Ieri Brexit, oggi il muro a Calais: Dio salvi l’Inghilterra

Nell’eterna competizione con gli ex-cugini americani, gli inglesi hanno questa volta voluto fare i primi della classe. Senza aspettare Trump, giocando d’anticipo, hanno annunciato il "loro muro" a Calais. Vendendo l’illusione di fermare, con questa ennesima inutile toppa, l’onda lunga del populismo e dell’immigrazione che ormai da anni si abbatte sull’Europa. La verità è che la colata di cemento lunga 1 km e alta 4 metri che nei prossimi mesi segnerà anche materialmente l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa, sarà solo l’espressione, come ha detto l’associazione dei camionisti britannici, di un “utilizzo poco intelligente di fondi pubblici”. Perché, dicono i trasportatori che ogni giorno toccano con mano il problema, è nelle strade statali secondarie molto prima di arrivare a Calais, che gruppi più o meno organizzati di immigrati provano a salire clandestinamente sui loro TIR usandoli come cavalli di Troia per  espugnare la “Perfida Albione”.

Ma la grande inutilità di questo super tecnologico steccato da 2 milioni di sterline non finisce qui. Visto che non cambierà di una virgola lo stato in cui versa quello che in quel piccolo lembo della Francia settentrionale è il vero moltiplicatore di problemi sociali, sanitari, umanitari e di ordine pubblico. Cioè quel maxi campo profughi, non a caso ribattezzato “giungla”,  creato nel 2003 col Trattato anglo-francese di Le Touquet, che oggi ospita 10 mila fantasmi, di cui nessuno conosce con certezza la vera identità e origine. Al punto che è difficile stabilire se si tratta di clandestini, richiedenti asilo, criminali o terroristi. Una galassia di anime in pena ingabbiate in un eterno purgatorio.

Di tutto questo ieri la neo ministra degli Interni britannica Amber Rudd nel presentare la “grande opera” ha preferito non parlarne. Figuriamoci poi se le si poteva chiedere di ammettere che il problema che sta cercando di risolvere malamente mettendo una pezza qua e là, poteva essere affrontato più facilmente con una vera politica europea dell’immigrazione. Sarebbe stato troppo per la rappresentante di un governo che ha inaugurato in Europa la nuova vecchia era dello “chacun pour soi, dieu pour tous”. Poco importa se i pochi scampoli di politica comune, come ad esempio l’accordo UE-Turchia, hanno funzionato. Oltremanica il dado è ormai tratto. La risposta a questi e altri problemi sarà l’isolazionismo. Una chiusura che sposta il baricentro della politica europea a destra. Con il rischio di arrivare a un vero e proprio “rompete le fila” che suonerebbe come un requiem per l’Unione Europea.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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