Dalla Libia prime aperture all’UNHCR

Arriva una buona notizia dalla Libia. Carlotta Sami, portavoce UNHCR, ha, infatti, confermato l’apertura nel paese nordafricano della prima struttura di transito e partenza per richiedenti asilo. Per saperne di più l’abbiamo intervistata.

1) Come funziona e quando sarà operativa questo speciale struttura di accoglienza?

Sarà operativa da Febbraio 2018 e accoglierà, in via temporanea, mille persone. Attiva h24, sette giorni su sette, avrà una clinica e gli uffici per le procedure burocratiche. E ospiterà, in particolare, i rifugiati in condizioni di vulnerabilità (donne sole, minori non accompagnati, famiglie, anziani, malati, vittime di violenze, stupri e torture) individuati e registrati dai funzionari Unhcr soprattutto nei dodici principali punti di partenza dei migranti dalle coste libiche. L’obiettivo è quello di evitare loro i centri di detenzione libici e poter essere trasferiti nel più breve tempo possibile e in assoluta sicurezza in Niger.

2) Perché il Niger?

Tra i migranti che si trovano in Libia, quelli che l’Unhcr riconosce come rifugiati sono tenuti a fare un colloquio con l’ambasciata del paese disposto ad accoglierli. Ma in Libia, a causa della guerra, dal 2014 le agenzie ONU hanno spostato il personale internazionale a Tunisi e le ambasciate di tutti i paesi, eccezion fatta per l’Italia, sono chiuse. In Niger le sedi diplomatiche invece ci sono. Da qui è più semplice reinsediare verso paesi terzi i rifugiati registrati in Libia dall’Unhcr. All’Europa abbiamo chiesto 40 mila posti per rifugiati provenienti dall’Africa. Al momento abbiamo ottenuto una disponibilità di 10.500 posti, con un grande impegno da parte del Canada e della Francia che prima di Natale ospiterà un primo gruppo di 25 persone e un secondo di 116, per lo più under-14.

3) Che ruolo politico ed economico ha avuto il governo italiano nell'allestimento di questa struttura di transito e partenza dalla Libia?

Le trattative fra UNHCR e Autorità libiche per l’apertura della struttura di transito hanno richiesto un lavoro di mesi. Nelle quali è stato di grande aiuto il Governo italiano deciso a ottenere una struttura che garantisse l’evacuazione e il reinsediamento dei rifugiati.

4) Quanti sono gli immigrati e i richiedenti asilo oggi presenti in Libia?

Forse 500mila. Dei quali, salvo i 17 mila reclusi nei centri ufficiali, la stragrande maggioranza è in mano alle bande criminali. E’ necessario portarli via dalla Libia. Nell’ultimo anno lo staff Unhcr ha visitato i centri di detenzione libici 963 volte per distribuire prodotti non alimentari, cure, fare campagne igienico-sanitarie. Ma soprattutto per identificare quelli che rientrano nella lista delle 7 nazionalità alle quali le autorità libiche riconoscono lo status di rifugiato: eritrei, somali, siriani, iracheni, palestinesi, sudanesi ed etiopi. Ma stiamo negoziando per garantire lo status di rifugiato anche a chi viene da Yemen, Afghanistan e Sud Sudan, ed altri paesi. Nel 2017 abbiamo fatto liberare più di 950 rifugiati.

5) Qual è la differenza tra i corridoi umanitari (es. di Sant'Egidio), quelli sponsorizzati dal governo francese e le procedure di reinsediamento che verrano realizzato grazie al nuove centro di transito e partenza?

Sono tutte vie legali di accesso alla protezione umanitaria. Che siano sponsorizzate da privati “corridoi umanitari” S. Egidio/Chiesa Valdese, o aperti sulla base di quote offerte dagli Stati per il reinsediamento, Governo Francese.

6) Secondo molti osservatori, l'Europa ha subappaltato il controllo delle proprie frontiere ai paesi africani. Ma è davvero così?

La posizione ferma e convinta di UNHCR è stata già espressa all’UE nel 2016 con il documento “Better protecting Refugees”.
La chiusura delle frontiere non ha mai risolto il problema della complessa gestione dei flussi misti di persone che si muovono per ragioni economiche (immigrati) o umanitarie (rifugiati). Occorre aprire canali legali, e supportare lo sviluppo dei paesi di transito e la stabilizzazione politica di quelli da cui fuggono migliaia di profughi e sfollati. Per queste ragioni la partnership euro-africana in uno spirito di mutua ed equa collaborazione è un fattore essenziale.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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