Dal re dello yogurt tanti dollari e un’idea forte sui rifugiati

Dopo lo yogurt, i rifugiati. Accoppiata a molti indigesta ma non per Hamdi Ulukaya. Imprenditore immigrato naturalizzato americano, che ha fatto i miliardi vendendo latticini greci negli USA, ha deciso di devolvere il 50% del suo enorme patrimonio alla causa dei richiedenti asilo. Una scelta maturata dopo un viaggio in Grecia nel quale ha toccato con mano e visto con gli occhi il fallimento delle politiche di asilo europee.

Un gesto, il suo, che replica solo in parte la filantropia diffusa tra i tanti businessman d’Oltreoceano. Visto che Mr Yogurt non solo ha scelto di spendere i propri dollari per gli ultimi. Ma con la concretezza tipica dei self made man, convinto che “integrated refugee contribute to economic growth”, il re dei fermenti lattici si è impegnato anima e corpo a far passare un messaggio che persino a molti liberal pro-immigrati potrebbe sembrare una bestemmia: “anche nel settore umanitario ci vuole meno stato e più mercato”. Come ha raccontato Gillian Tett, raffinata notista del Financial Times, sono in particolare tre le mosse con le quali Hamdi Ulukaya vuole segnare la strada per superare un sistema, pensato all’indomani della seconda guerra mondiale, oggi fuori dal tempo.

La prima: di fronte alla più grande emergenza profughi che l’Occidente abbia conosciuto da  mezzo secolo a questa parte, mentre il gotha dell’economia internazionale ha preferito non fiatare pur di non mettere bocca su un argomento spinoso e impopolare, lui, in controtendenza, ha stabilito che il 30% dei suoi circa 2000 dipendenti fossero rifugiati.

La seconda: ha creato la Tet Foundation con il preciso obiettivo: “to channel aid and innovation into refugee work”.

La terza, ma non meno importante, in vista dell’imminente World Economic Forum, che come ogni anno nella cittadina svizzera di Davos vedrà riuniti attorno allo stesso tavolo i pezzi grossi dell’economia planetaria, ha messo in piedi un’azione di moral suasion per convincere molti colleghi a passare dalla sua parte. Ad oggi ha strappato il sì dei boss di Ikea, Mastercard, Airbnb, Linkedin and Ups. Se son rose fioriranno.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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