È il silenzio delle autorità che consente la tratta

La moderna schiavitù ha i volti e i corpi di giovani e giovanissime donne africane vendute per pochi dollari a facoltosi sceicchi del Golfo. Un dramma che riporta indietro, di secoli, le lancette della Storia e che la rivista statunitense Ozy racconta in tutto il suo orrore. Intanto per le modalità. Questo mercato si svolge nelle pubbliche piazze dove queste donne, anche bambine, vengono esposte e vendute a mo' di animali domestici ma ad un prezzo spesso inferiore. Al mercato di Arapai, nell'est dell’Uganda, una ragazza vale 14 dollari. È questa la cifra che i nuovi negrieri pagano alle famiglie con la promessa di un lavoro dignitoso e ben retribuito nelle monarchie del Medio Oriente. Dove, però, le aspetta l'inferno. Un volta arrivate, infatti, viene requisito loro il passaporto e poi vendute, per 10mila dollari, a famiglie benestanti che ne fanno delle serve sottoposte a lavori massacranti e, spesso, a torture e stupri. Le più giovani, invece, vengono acquistate dai satrapi più ricchi che le rinchiudono nei loro harem come schiave sessuali . Questo orrendo mercato, che ipocritamente l'Occidente pensava archiviato da secoli, è fiorente come non mai nell'Africa subsahariana. Dove, come ad esempio nel caso delle poverissime zone dell'est Uganda, le famiglie non esitano a mettere all'asta le loro figlie dietro la promessa di lauti guadagni come domestiche o cameriere. Nella sola città di Arapai risulta che nell'ultimo anno quelle messe in vendita sarebbero state più di 9mila. Destinate, dopo indicibili anni di stenti e torture, nel più dei casi a tornare a casa in una bara. Al punto che nei villaggi di partenza si è da tempo diffusa la voce di una strana “epidemia” che colpisce le ragazze emigrate in Medio Oriente. Il tutto nell'indifferenza più assoluta delle autorità ugandesi.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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