Da Bruxelles novità in arrivo sull’immigrazione

6 mila euro per ogni immigrato che gli Stati UE prenderanno in carico dalle navi che nel Mediterraneo sono costrette a salvare vite umane. Sarebbe questa, secondo un’indiscrezione del Financial Times, l’offerta-pivot del progetto per allentare la pressione migratoria sull’Italia che la Commissione Europea renderà pubblico nelle prossime ore e che mercoledì sarà discussa dagli ambasciatori dei 28.

La ratio del piano attribuito all’Esecutivo di Bruxelles, come West aveva intuito, è quella di provare a formalizzare quella solidarietà dei volonterosi, di cui aveva parlato Angela Merkel, sperimentata, in contemporanea con le convulse fasi del Consiglio UE dello scorso 28 giugno, con il modello Lifeline. Il nome della nave Ong che alla vigilia di quel summit fu accolta da Malta, dopo giorni di scaricabarile con l’Italia, con un preventivo impegno - cosa mai successa prima - da parte di otto stati europei (Belgio, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda e Portogallo) di condividere il carico di disperati a bordo.

In cambio di questa iniziativa che sembra rispondere alle richieste di Roma, Bruxelles ci chiederebbe il rispetto di tre condizioni.

La prima: mettere fine all’incertezza delle ultime settimane sui porti chiusi o aperti, garantendone, invece, la piena operatività almeno fino al prossimo settembre. Quando dovrebbero cambiare le regole di ingaggio della missione militare europea Sophia. Che con l’obiettivo di neutralizzare il traffico di esseri umani opera nel Mediterraneo utilizza come base degli sbarchi unicamente i nostri e non quelli di altri stati membri. Su questo punto, ieri il Ministro degli Esteri Moavero Milanesi, a margine dei colloqui avuti a Berlino con l’omologo Heiko Mass, ha dato ai partner europei assicurazioni chiare e precise.

La seconda: assicurare che i migranti sbarcati in Italia non finiscano, in un modo o nell’altro, oltre le Alpi, soprattutto in Germania. Dove questo tema, cioè quello che gli addetti ai lavori definiscono movimento secondario, è caldissimo. Perché utilizzato dal Ministro dell’Interno Horst Seehofer contro la politica pro-rifugiati della sua compagna di partito Angela Merkel, colpevole, a suo avviso, di aver perso voti in favore dell’estrema destra.

La terza: avviare l’apertura di centri sorvegliati sotto l’egida UE dove riconoscere e distinguere i richiedenti asilo e gli immigrati economici. Per ridistribuire i primi tra i partner europei e rimpatriare i secondi col supporto di Frontex.

Nell’attesa di conoscere i dettagli della proposta ufficiale di Bruxelles, sembra prendere piede, dopo il fallimento della redistribuzione dei rifugiati per quote obbligatorie, un metodo in linea con quello di successo utilizzato in passato (vedi Schengen), riassumibile con lo slogan: piccoli passi per grandi conquiste.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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