lumicino, la stragrande maggioranza dei 25 milioni di abitanti di questo splendido paese, bagnato dagli Oceani Indiano e Pacifico è o ha origini immigrate. La comunità cinese, ad esempio, cioè quella che ha rifilato a Mr Daley il più pesante ceffone elettorale, sono più di 1,2 milioni (contro i 600 mila del 2006), pari al 5,4% della popolazione australiana. Ma c’è di più. Perché se dall’analisi del quadro nazionale passiamo a quella locale, ovvero allo stato del Nuovo Galles del Sud in cui si sono tenute le elezioni, l’autogol del leader laburista è ancora più evidente. Ciò in ragione del fatto che questa regione, situata nella parte sud-orientale dell’Australia ospita una megalopoli multietnica come Sydney. Che, oltre a essere la più popolosa del paese, grazie alla sua capacità politica ed economica di attrarre i migliori talenti stranieri internazionali è nella top list delle cosiddette città globali.

La seconda: scimmiottare da sinistra il peggio dei programmi elettorali di destra degli avversari è per definizione suicida. Tra la copia e l’originale, è noto, vince sempre quest’ultima.

Morale della favola. Michael Daley è, forse, politicamente morto. Oppure avrà nel futuro prossimo venturo la sua rivincita. Di certo ha dimostrato un enorme pigrizia. Bastava ripassare, sia pur a grandi linea, la storia migratoria del suo paese per risparmiarsi una così magra figura.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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