Dall’Indiana alla Casa Bianca

Manca ormai meno di un anno a martedì 5 novembre 2020. Giorno in cui gli americani saranno chiamati a decidere con il loro voto se confermare o sostituire Trump alla Casa Bianca. Una alternativa sul cui esito molti ritengono, al momento, difficile se non impossibile fare anticipazioni. Soprattutto in ragione del fatto che in politica gli 11 mesi e 13 giorni mancanti al D-day equivalgono ad una eternità.

Detto ciò e pur a rischio di una sonora smentita prevediamo che i democratici, al netto di come andrà a finire la vicenda dell’impeachment, solo puntando su un volto nuovo come quello di Pete Buttigieg possono sperare di battere nelle urne Trump. Infatti colui che fino a ieri era solo l’ottimo sindaco di South Bend, remota città dell’ancor più remoto stato dell’Indiana, ha dalla sua, per età (37 anni), cultura e professionalità le “diversità” (è il primo ed unico politico Usa dichiaratamente gay) richieste per produrre quello che in politica viene gergalmente definito come lo “spariglio”.

Un cambiamento della dinamica politico-elettorale necessario per evitare che a novembre 2020 Trump, duplicando la vittoria del 2016, abbia garantita la rielezione. Cosa difficile ma non impossibile. A patto di convincere quella parte dell’elettorato americano intermedio che pur non approvando il modo di fare del Presidente preferisce l’astensione alla verbosità radicale professata dall’attuale nomenclatura democratica. In particolare per quanto riguarda l’immigrazione. Tema sul quale Pete Buttigieg, forse reso edotto dagli errori commessi dalla Clinton nella sua avventata campagna elettorale, ha sempre sostenuto la necessità di dare concrete risposte e non snobistiche condanne alle paure radicate in larghi settori della pubblica opinione.

Una posizione, la sua, resa ancora più convincente dal fatto di essere propugnata da un politico proveniente da una regione prevalentemente rurale e con una popolazione al 90% bianca. Tipologia demografica sulla quale, come è noto, il messaggio sovranista del magnate newyorkese ha molta presa. Detto tutto questo resta però l’interrogativo: riuscirà il partito dell’asinello ad avere la forza, l’unità e la fortuna di indicare l’uomo del Corn Belt (la zona del mais) come lo sfidante di Trump?

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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