Democratici USA in difficoltà sull’immigrazione

Per i democratici americani l’immigrazione sta diventando una pericolosa spina nel fianco. Non solo perché hanno grande difficoltà a contrastare sul piano della comunicazione la martellante, aggressiva campagna quotidiana anti stranieri abilmente condotta da Trump sui social con una dovizia di mezzi enormemente superiore alla loro. Ma soprattutto in ragione del fatto che sull’immigrazione anziché un’unità di intenti sembrano, almeno per ora, prevalere al loro interno le spaccature ideologiche e le divisioni programmatiche. Che rischiano di rappresentare per il partito di opposizione un pesante handicap politico in vista della campagna elettorale ormai al via per le presidenziali del novembre 2020. Ed un grazioso favore al magnate newyorkese che punta proprio sulla carta della lotta ai clandestini per riuscire ad essere confermato con un secondo mandato alla Casa Bianca.

Non è certo un caso, perciò, se il partito dell’Asinello per quanto riguarda la grave crisi umanitaria in atto ai confini meridionali del paese non sia stato finora in grado di andare al di là della pura propaganda. Né presentare una concreta e credibile proposta su come farvi fronte in alternativa a quella seguita dall’amministrazione repubblicana. Un impasse determinato dall’incapacità di venire a capo della paralizzante divisione tra la paura che ammettendo l’esistenza del problema si finisca per dare in qualche modo ragione all’allarmismo del Presidente, finora sempre bollato come eccessivo e strumentale. E, all’opposto, dal timore che continuare a minimizzare la dimensione del problema rischi di fare apparire il partito democratico agli occhi della pubblica opinione come poco attento e determinato su un tema assai sentito nel paese. Che, cosa ancora più seria, allarma anche non pochi settori del suo stesso elettorato.

Una situazione che negli ultimi giorni è stata, se possibile, ulteriormente aggravata dalla proposta avanzata dalla senatrice e candidata alla nomination democratica alle elezioni di novembre Kamala Harris. Che nel suo programma si è dichiarata favorevole all’abolizione del tetto attualmente previsto per le green card riservate agli immigrati specializzati. Una modifica alle norme attualmente in vigore sull’immigrazione che se attuata finirebbe per avvantaggiare, tra i tanti che chiedono di entrare negli USA, gli appartenenti alle minoranze indiane e cinesi che hanno livelli professionali e titoli di studio più elevati della media. E, per contro, penalizzare i latino americani di gran lunga meno scolarizzati e qualificati.

Il risultato? Quello di scatenare una valanga di proteste e una potenziale, pericolosissima dissidenza da parte degli appartenenti all’enorme comunità dei latinos la cui compatta mobilitazione rappresenta per il partito democratico il sine qua non per sperare di riuscire a battere Trump e riconquistare la Casa Bianca.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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