Da oggi ai rifugiati ci penserà Annie

Una parte dei rifugiati negli Usa è stata, a sua insaputa, protagonista di un esperimento senza precedenti. Perché per la prima volta dalla nascita con la Convenzione di Ginevra del 1951 dell’attuale sistema internazionale d’asilo, a stabilire dove e come accoglierli nel 2018 sul suolo americano non è stato un funzionario pubblico. Ma Annie, sofisticato software il cui nome è un omaggio ad Annie Moore che nel 1892, ancora minorenne, dall’Irlanda sbarcò Oltreoceano diventando la prima dei 12 milioni di immigrati che fino 1954 transitarono davanti ai severi ispettori di Ellis Island, accanto alla Statua della Libertà.

Secondo il team di ricercatori internazionali del Worcester Polytechnic Institute (USA), della Lund University (Svezia) e della Oxford University (Regno Unito) che le hanno dato i natali, la super hi-tech Annie grazie a un raffinato algoritmo che incrocia le caratteristiche socio-economiche-politiche del paese, della regione o della città ospitante con quelle dei singoli rifugiati (età, disabilità, livelli di istruzione, formazione etc.) garantisce, rispetto a quella stabilita dagli esseri umani, una più efficiente redistribuzione dei nuovi arrivati. Per la semplice ragione che in meno di un’ora (contro la mezza giornata che abbisogna in media a un impiegato) riesce a individuare il match ottimale tra luogo e soggetto da accogliere. Facilitando e velocizzando l’inserimento socio-lavorativo di quest’ultimo.

Un sistema di redistribuzione dei rifugiati altamente innovativo che ha grandi potenzialità perché l’algoritmo sopra descritto è già stato sperimentato con enorme successo per risolvere problemi simili. Dalla selezione degli ospedali a cui assegnare i medici inesperti al primo incarico a quella dei single in cerca dell’anima gemella. Ne sanno qualcosa - come ha notato Krishnadev Calamur in un recente articolo su The Atlantic - Alvin Roth e Loyd Shaplay che per i loro studi ultradecennali su questi modelli matematici hanno ottenuto il Premio Nobel per l’Economia 2012.

Tutto questo non vuol dire che Annie riuscirà a fronteggiare da sola le reticenze politiche sui rifugiati che dilagano in mezzo Occidente. Ma è comunque uno dei pochissimi segnali di rinnovamento del sistema internazionale di accoglienza dei richiedenti asilo che da settant’anni a questa parte, nonostante sia stato pensato per un mondo che non c’è più, è rimasto identico a sé stesso.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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