Dopo Minneapolis l’America sfugge di mano a Trump

Trump si è infilato in un tunnel forse senza via di uscita. Privato dal potente tam-tam di proteste innescate dal video dell’uccisione di George Floyd del controllo della comunicazione sociale sembra come aver perduto la capacità di capire la portata del terremoto che da giorni scuote l’America. Chiamata a fare i conti con un complicato groviglio di contraddizioni che potrebbero travolgere un Presidente convinto di poterle affrontare ripetendo i vittoriosi slogan semplificatori delle elezioni del 2016. Al punto di non rendersi conto che il suo rumoroso quanto poco convincente niet alla riforma della polizia invocata a gran voce nelle piazze rischia di suonare come l’appassita replica di quella che dopo l’assassinio nel 1968 di Martin Luther King jr ebbe Ronald Reagan. Che nell’occasione affermò: “great tragedy that began when we began compromising with law and order”.

La verità è che per Trump tutto appare come d’improvviso essersi drammaticamente complicato. Ed il quadro politico lontano anni luce da quello che lo vide trionfare quattro anni orsono. La sua convinzione di riuscire a silenziare i manifestanti tuonando Law&Order è infatti assai meno convincente del MAGA (Make America Great Again) che gli consentì di strappare alla Clinton le chiavi della Casa Bianca. Per almeno due ragioni.

La prima è che una posizione di questo tipo ricacciandolo nel solco della destra repubblicana d’antan rischia di alienargli i voti dei ceti popolari allettati dalla sua promessa di guerra ai vecchi notabili dei poteri forti. Che, detto per inciso, non vedono l’ora di fargli pagare la spregiudicata durezza con la quale ha liquidato il vecchio establishment moderato del suo partito.

La seconda, ancor più decisiva, è che oggi, a differenza che in passato, ad invocare la riforma del corpo di polizia non è più solo la minoranza afro-americana affiancata dai liberal di sinistra. Ma parti significative di quell’elettorato moderato bianco che dopo Minneapolis non se la sente più di barattare la sua sicurezza con la violenza impunita degli uomini in divisa contro i neri. Con il risultato, come  ha spiegato sul New York Times Lillian Mason dell’Università del Maryland: “che se i sostenitori del suprematismo bianco si arroccano nel partito repubblicano spingono ad allearsi in quello democratico tutti quelli che sono contro. Cosa mai avvenuta prima di oggi”.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

Iscriviti alla newsletter: