Due docce fredde prima dell’impeachment

Il trepido, crescente ottimismo dei democratici USA per l’apertura mercoledì prossimo 13 novembre della procedura parlamentare di impeachment nei confronti di Donald Trump ha subìto, nel frattempo, una doppia doccia fredda. Prima con la pubblicazione dei risultati dell’ultima indagine demoscopica Times/Siena College sull’orientamento dell’elettorato americano in vista delle presidenziali del 2020. Secondo cui il Presidente conserverebbe ancora un netto vantaggio sui suoi oppositori nei decisivi collegi dei cosiddetti swing state: Pennsylvenia, Wisconsin, Michigan, Florida, North Carolina e Arizona. I quali, come forse molti ricorderanno, nel 2016, tradendo nell’urna il partito dell’asinello, gli avevano consentito di battere Hillary Clinton.

Una delusione resa ancora più bruciante per i democratici dall’esito del referendum popolare svoltosi lo scorso fine settimana in alcuni importanti comuni del democraticissimo New Jersey. I cui abitanti, voltando le spalle alle indicazioni delle locali autorità, hanno pensato bene di premiare con uno scarto di 2 a 1 quanto proposto dall’opposizione repubblicana.

Un risultato non solo sorprendente, ma significativo se si considera il “contenzioso” su cui la popolazione, votando, ha deciso di dire la sua: l’immigrazione. Nel caso schierandosi a favore di uno delle misure più contestate del giro di vite alternativamente imposto o invocato dalla Casa Bianca sugli immigrati. Riguardante la collaborazione tra la polizia locale e quella federale nella lotta agli stranieri clandestini o irregolari presenti sul territorio americano. Che i democratici e con essi molti stati, California e New York in primis, da sempre rifiutano. In ossequio della loro antica tradizionale amichevole accoglienza degli immigrati da sempre orgogliosamente difesa contro le ingerenze degli uomini del Border and Costums Enforcement. Che Trump, invece, considera non solo necessaria ma dovuta. Al punto da aver fatto della lotta ai cosiddetti sanctuary state una delle priorità della sua strategia di riorganizzazione della malandatissima immigrazione del suo paese. E, vista la piega assunta negli ultimi mesi dalla questione, della possibilità di essere rieletto per il secondo mandato nel 2020.