Demografia e immigrazione alleate di Orban

Tra le numerose, possibili cause dell’oscura e preoccupante piega antiliberale della democrazia nei paesi dell’Est europeo ce ne sono due di cui poco si parla: la crisi demografica e l’immigrazione. Perché sono esse, spiega Ivan Krastev in lungo articolo di Foreign Affairs, alla base di quella da lui senza mezzi termini definita come una vera e propria  “Eastern Europe’s Illiberal Revolution”. Che, per paradosso, affonda la sue iniziali radici nella rivolta democratica contro i regimi comunisti dell’Est coronata nel 1989 dalla caduta del Muro di Berlino. Fu allora, infatti, che “la meglio gioventù” lasciò le nazioni dell’odiata Cortina di Ferro per trasferirsi in massa nel lungamente desiderato Eden dell’Occidente. Da quella data al 2017 emigrò il 27% della popolazione della Lettonia, il 23% dalla Lituania, il 21% dalla Bulgaria. E che negli stessi anni dieci milioni di polacchi avevano lasciato il loro paese per il Regno Unito.

Un esodo che ha determinato nella demografia dell’area un “buco” le cui pesanti conseguenze sono oggi sotto gli occhi di tutti. L’attuale popolazione est-europea, infatti,  è numericamente inferiore al passato, più anziana ed etnicamente omogenea. E che il vero, grande divide tra i popoli europei d’Oriente e quelli d’Occidente è oggi rappresentato dalla cultura e dalla composizione etnica più che dal livello economico. Per capire che le cose stanno così basta un confronto tra due nazioni geograficamente di pari grandezza e storicamente di pari importanza nell’ex impero asburgico: l’Austria e l’Ungheria.  Nella prima, sul totale della popolazione, i cittadini di origine straniera sono il 15% ed i nati all’estero il 16%. Nella seconda, invece, rispettivamente il 2% ed il 6% (molti dei quali di etnia ungherese immigrati dalla Romania). Numeri che più di tante parole spiegano perché le nazioni dell’Est vivono la diversità etnica e culturale come una  minaccia esistenziale e considerano la democrazia “illiberale” come la migliore arma per tenerle a debita distanza.

Una situazione sulla quale, come se non bastasse, è piombata nel 2016 come una bomba la grande crisi dei rifugiati. Che ha terrorizzato quei paesi come una possibile, minacciosa rivoluzione esterna in marcia verso i propri confini. E che forse ha spinto  molti a domandarsi se non stesse per avverarsi l’antica profezia di Raymond Aron secondo cui: "in un mondo sempre più globale la diseguaglianza etnica tra i popoli sostituisce quella che una volta era tra le classi". Convincendoli ad elevare Viktor Orban & Co a propri protettori.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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