Dalle urne americane escono tante immigrazioni

Nelle lezioni presidenziali USA gli immigrati hanno votato per Trump in misura ben superiore rispetto alle generali previsioni. Basate sulla convinzione che il duro giro di vite ai confini imposto negli ultimi quattro anni dall’inquilino dalla Casa Bianca avrebbe determinato nelle urne una punizione in massa del candidato repubblicano a favore di quello democratico. Cosa che non è invece avvenuta.

Infatti in base ad un’analisi del voto condotta dal centro studi Edison Research nel 2020 i voti dei Latinos pro Trump a livello nazionale avrebbero addirittura superato dell’8% quelli, già elevatissimi, del 2016. Orbene visto che la maggioranza dei non-white voters si è comunque espressa a favore di Biden, l’incremento dei voti suaccennato conferma che quello delle minoranze non è più, se mai lo sia stato, un blocco monolitico. Nel quale, ad esempio, i livelli di istruzione tendono oggi, e tenderanno sempre più domani, a rappresentare uno spartiacque politico e sociale ben più potente della comune appartenenza etnica. Interessante al riguardo quanto sostiene il Financial Times che in un articolo di sabato scorso affermava: “College-educated non-white voters, who favour Democrats were broadly unchanged in their voting patterns compared with 2016. But non-college-educated minority voters incresed their support for Mr Trump from 20 to 25 per cent”.

La verità è che quello della moderna immigrazione americana (ma forse anche di quella del resto del mondo) è un universo composito in cui gli interessi degli uni non coincidono con quelli degli altri. Basta leggere al riguardo le affermazioni rilasciate ad Atlantic prima delle elezioni da un esponente di spicco della minoranza latina. Che per spiegare le differenze esistenti nel seno della sua comunità dichiara candidamente che “many pro-Trump latinos define their interests differently than their more progressive cousins do. They don’t necessarily feel solidarity with Latinos as a whole, and many identify themselves as American first”. Ecco perché ha il sapore dell’aria fritta l’affermazione secondo cui negli USA la progressiva diversificazione etnica della popolazione giocherà per forza di cose a vantaggio dei democratici contro i repubblicani.