Corbyn ha regalato Londra ai Brexiter

Comunque vadano le elezioni politiche inglesi del 12 dicembre, Jeremy Corbyn ha già perso. Passerà agli annali come il primo leader laburista ad essersi presentato alle urne senza l’endorsement della storica rivista della sinistra britannica The Newstatesman.

Una mancata benedizione che forse non sposterà chissà quanti voti, ma che a livello simbolico pesa più di un macigno sul segretario dei Labour. Perché dal 1913, quando apparve il primo numero, nessun direttore di questa Mecca del giornalismo progressista si era permesso di negare, durante una campagna elettorale, armi e bagagli culturali al partito dei lavoratori.

A spiegare le ragioni del gran rifiuto è stato, con un lungo editoriale, Jason Cowley, che oggi guida The Newstatesman con l’ambizione di trasformarla in un cantiere aperto della sinistra riformista prossima ventura. A suo avviso sono tre i grandi limiti di Jeremy Corbyn: massimalismo, antisemitismo e aperturismo (sugli immigrati). Ricetta che ha sedotto e convinto buona parte del board Labour, ma che secondo il Cowley-pensiero rischia di non convincere gli azionisti di riferimento, cioè il tradizionale elettorato laburista. Che spiazzato, impoverito e impaurito dai contraccolpi della globalizzazione e dell’immigrazione, all’idealismo inconcludente e velleitario dell’hard left, preferisce non votare oppure l’altra sponda. Ovvero l’ammaliante proposta politica conservatrice-populista capitanata dall’istrionico Premier Boris Johnson che, spalleggiato da Nigel Farage (a lui si deve il successo del Sì alla Brexit), potrebbe se non sbancare vincere le elezioni.

Per riassumere. Nell’agone politico britannico, come in mezzo Occidente, si delinea un confronto/scontro tra sinistra massimalista vs destra conservatrice-populista. Fra queste due ali estreme non sembra più esserci spazio per i riformisti. È di questo che si sta occupando e preoccupando The Newstatesman di Jason Cowley.

Perchè, per dirla con Barack Obama, se si va troppo a sinistra non si va molto lontano. Il recente monito dell’ex Presidente USA era rivolto a chi all’interno del partito democratico americano (Alexandra Ocasio-Ortiz e Bernie Sanders, solo per fare due esempi) è convinto di battere Trump con l’arma ideologiaca della vecchia sinistra massimalista. Su questa strada, secondo Obama, gli elettori democratici moderati se va bene scelgono l’astensione, altrimenti passano all’altro campo.